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Sanzioni disciplinari in Francia per tre calciatori che hanno peccato di omobitransfobia: Jonathan Gradit del Lens, Nemanja Matic del Lione e Ahmed Hassan del Le Havre. Durante la Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia del 17 maggio, la Ligue 1 aveva provato a lanciare un messaggio forte: tutti i giocatori avrebbero indossato una fascia arcobaleno lgbt sul braccio per dire no alle discriminazioni. Ma non tutti erano stati “in partita”. Nella stessa giornata la FCC (la Federcalcio di Francia) aveva organizzato un torneo dedicato alla comunità lgbt. La Ligue, Lega professionistica francese (LFP), ieri ha preso provvedimenti esemplari: Gradit, Matic e Hassan sono stati sanzionati con punizioni disciplinari da una a quattro giornate.
Jonathan Gradit incassa una giornata di squalifica per un insulto omofobico rivolto a un avversario negli spogliatoi. Gradit, proprio nella giornata del 17 maggio, aveva lanciato epiteti di odio anti-LGBTI+ a Krépin Diatta del Monaco durante l’intervallo, nei corridoi che conducono dal tappeto di gioco agli spogliatoi. Tutto era avvenuto al riparo dalla diretta tv di Dazn, per fortuna, ma qualcuno aveva riportato all’arbitro che ha preso nota e riferito alla commissione disciplinare: una giornata di squalifica.
Nemanja Matic e Ahmed Hassan, che avevano deliberatamente coperto con del nastro adesivo il simbolo arcobaleno sulle loro maglie, ricevono addirittura ben 4 giornate di squalifica (due effettive e due con sospensione condizionale). Punizioni che pesano, e che i rispettivi club sanzioneranno anche dal punto di vista economico. Per Matic e Hassan la commissione disciplinare ha imposto anche l’obbligo di partecipare a un’azione di sensibilizzazione contro l’omobitransfobia nei prossimi sei mesi.
Il presidente della commissione, Sébastien Deneux ha smorzato i toni e cercato, con le parole, di sottolineare l’impegno di redenzione a cui si sottoporrano i professionisti: “Abbiamo punito chi non ha voluto giocare il gioco – ha detto Deneux – Ma siamo soddisfatti che i giocatori abbiano accettato l’idea di un percorso educativo“.
Nessun provvedimento invece per Mostafa Mohamed del Nantes, che aveva preferito non scendere in campo durante il match contro il Montpellier, pur evitare di indossare la fascia LGBTIQ+. In un post pubblicato su Instagram, il giocatore ha rivendicato la sua scelta come “personale, rispettosa, coerente con la propria fede” (musulmana), rifiutando ogni accusa di omobitransfobia. Un dilemma complesso, tanto più in Francia dove il 10% della popolazione è di fede musulmana (fonte Data Room).
Il campionato francese, che da pochi giorni ha espresso la regina d’Europa con il Paris Saint Germain che ha vinto la Uefa Champions Leage a Monaco contro l’Inter, negli ultimi anni ha visto diffusi episodi anti-LGBTIQ+, si ricordino gli insulti omofobici verso l’ex juventino Rabiot, ma anche i cori anti-gay della curva proprio del PSG – la decisione della League segna un cambio di passo. La stessa tifoseria del PSG già da tempo ha invece apertamente sostenuto la causa palestinese.
Con i provvedimenti disciplinari inflitti a Jonathan Gradit, Nemanja Matic e Ahmed Hassan dall’apposita commissione della Ligue, per la prima volta si riconosce apertamente che l’omobitransfobia non può essere tollerata sul terreno di gioco.
Anche in Italia la Serie A ha confermato anche quest’anno la campagna di sensibilizzazione per il 17 Maggio, in collaborazione con Unar, piuttosto timida, che vedeva la fascia contro l’odio anti-LGBTIQ+ indossata soltanto dai capitani di ciascuna squadra, un podio arcobaleno ad inizio gara e un messaggio scritto che scorreva in tv all’inizio di ogni match.











































