Dopo lo stop deciso da due giudici, il via libera della Corte Suprema a maggioranza conservatrice. Nella serata di ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti ha accolto la richiesta dell’amministrazione Trump di applicare il divieto militare per le persone transgender. Il Pentagono potrà quindi iniziare a congedare i militari con diagnosi o storia di disforia di genere e a negare l’arruolamento a nuovi americani transgender. L’ordinanza, emessa nonostante il dissenso dei tre giudici progressisti della Corte, revoca un’ingiunzione preliminare a livello nazionale e segna un’importante vittoria legale per il presidente Donald Trump. Per ora la Corte non si è espressa sull’eventuale incostituzionalità dell’ordinanza ma si è limitata a renderla attiva e funzionante.
Il divieto, autorizzato dall’Ordine Esecutivo 14183 e attuato dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth, impone l’espulsione di tutti i militari transgender indipendentemente dalle prestazioni o dalle qualifiche, bloccando qualsiasi futuro arruolamento. L’ordinanza emessa nella giornata di ieri sospende l’ingiunzione preliminare nazionale del 27 marzo nel caso “Comandante Emily Shilling contro gli Stati Uniti“, consentendo così alla contestatissima norma di entrare immediatamente in vigore.
Comandante della Marina statunitense Emily “Hawking” Shilling, aviatrice da combattimento e pilota collaudatrice decorata che ha effettuato più di 60 missioni in Iraq e Afghanistan, è diventata la prima aviatrice transgender autorizzata a operare con jet tattici. Il suo caso è diventato centrale nella più ampia battaglia legale contro l’ordinanza di Trump.
Le associazioni LGBTQ+ d’America hanno condannato la sentenza della Corte Suprema. In una dichiarazione congiunta, Lambda Legal e The Human Rights Campaign Foundation hanno definito la decisione “un colpo devastante per i militari transgender che hanno dimostrato le loro capacità e il loro impegno per la difesa della nostra nazione“. Le organizzazioni hanno sottolineato come la norma “non ha nulla a che fare con la preparazione militare e tutto a che fare con il pregiudizio”, aggiungendo che il divieto “viola le garanzie costituzionali di pari protezione e alla fine verrà annullato“.
In un’intervista telefonica con The Advocate, il CEO di Lambda Legal, Kevin Jennings, ha dichiarato: “Oggi abbiamo perso una battaglia davvero importante, ma la guerra non è finita. Questa sentenza afferma solo che il divieto può entrare in vigore mentre continuiamo a perseguire il nostro caso. Non conferma il divieto di Trump per le persone transgender“. Jennings ha precisato che il suo team tornerà ora in tribunale per continuare a lottare per ribaltare quella che ha definito una politica “ridicola e discriminatoria”. “Molte persone vedranno la propria carriera e forse persino la propria vita rovinate a causa di questa sentenza, ma non smetteremo di lottare”. “Mi dispiace che la Corte sia così spietata e che purtroppo le persone transgender pagheranno il prezzo della loro spietatezza. Ma non ci arrendiamo. Né dovrebbe farlo nessun altro. Dobbiamo tutti continuare a lottare“.
Anche GLAD Law e NCLR hanno condannato la decisione dell’Alta Corte. “La decisione della Corte Suprema di consentire l’entrata in vigore del bando militare è devastante per le migliaia di militari transgender qualificati che hanno soddisfatto i requisiti e prestano servizio onorevolmente, mettendo a repentaglio la propria vita per il Paese ogni singolo giorno”, ha dichiarato a The Advocate Jennifer Levi, direttrice senior per i diritti transgender e queer di GLAD Law. “La decisione odierna non fa che aumentare il caos e la distruzione causati da questa amministrazione. La storia confermerà il peso dell’ingiustizia commessa oggi“.
Shannon Minter, direttrice legale dell’NCLR, ha aggiunto: “La Corte ha stravolto la vita di migliaia di militari senza nemmeno la decenza di spiegarne il motivo. A seguito di questa decisione, presa senza il beneficio di un briefing completo o di una discussione, i coraggiosi soldati che hanno dedicato la loro vita al servizio del nostro Paese saranno presi di mira e costretti a una dura procedura di separazione amministrativa“. “Si tratta di un’azione solitamente riservata ai casi di cattiva condotta. Hanno dato prova di sé più e più volte e hanno soddisfatto gli stessi standard di ogni altro soldato, schierandosi in posizioni critiche in tutto il mondo. Questo è un giorno profondamente triste per il nostro Paese“.
L’amministrazione Trump aveva chiesto una sospensione d’urgenza alla Corte Suprema dopo che il Nono Circuito aveva respinto una richiesta simile il 18 aprile. Nella loro memoria di difesa gli avvocati dei querelanti avevano rimarcato come la richiesta del governo si basasse su una “scioccante affermazione secondo cui le persone transgender non esistono“, sostenendo che la norma “è inefficace a qualsiasi livello di revisione“. Nella memoria si ricordava come i querelanti in servizio attivo vantassero oltre 115 anni di servizio militare complessivo e più di 70 onorificenze. La sentenza della Corte Suprema arriva in un contesto di crescente resistenza legale all’ordinanza transfobica, con due tribunali che nell’ultimo mese e mezzo l’avevano bocciata. La giudice distrettuale statunitense Ana Reyes l’aveva definita “incostituzionale e “motivata da animosità“.
Ma in aiuto a Donald Trump è arrivata la Corte Suprema, di nuovo. D’altronde il tycoon ha nominato tre attuali giudici della Corte durante il suo primo mandato presidenziale, ovvero Neil Gorsuch (2017), che ha sostituito Antonin Scalia; Brett Kavanaugh (2018), che ha sostituito Anthony Kennedy; ed Amy Coney Barrett (2020), che ha sostituito la leggendaria Ruth Bader Ginsburg. A questi tre giudici conservatori se ne aggiungono altri tre, nominati da George H.W. Bush e George W. Bush tra il 1991 e il 2006, con una schiacciante maggioranza di 6 a 3 a sfavore dei giudici progressisti nominati da Barack Obama e Joe Biden.
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