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Mattarella manda una lettera durissima a Meloni, La Russa e Fontana per le discriminazioni sulle unioni civili nella Legge Morandi

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha promulgato la cosiddetta “legge Morandi” — il provvedimento che riconosce benefici alle vittime di eventi dannosi causati da crolli di infrastrutture stradali o autostradali di rilievo nazionale — ma lo ha fatto allegando una lettera formale e durissima alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana e al Presidente del Senato Ignazio La Russa. Nella missiva, Mattarella denuncia discriminazioni ritenute incostituzionali nei confronti delle unioni civili, delle convivenze e, soprattutto, dei figli delle vittime nati fuori dal matrimonio.

Nel dettaglio, il presidente contesta l’articolo 2 della legge, che prevede che i risarcimenti vadano “ai figli, in mancanza del coniuge superstite”. Ma, osserva Mattarella, questa formulazione rischia di escludere i figli nati da relazioni non matrimoniali, compresi quelli di coppie unite civilmente o conviventi. E quindi, sottinteso, anche i figli delle coppie omogenitoriali.

In caso contrario, si opererebbe un’inaccettabile discriminazione tra i figli delle vittime sulla base dello stato civile dei genitori, in aperto contrasto con l’articolo 3 della Costituzione

Così scrive il capo dello Stato. Lo stesso principio viene ribadito per quanto riguarda l’ordine di priorità dei beneficiari: le persone conviventi e i partner delle unioni civili sono collocati al terzo posto, dopo il coniuge e i figli, un’impostazione giudicata discriminatoria.

Le osservazioni di Mattarella non si fermano all’ambito familiare. Il presidente denuncia anche l’arbitrarietà nella definizione di “infrastrutture di rilievo nazionale e la conseguente esclusione, dal perimetro dei risarcimenti, delle vittime di crolli in scuole, ospedali o strutture comunali. “Non si comprende pertanto perché non venga preso in considerazione ogni altro malaugurato evento analogo”, scrive, ricordando tragedie come il crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia nel 2002.

Altro elemento critico, secondo Mattarella, è la scarsa precisione con cui vengono definiti i criteri di accesso ai benefici e la delega eccessiva a norme secondarie, che rischiano di introdurre ulteriori disparità. Inoltre, i fondi previsti — 7,1 milioni di euro per il 2025 e 1,6 milioni dal 2026 — sono limitati, e il loro esaurimento potrebbe compromettere il principio di uguaglianza tra i beneficiari.

Rivolgo al Parlamento e al governo l’invito a considerare con attenzione i predetti rilievi e a valutare interventi integrativi e correttivi”, conclude Mattarella. Un invito che suona come un monito a non lasciare indietro nessuna famiglia, nessun figlio, nessuna vittima, solo perché non rientra nelle categorie “tradizionali”.

A sostegno delle parole del presidente, arriva anche la voce di Monica Cirinnà, ex senatrice del PD e madrina della legge sulle unioni civili: “Meno male che Mattarella c’è, in questi tempi così bui e oscurantisti. L’articolo 3 è la radice fondante della legge sulle unioni civili e deve essere rispettato in ogni atto normativo. Il presidente ha fatto solo ciò che è giusto: ribadire un principio costituzionale” ha detto Cirinnà al quotidiano Il Domani.

Nel corso del suo mandato, il presidente Sergio Mattarella ha più volte ribadito la necessità di tutelare i diritti delle persone LGBTQIA+, intervenendo pubblicamente contro ogni forma di discriminazione.

  • Un messaggio simile era stato espresso già nel maggio 2022, quando Mattarella aveva ribadito che “offendere, discriminare o aggredire in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere costituisce un attacco alla dignità della persona”.
  • In occasione della Giornata internazionale contro l’omobitransfobia del maggio 2023, ha dichiarato che “l’Italia non è immune” da episodi di odio e intolleranza, ricordando come “il rispetto dell’altro, delle sue scelte e della sua libertà” sia un pilastro della convivenza democratica. Nella stessa celebrazione dell’anno successivo, nel maggio 2024, aveva sottolineato il dovere di non rassegnarsi alla brutalità dell’omobitransfobia.
  • Durante il Meeting di Rimini dell’agosto 2023, il capo dello Stato aveva sottolineato l’importanza del rispetto delle diversità come fondamento del vivere civile.
  • E nell’ottobre 2023, con parole nette, aveva definito l’omobitransfobia “una piaga sociale insopportabile”, richiamando l’urgenza di costruire una cultura dell’inclusione sin dall’educazione scolastica.
  • In un passaggio successivo, a novembre 2023, aveva espresso preoccupazione per la tenuta democratica del Paese, denunciando il clima crescente di aggressività e la messa in discussione di diritti fondamentali.

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