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Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la relazione “Identity Cards”, segnando un passaggio storico nel riconoscimento dei diritti delle persone trans e non binarie. Il via libera è arrivato anche agli emendamenti proposti dall’europarlamentare del Partito Democratico Alessandro Zan, vicepresidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE).
L’obiettivo è chiaro:
Garantire il diritto all’autodeterminazione di genere anche nei documenti d’identità, andando oltre la binarietà di “maschio” e “femmina”.
La relazione Identity Cards del Parlamento Europeo mira a rafforzare la sicurezza delle carte d’identità e dei documenti di soggiorno rilasciati ai cittadini dell’UE e ai loro familiari che esercitano il diritto alla libera circolazione. Il testo propone standard minimi comuni per i documenti d’identità, come il formato ID-1 (simile alle carte di credito), l’inserimento di un chip elettronico con dati biometrici e un livello elevato di protezione contro frodi e falsificazioni. L’obiettivo è semplificare il riconoscimento transfrontaliero dei documenti e rendere più sicura la mobilità all’interno dell’Unione. Il regolamento tocca appunto anche aspetti legati al rispetto dei diritti fondamentali, come la protezione dei dati personali e, grazie agli emendamenti approvati tra cui quelli dell’italiano Zan, apre la strada al possibile riconoscimento legale delle identità di genere non binarie nei documenti , e prevede la dicitura “X” oltre a “maschio” e “femmina”, laddove gli Stati membri lo permettano o decidano di introdurla (in fondo all’articolo la lista dei paesi, l’Italia non c’è ndr).
Il testo deve ora superare l’esame del Consiglio dell’UE, dove purtroppo gli Stati membri hanno il diritto di veto. Facilmente paesi come Ungheria e Italia voteranno contro. Lo scorso gennaio c’era stata già una sentenza della Corte di Giustizia Europea che aveva raccomandato l’obbligo di non usare i termini “signore” e “signora” verso i passeggeri delle ferrovie francesi, da cui il caso era partito in seguito a una denuncia di alcuni attivisti LGBTIAQ+.
Un secondo emendamento stabilisce che ogni persona che ha affrontato una transizione debba veder riconosciuta la propria identità di genere in tutti gli Stati membri dell’Unione, Italia compresa. Si tratterebbe di un cambiamento decisivo, in grado di garantire la libera circolazione delle identità trans in Europa.
Zan ha commentato il risultato come “un segnale politico chiarissimo: i diritti non si discutono, si garantiscono”.
La plenaria ha inoltre bocciato tutti gli emendamenti presentati dal generale Roberto Vannacci, che miravano a negare il riconoscimento dell’identità di genere sui documenti d’identità e a escludere le persone trans dalle tutele.
Il segnale dal parlamento europeo è chiaro, ma ora – come detto – la proposta dovrà passare al Consiglio dell’Unione Europea, dove siedono i rappresentanti dei singoli Stati membri e dove non mancheranno opposizioni, specie da parte di governi conservatori.
“Il lavoro rimane ancora tanto – ha scritto Zan sui social – soprattutto negli Stati che ancora non riconoscono le persone non binarie, come l’Italia”. L’europarlamentare ha definito l’approvazione “una base per future estensioni delle misure di riconoscimento, con l’obiettivo di includere anche il nostro Paese”.
Alcuni Paesi dell’Unione Europea hanno introdotto misure legislative per riconoscere ufficialmente le identità di genere non binarie, offrendo opzioni alternative a “maschio” e “femmina” nei documenti ufficiali, come il marcatore “X” o la possibilità di omettere del tutto il genere. Ecco una lista (in aggiornamento al 2 aprile 2025):
- Germania: dal 2024 consente alle persone non binarie di registrare il genere come “diverso” nei documenti ufficiali.
- Islanda: dal 2019 riconosce ufficialmente le identità non binarie, permettendo il marcatore “X” nei documenti.
- Malta: dal 2017 ha introdotto la possibilità di registrare un genere neutro nei documenti ufficiali.
- Paesi Bassi: dal 2018 le persone non binarie possono richiedere documenti con genere neutro.
- Danimarca: dal 2014 è possibile ottenere passaporti con il marcatore “X”.
- Belgio: dal 2 aprile 2025 le persone possono scegliere di non indicare il sesso sulla carta d’identità.
Categorie:Lgbt, Unione Europea











































