
Martedì pomeriggio poco più di trentamila vecchie leggi sono state abrogate. Tutte insieme. È avvenuto per effetto di un disegno di legge voluto dal governo, e in particolare dalla ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati, che era già stato approvato dalla Camera nel novembre scorso e che ora anche il Senato ha votato. Le norme che sono state abrogate si aggiungono alle circa 94mila già soppresse, su un totale di 204.272 entrate in vigore dal momento dell’Unità d’Italia, nel 1861, secondo un censimento aggiornato al 12 aprile 2023: ben più della metà dei provvedimenti approvati, dunque, non esiste più.
Sfoltire e semplificare il corpo di norme che uno Stato possiede è un’esigenza che nel corso degli ultimi trent’anni è stata avvertita sempre più, e che governi di orientamento diverso hanno fatto propria: abrogare norme non più in vigore o di fatto anacronistiche serve a rendere più agevole e ragionevole l’azione di chi deve farne di nuove, di leggi, o deve fare applicare quelle esistenti. Ma è un’operazione sempre delicata, che richiede sapienza e cautela.
Il disegno di legge abroga, in particolare, norme che risalgono a prima dell’istituzione della repubblica. Si tratta per lo più di regi decreti, ma ci sono poi anche leggi di rango diverso: regi decreti legislativi, regi decreti-legge, decreti e decreti-legge luogotenenziali, decreti del «Capo del governo e del Duce del Fascismo», cioè quelli emanati durante il regime fascista da Benito Mussolini.
Hanno nomi in parte analoghi ai provvedimenti utilizzati oggi, ma la loro classificazione, il loro rango (cioè l’importanza sul piano giuridico), la loro stessa interpretazione pongono grosse incertezze ormai, anche perché quelle norme riflettono la Costituzione in vigore prima di quella repubblicana attuale, e cioè lo Statuto albertino. Sulla base dello Statuto, il potere legislativo era esercitato collegialmente dal re e dalle camere, ma la prassi aveva portato a procedure assai poco lineari: in certi casi, soprattutto per quel che riguarda i regi decreti (cioè quelli emanati direttamente dal re, senza che necessariamente poi le camere li convertissero in legge nei tempi stabiliti) solo comprendere i riferimenti normativi tra una legge e l’altra, e stabilire se una certa norma sia applicabile oppure no, è difficile; ancor più difficile è decidere in che modo si possano integrare o modificare quelle norme.
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