![]() |

La pellicola racconta la storia realmente accaduta di Andrea Spezzacatena, vittima di bullismo e cyberbullismo omofobo, che si tolse la vita impiccandosi con una sciarpa in casa sua a Roma il 20 novembre 2012 all’età di 15 anni appena compiuti il 14 novembre.
Andrea Spezzacatena è un adolescente che vive con i genitori Teresa e Tommaso e il fratello minore Daniele. Grazie alle sue doti canore viene invitato a partecipare alle prove di un coro papale nel quale verrà ammesso: qui resta colpito da Christian Todi, un ragazzo ripetente con cui si trova a condividere la classe all’inizio della terza media. Andrea fa amicizia con una compagna di scuola, Sara, e riesce a diventare amico anche di Christian aiutandolo nello studio. Tuttavia quest’ultimo prende le distanze da lui quando tra i due solo Andrea viene scelto tra i giovani cantanti destinati a fare un’esibizione canora per il papa.
Andrea subisce un duro colpo quando i suoi genitori gli annunciano di voler divorziare. Christian apparentemente si riavvicina a lui, al che Andrea gli confessa i suoi turbamenti, oltre al fatto che, a causa di essi, ha bagnato il letto nel sonno; tuttavia, Christian rivela l’accaduto alla loro classe. Infatti, quando entra in aula, il ragazzo trova sulla lavagna un disegno di lui con il letto bagnato, e tutta la classe che ridendo lo prende in giro.
Il primo anno di superiori, Andrea è preoccupato nello scoprire di dover condividere la scuola con Christian, il quale sembra assumere nuovamente un atteggiamento amichevole nei suoi confronti. Un giorno Teresa, la madre di Andrea, gli compra un paio di pantaloni rossi, che diventano rosa quando vengono lavati. Il ragazzo li indossa comunque con grande entusiasmo e questo lo rende bersaglio di diverse prese in giro da parte dei suoi compagni.
Per San Valentino, Andrea esce con Sara e la bacia dichiarandosi innamorato di lei. Quando la ragazza gli spiega di non ricambiare tale sentimento, Andrea le rinfaccia la cotta non ricambiata che lei aveva per Christian, spingendola a troncare il loro rapporto. Andrea riprende a uscire con Christian e il suo gruppo, nonostante le avvertenze di Sara di non farlo. Inizia a fare atletica con il gruppo di Christian, e, dopo aver fatto vincere loro una gara, questi ultimi gli rivelano un’idea per una bravata che vogliono compiere. Per la festa di fine anno, infatti, Christian propone ad Andrea di partecipare a uno scherzo con lui e i suoi amici consistente nel fare irruzione al ballo travestiti “da prostitute”. Il ragazzo si presenta all’evento adeguatamente truccato e vestito, anche con l’aiuto di sua madre, ma lì scopre di essere stato ingannato e di essere l’unico truccato in quel modo. Christian e il suo gruppo lo aggrediscono in bagno e lo trascinano davanti a tutti, umiliandolo pubblicamente, facendogli lasciare la festa in lacrime.
A causa di questa umiliazione, il suo rendimento scolastico peggiora sempre di più: Andrea viene infatti rimandato a settembre dopo aver rischiato più volte la bocciatura. Durante l’estate si chiude sempre più in sé stesso, e un giorno scopre che i suoi compagni hanno aperto un gruppo Facebook con lo scopo di deriderlo e insultarlo per la sua presunta omosessualità e per i suoi comportamenti non conformi di genere. Alla ripresa della scuola, Andrea si tinge le unghie e dà inizio a una rissa con Christian, affrontandolo per la gogna mediatica a cui l’ha esposto.
Rassegnato all’idea di essere soggetto della crudeltà dei compagni per tutti gli anni di scuola che gli restano, Andrea decide di togliersi la vita. Prima di tale gesto, si riconcilia con Sara, baciandola e salutandola prima della sua partenza per Parigi, e festeggia il suo quindicesimo e ultimo compleanno alle giostre con la sua famiglia.
In seguito alla morte di Andrea, Teresa, devastata dal dolore, scrive un libro intitolato Andrea: Oltre il pantalone rosa, che dedica ai suoi due figli.
I titoli finali rivelano che, dopo il suicidio del figlio, Teresa è entrata nel suo account Facebook, scoprendo il cyberbullismo che Andrea ha subito e che lo ha spinto a togliersi la vita. La donna dedica il resto della sua vita a sensibilizzare i giovani sui pericoli del cyberbullismo.
Cyberbullismo, le insidie che si insinuano subdole nella zona buia dei social network, le aspettative sociali, i bias, le dinamiche tossiche del branco. Emergenze che si moltiplicano confermando la responsabilità collettiva di tutta la rete sociale, del sistema educativo, parentale e anche governativo.
Dietro al suicidio di un adolescente c’è sempre un fallimento collettivo, il tracollo di “una rete che ha allentato le sue maglie”, come ha più volte spiegato mamma Teresa Manes nella sua lucida esegesi della storia del figlio Andrea, che schiacciato dal bullismo subito a scuola e poi ampliato dal megafono del web, in un giorno di novembre di 13 anni fa ha deciso di togliersi la vita una settimana dopo aver compiuto 15 anni.
Una morte ingiusta e un dolore disperato che Teresa ha voluto esplorare nel libro Andrea oltre il pantalone rosa uscito nel 2013, e poi in altri tre volumi, Punto a capo (2016), Diario di giorni difficili (2018) e Un’alba nuova (2020), con l’intenzione di trasformare la sofferenza e il tormento in un grido di attenzione per promuovere campagne di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e del disagio giovanile, impegno per cui nel 2022 è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.
La morte di Andrea non è solo una vicenda umana dolorosa, ma rappresenta anche una sfida urgente per le istituzioni educative, giuridiche e sociali. Una collaborazione che comprende scuola, famiglia e istituzioni per creare un ambiente sicuro e accogliente per i ragazzi, che a loro volta necessitano un’educazione sui principi di rispetto, tolleranza e inclusione come approccio sistemico alla prevenzione del bullismo e cyberbullismo. Per questo, dopo l’uscita e la presentazione al Roma Film Festival il film Il ragazzo dai pantaloni rosa è stato proiettato in buona parte delle scuole italiane.
Con protagonista Samuele Carrino nei panni di Andrea e Claudia Pandolfi della madre, la pellicola è un pugno allo stomaco e il pretesto per riflettere sulla fragilità e il pericolo costante in cui incorrono le generazioni digitali se non ben supportate, tra cyberbullismo, pedopornografia, sextortion e revenge porn.
voto: 8 1/2
Categorie:Tv











































