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[Storia] Le scissioni del Movimento 5 Stelle

Il 4 ottobre 2009 è stato fondato ufficialmente Il Movimento 5 Stelle dal comico e attivista politico Beppe Grillo e dall’imprenditore del web Gianroberto Casaleggio sulla scia dell’esperienza del movimento Amici di Beppe Grillo, attivo dal 2005, e delle liste civiche a Cinque Stelle, presentate per la prima volta alle elezioni amministrative del 2009. In base all’atto costitutivo dell’associazione “Movimento 5 Stelle“, registrato il 18 dicembre 2012 (in vista delle elezioni politiche del 2013), a Beppe Grillo competevano la presidenza e la rappresentanza legale.

Una volta entrati in parlamento, dopo le elezioni del 2013, il M5S è sempre stato molto elitario e con poca democrazia interna epurando chiunque nel corso della propria vita fosse in dissenso con la maggioranza del gruppo; ma in realtà con la volontà di chi guidava il M5s. Ecco la lunga lista.

Valentino Tavolazzi, consigliere comunale di Ferrara fu il primo eletto in un lista civica affiliata al Movimento 5 Stelle. Fu il primo epurato dal Movimento; domenica 9 febbraio 2014 ha fondato Democrazia in Movimento, partito che sostanzialmente punta ad accogliere gli epurati grillini. Inutile dire che prima della fine dell’anno di questo movimento non rimase traccia.

Poi viene il caso di Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Lorenzo Battista che il 26 febbraio 2014 sono accusati di avere dissentito “in maniera sistematica dal gruppo” al Senato del M5S e di avere fatto diverse dichiarazioni ai giornali senza seguire le indicazioni sulla comunicazione del leader Beppe Grillo e del suo principale consigliere Gianroberto Casaleggio. La riunione ha avuto diversi momenti di tensione ed è stata trasmessa in streaming, anche se il collegamento spesso saltava. Che dopo essere stati esplulsi via web fanno questa dichiarazione. “Abbiamo dato vita oggi a una nuova componente del Gruppo misto al Senato, con il nome di ‘Italia lavori in corso'”, spiegano i senatori Francesco Campanella, Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Paola De Pin, Monica Casaletto, Bartolomeo Pepe, Adele Gambaro e Alessandra Bencini. “Il nostro obiettivo e’ di rendere più organizzata e visibile la nostra attivita’ di parlamentari, coerentemente con l’impegno che abbiamo sempre mantenuto nei confronti di chi ci ha eletti”, osservano. “Poichè crediamo nei valori sani che ci avevano avvicinati alla politica, abbiamo deciso – ribadiscono i parlamentari – di continuare a servire il Paese in modo civile, trasparente e democratico. Per questo diamo vita ad una nuova componente, che ancora non è un gruppo ma è un passo in quella direzione”. “Sappiamo che molti hanno fiducia in noi e appoggiano la nostra scelta di continuare a rappresentarli”, spiegano ancora. “Il nome ‘Italia lavori in corso’ è da considerare provvisorio, perchè vogliamo coinvolgere anche chi ci segue nella decisione sul nome definitivo. Chi vuole seguire la nostra attività, tenersi informato e partecipare con noi alla vita politica del Paese, potrà farlo attraverso il sito http://www.italialavoriincorso.it”, concludono. Nel 2017 parteciperanno alla fondazione di Sinistra Italiana, insieme a Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola e Futuro a Sinistra di Stefano Fassina.

L’epurazione successiva è ancora più patologica. Maurizio Romani offre le sue dimissioni dal Senato in segno di solidarietà con i colleghi espulsi il 26 febbraio precedente e per risposta viene a sua volta espulso dal Movimento 5 Stelle, passando al gruppo misto. Il 7 marzo 2014 aderisce alla componente Movimento X del gruppo misto a cui aderiscono i senatori 5 Stelle dimissionari Laura Bignami e Maria Mussini, a cui si aggiunge anche il senatore Bartolomeo Pepe.

Nel 2015 è la volta di Alternativa Libera. La prima vera scissione organizzata, dopo tante esplulsioni. Alla vigilia delle votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica si è creata una grossa spaccatura. Dieci parlamentari grillini, nove deputati e un senatore, lasciano ufficialmente il Movimento, in blocco e con tanto di conferenza stampa: non lasciano la politica (“resteremo qua”), anzi parteciperanno alle consultazioni al Pd perché vogliono “contribuire” all’elezione del presidente della Repubblica. Tra loro, ci sono dissidenti storici, gente che ha camminato per lungo tempo sul filo, facendo sentire il proprio dissenso: il capofila Walter Rizzetto, Mara Mucci, Tancredi Turco, Aris Prodani, Samuele Segoni, Eleonora  Bechis, Marco Baldassarre, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato. Tutti deputati, più il senatore Francesco Molinari. L’avventura di Al si abbatte contro le elezioni del 2018 che furono disastrose. Il 15 febbraio 2019 uniranno le forze con Italia in cui, anch’esso movimento nato da epurati M5S.

Poi il 4 dicembre 2017 ci fu Italia in Comune. Un movimento politico nato da oltre 400 amministratori locali eletti in liste civiche di tutta Italia, che non mira alle politiche del 2018 ma che intende costruire la nuova classe dirigente del Paese, partendo dall’esperienza amministrativa dei territori. Il movimento Italia in Comune ha nominato i due coordinatori nazionali: si tratta di Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, e Federico Pizzarotti, sindaco di Parma. Italia in Comune nasce in realtà dalla convergenza di Effetto Parma, lista con cui il sindaco Pizzarotti era stato eletto oltre al Movimento 5 Stelle. Dal 2022 di Italia in Comune se ne sono perse le tracce. Da quando, cioè, Pizzarotti ha deciso di candidarsi per le politiche prima con Italia Viva e poi dopo l’accordo di quest’ultima con Azione entrò in Più Europa.

Team K è un movimento è stato fondato da Paul Köllensperger, imprenditore nel ramo informatico e unico rappresentante del Movimento 5 Stelle eletto nel consiglio della Provincia autonoma di Bolzano alle elezioni 2013. In vista della scadenza della legislatura, fissata per l’autunno 2018, Köllensperger ha chiesto ai vertici del partito fondato da Beppe Grillo una maggior autonomia nella scelta delle candidature per il rinnovo del consiglio provinciale altoatesino, segnatamente ammettendo anche soggetti non iscritti alla Piattaforma Rousseau (il sistema di gestione centralizzata del movimento pentastellato), in modo tale da comporre una lista elettoralmente appetibile. A fronte del rifiuto opposto alle sue richieste, il 10 luglio 2018 Köllensperger annuncia in conferenza stampa l’uscita dal Movimento e la costituzione di una formazione autonoma per correre da capolista alle elezioni provinciali; in essa confluiscono sia soggetti “civici” (talora alla prima esperienza politica), sia esponenti politici “navigati”, alcuni dei quali con trascorsi in altri partiti. Alle elezioni provinciali del 21 ottobre il Team Köllensperger ottiene il 15,2% dei consensi, diventando a sorpresa il secondo partito provinciale alle spalle della SVP; non avendo però italofoni tra i sei consiglieri eletti, si trova de facto escluso dalla possibilità di entrare in giunta, dal momento che la prassi consolidata della politica altoatesina prevede che presidenza e vicepresidenza della provincia vadano ad esponenti di gruppi linguistici diversi. Il movimento è tutt’ora attivo in provincia di Bolzano e si è alleato prima con Più Europa e in seguito con Azione.

Poi arriva il Covid e con esso i novax. Ed ecco l’espulsione No vax.  Sara Cunial, nota per le sue posizioni no vax o free vax che dir si voglia e di recente al centro di un polverone per le sue accuse alla Camera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Presidente della Repubblica protegge “lo scientismo dogmatico che e’ la vera epidemia culturale di questo paese”. Le parole della deputata no vax Sara Cunial, ex-M5s ora nel gruppo misto, pronunciate nel corso delle dichiarazioni di voto sul dl Covid aprono un caso a Montecitorio. Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio anche lui noto no vax, e Ivan Catalano, deputato che ha mollato il M5S nel 2014 e sui vaccini la pensa più o meno come i due colleghi. I tre annunciano la nascita di R2020, “per unire tutti coloro che resistono, reagiscono e si reinventano”. E allora, scrivono Cunial, Barillari e Catalano, ricorrendo a categorie ‘pesanti’, “la nuova Resistenza nasce da qui: da una nuova coscienza. Per mantenere in piedi un sistema neoliberista che ha fallito sotto tutti i punti di vista ci hanno ingabbiati, imbavagliati, ingannati, svenduti e umiliati. Hanno ridotto interi Paesi alla fame e un Pianeta allo stremo. È tempo di reagire e di costruire insieme un futuro diverso da quello che ci stanno propinando”. Il partito come l’essere NoVax per fortuna non ha molta presa e la Cunial in occasione delle elezioni del 2022 fonda il movimento Vita assieme a Silvana De Mari.

Il 29 giugno 2020 è la volta di ItalExit e di Gianluigi Paragone. Il senatore si batte da sempre contro i diktat della Merkel e alle direttive che arrivano da Bruxelles. L’essere coerente con il suo credo è costato caro al parlamentare: Paragone, infatti, ad inizio anno è stato espulso dal M5s, quello stesso Movimento che fino alla scorsa estate era su posizione fortemente euro critiche. Il tempo passa e le cose cambiano, soprattutto in politica. Se i grillini hanno cambiato posizione su molti temi a loro cari, Paragone no. Lui è un uomo d’onore e sa che nella vita la coerenza è un valore sacro e ben più forte della voglia di potere. E così il senatore ha annunciato che la sua battaglia contro la Ue non solo continuerà ma addirittura si intensificherà. Il 29 dicembre 2023 Paragone lascia ItalExit da sempre in crisi di consenso con questo comunicato «Carissimi elettori, tesserati e simpatizzanti di Italexit Per l’Italia, la mia segreteria termina qui. Ho rassegnato le mie dimissioni irrevocabili’. Il partito è ancora in vista, ma oscurato dalla Lega e dallo stesso Movimento 5 Stelle in quanto a postizioni anti europee.

Sempre nel 2020 Marika Cassimatis vincitrice delle ‘primarie’ per la corsa a sindaco di Genova ma poi è stata epurata con un comunicato firmato Beppe Grillo ed espulsa dal Movimento 5 Stelle. Si presenta lo stesso alla competizione con il suo movimento Base Costituzionale, ma con scarsissimi risultati. Di lei si sono perse le tracce, per lo meno a livello nazionale. vincitrice delle ‘primarie’ per la corsa a sindaco di Genova ma poi epurata con un comunicato firmato Beppe Grillo.

E sempre a Genova nel 2020 c’è anche il caso Salvatore. “Il Movimento 5 stelle è solo un brand, se dimentica i contenuti rimane vuoto”. Ad annunciarlo, nel corso di una conferenza stampa, è Alice Salvatore, fino a oggi capogruppo M5s in Regione Liguria, ma soprattutto candidata presidente spodestata dopo che la base ha dato il via libera alle trattative per formare una coalizione anti-Toti insieme al centrosinistra. Secondo la presidente del neonato movimento ‘Il Buonsenso’, il M5s si limiterebbe a “partecipare ad accozzaglie elettorali col solo scopo di perseguire il potere”. A sostenere Salvatore è invece il collega consigliere regionale Marco De Ferrari. Anche lei ha avuto scarsi risultati ed anche di lei si sono perse le tracce.

Ultima epurazione del 2020. Popolo protagonista. “Abbiamo avviato il nostro progetto politico, sottoscrivendo il nostro impegno davanti a un notaio: questo è il primo importante mattone di una nuova realtà politica che guarda ai valori del popolarismo europeo”. A dichiararlo i parlamentari di Popolo Protagonista, Fabiola Bologna, Tiziana Drago e Gianluca Rospi (presidente della componente politica), che hanno inaugurato in Sicilia, ad Acireale, la prima sede di Popolo Protagonista: realtà parlamentare nata con chiara vocazione europeista e piena convergenza rispetto ai valori del PPE. L’anno dopo Popolo Protagonista confluirà in Coraggio Italia di Luigi Brugnaro.

Poi è arrivato il governo Draghi e il Movimento 5 Stelle ha deciso di sostenerlo. In opposizione e come opposizione al governo Draghi. “L’alternativa” al M5S c’è. A crearla i recenti deputati ex grillini dissidenti, espulsi per aver votato contro la fiducia al nuovo esecutivo guidato dall’ex numero uno della Bce. Una decisione presa dall’ex capo politico Vito Crimi e appoggiata dal Garante Beppe Grillo, che ha spaccato definitivamente il M5S e i gruppi parlamentari. E proprio oggi arriva la notizia di altre espulsioni di deputati grillini. La notifica è stata inviata a tre componenti della Camera: Cristian RomanielloYana Ehm e Simona Suriano. I tre ex 5S sono stati espulsi per non aver partecipato al voto di fiducia al governo Draghi, pur non avendo giustificato la loro assenza. Il movimento si è costituito partito il 13 novembre dello stesso anno (2021)e ha variato la denominazione in Alternativa. E’ ancora in circolazione, anche se con scarsi risultati.

Movimento 4 ottobre. Guardando nel sito del consiglio regionale del Piemonte, dunque, si scopre che “il 1° gennaio 2021 i consiglieri Francesca Frediani e Giorgio Bertola, provenienti dal Gruppo MoVimento 5 Stelle, aderiscono al Gruppo Misto assumendo la denominazione Gruppo misto – Movimento 4 ottobre“. Si tratta a rigore di una componente del gruppo misto (l’unica per ora), poiché il regolamento consiliare consente la formazione di un gruppo in corso di consiliatura – qualora non sia rappresentato già in parlamento o non sia frutto dell’unione di due gruppi nati all’inizio della consiliatura – solo alle compagini di almeno tre persone elette; l’aggiunta del nome della componente, in ogni caso, ha consentito di rendere palese l’esistenza di un nuovo progetto politico e, in qualche modo, di indicarne pure l’origine.  “Abbiamo deciso di partire con questa nuova avventura – si legge nel sito che la nuova componente si è data – perché crediamo fortemente nella rivoluzione che rappresentavano le piazze piene di gente entusiasta, che proprio il 4 ottobre di undici anni fa diedero vita ad un sogno di cambiamento, il Movimento 5 Stelle. Vogliamo ripartire da qui, per continuare a portare avanti, senza compromessi, questo sogno”. La data scelta come parte del nome richiama dunque l’evento fondativo del M5S, tenutosi il 4 ottobre 2009 al teatro Smeraldo di Milano.

Dal giugno del 2021 il Movimento 5 Stelle si sbarazza dell’Associazione Rousseau. A Davide Casaleggio non resta quindi che lasciare a sua volta il Movimento 5 Stelle dopo che il Garante per la protezione dei dati personali ha imposto all’associazione Rousseau di consegnare al partito i dati degli iscritti che essa si rifiutava di rilasciare per assenza del rappresentante legale. Casaleggio ha inoltre dichiarato che “negli ultimi 16 mesi il Movimento ha deciso di violare così tante regole e principi di democrazia interna e di rispetto delle decisioni degli iscritti da rendere impossibile per noi continuare un percorso condiviso”.

Il 17 febbraio 2022 nasce alla Camera «ManifestA», una nuova componente del gruppo misto formata da 4 deputate ex M5S, che hanno deciso di gemellarsi con Rifondazione e Potere al Popolo (che hanno concesso i loro simboli). «ManifestA è un appello a chi non voce ad alzare la testa, a manifestare», spiega Simona Suriano, una delle protagoniste dell’operazione con Doriana Sarli, Yana Ehm e Silvia Benedetti. «La nostra vuole essere un’aggregazione di movimenti, partiti e sindacati che si riconoscono in una sinistra alternativa, perché la sinistra non è più presente in Parlamento. Vogliamo dare voce a chi non ha voce nelle istituzioni, una chiara voce di opposizione da sinistra al governo Draghi», spiegano. Con le elezioni del 2022 di loro si sono perse le tracce. Si sono alleate con Rifondazione Comunista, Potere al Popolo e De.Ma.

Poi, forse il caso più eclatante. Quello di Luigi Di Maio. Insieme per il futuro. Il 22 giugno 2022 per sostenere le politiche di Draghi e conscio che Giuseppe Conte sta per portare il Movimento 5 Stelle all’opposizione Luigi Di Maio decide di fare il grande salto. “Dovevamo necessariamente scegliere da che parte stare della storia, con l’Ucraina aggredita o la Russia aggressore. Le posizioni di alcuni dirigenti del M5s hanno rischiato di indebolire il nostro Paese”, ha aggiunto, ricordando come “l’indicazione di voto è stata netta dopo settimane di ambiguità, tensioni, turbolenze e attacchi, oggi siamo arrivati a un voto chiaro e netto, dispiace che sia stato alimentato un lungo e logorante scontro per fini mediatici“. “Nessuno ha intenzione di creare una forza politica personale, ci mettiamo in cammino” ha continuato Di Maio Partendo dagli amministratori locali. Dovrà essere un’onda con al centro le esigenze territoriali. Non ci sarà spazio per l’odio, populismo, sovrani ed estremismi“. Si presenta alle elezioni con Impegno Civico insieme al Centro Democratico di Tabacci e va malissimo.

Sempre intorno alle elezioni del 2022 c’è l’avventura durata quanto una campagna elettorale di”Ambiente 2050’. È il simbolo presentato dall’ex capogruppo M5S Davide Crippa e dal ministro per I Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà in una conferenza stampa in corso alla Camera. «Ambiente 2050 è un elemento di unione tra la politica e le istanze del territorio, dei cittadini e dei consumatori, ’Ambiente 2050’ è un’associazione, un contenitore, un laboratorio che guarda a cittadini, associazioni, insegnanti. Vogliamo mettere il civismo in fortissimo collegamento con il legislatore». ha aggiunto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà. «Volevamo dare una continuità alla nostra visione e agli sforzi fatti all’interno del Parlamento. La sfida è sull’ambiente e la data è il 2050. L’ambiente è in grande trasformazione e la situazione si aggrava di anno in anno. Da qui la volontà di mettere a disposizione il lavoro fatto e le competenze. È un laboratorio di persone, vogliamo confrontarci con la società civile, con le associazioni. Vogliamo avere un forte collegamento anche con il mondo industriale e imprenditoriale, con chi vuole legare la propria azienda e il proprio futuro alla sostenibilità ambientale. Sono migliaia gli imprenditori che vogliono dimostrare che si può produrre in un modo diverso. Poi ci rivolgiamo a tutti gli amministratori locali. Noi vogliamo essere un anello di congiunzione e ci mettiamo a disposizione degli altri e unirci in questo lungo percorso che ci porterà al 2050 che sembra distante ma è dietro l’angolo». Se a Di Maio è andata male, loro non li hanno nemmeno notati.

Il 24 novembre 2024 l’epuratore è epurato. Beppe Grillo cacciato dal Movimento 5 Stelle abolendo il ruolo di Garante. Grillo non ci stà e riesce a far ripetere le votazioni; ma il 9 dicembre il 65% dei votanti rivota allo stesso modo certificando la fuoriuscita di Grillo dal movimento dalla fine dell’anno per non rinnovo del ruolo.

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