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Argentina, Milei vieta le terapie affermative per i minori di 18 anni

Malata cultura woke, welfare, femminismo, politiche identitarie e la lotta al cambiamento climatico“. Così Javier Milei, presidente dell’Argentina, elencava quelli che a suo giudizio fossero i mali del nostro tempo, parlando lo scorso gennaio dal palco del World Economic Forum di Davos.

E ancora, affondando il colpo sulla comunità LGBTQIA+: “Nelle sue versioni più estreme, l’ideologia di genere costituisce semplice e puro abuso di minori“. Lasciando presagire che la sua agenda politica anarco-capitalista non si sarebbe fermata alla deregolamentazione selvaggia dell’economia.

Sospetto che ha trovato conferma il 5 febbraio scorso, quando Milei ha firmato un decreto che vieta l’accesso ai trattamenti ormonali e agli interventi chirurgici di affermazione di genere per i minori di 18 anni, scelta che riporta l’Argentina indietro di almeno un decennio, cancellando di fatto parte della Legge sull’Identità di Genere del 2012 – considerata fino a oggi una delle più avanzate al mondo.

L’ennesimo tassello di una campagna globale portata avanti dalla destra reazionaria e ultraconservatrice, che da Meloni a Orban, da Putin a Trump punta a colpire la comunità LGBTQIA+ per consolidare il consenso interno. I corpi delle persone trans – e in particolare dei minori – diventano così il bersaglio privilegiato per costruire un nuovo ordine autoritario, in cui i diritti individuali sono sacrificabili sull’altare della retorica familista e del controllo statale sulle identità.

Il provvedimento firmato da Milei – tecnicamente un Decreto di Necessità e Urgenza (DNU) – revoca le parti della Ley de Identidad de Género che garantivano ai minori trans l’accesso a terapie ormonali e interventi di adeguamento chirurgico, previo consenso informato e con il supporto delle famiglie e del personale medico.

L’impianto originario della legge argentina, approvata nel 2012 con un raro consenso trasversale, aveva fatto scuola a livello internazionale: non solo riconosceva l’identità di genere come un diritto umano, ma garantiva l’accesso gratuito e universale alle terapie ormonali e agli interventi chirurgici attraverso il sistema sanitario pubblicosenza bisogno di autorizzazioni giudiziarie o diagnosi psichiatriche.

Il DNU di Milei smantella così questo meraviglioso modello di autodeterminazione, adottato poi a cascata da diversi paesi europei. Le persone trans minorenni non potranno più avviare percorsi medici di affermazione di genere, neppure con il consenso dei genitori e l’approvazione dei medici. Il presidente ha giustificato la misura sostenendo che i bambini “vengono mutilati a 5 anni”, riecheggiando la propaganda transfobica della destra statunitense e smentendo decenni di evidenze scientifiche e le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

In Argentina, come in gran parte del mondo, le operazioni chirurgiche sugli organi genitali non vengono infatti praticate su minori trans. Prima dei 18 anni, i percorsi medici riguardano eventualmente il blocco della pubertà e terapie ormonali, trattamenti reversibili e riconosciuti come strumenti fondamentali per ridurre il rischio di depressione, ansia e tentativi di suicidio tra gli adolescenti trans.

Il DNU non solo priva i giovani trans di cure essenziali, ma riapre la porta a pratiche patologizzanti e a nuovi ostacoli burocratici per il riconoscimento dell’identità di genere, minando l’intero impianto della Ley de Identidad de Género.

L’annuncio del decreto ha scatenato una reazione immediata da parte delle associazioni per i diritti umani e delle organizzazioni LGBTQIA+ argentine e internazionali, che già lo scorso 1° febbraio erano scese in piazza con una marcia antifascista e antirazzista nel centro di Buenos Aires, radunando oltre 30.000 persone in risposta alle dichiarazioni di Milei al WEF.

La Federación Argentina de Lesbianas, Gays, Bisexuales y Trans (FALGBT) ha definito il provvedimento “illegale e incostituzionale”, annunciando il deposito di un ricorso di incostituzionalità e l’intenzione di rivolgersi, se necessario, alla Corte Interamericana dei Diritti Umani. María Rachid, storica attivista e presidente della FALGBT, ha dichiarato:

“Presenteremo ingiunzioni collettive e individuali per difendere i diritti di bambini e adolescenti trans. Milei mente quando parla di mutilazioni infantili: nessun intervento chirurgico viene effettuato su minori. Sta usando i corpi delle persone trans per una battaglia ideologica.”

Anche l’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association for Latin America and the Caribbean (ILGALAC) e ILGA World hanno denunciato il decreto come una “violazione dei diritti umani”, ricordando che le misure restrittive contro le cure affermative sono state condannate da organismi internazionali come l’OMS e la Commissione Interamericana per i Diritti Umani.

Sul fronte politico, la misura ha ulteriormente polarizzato il dibattito argentino. Da una parte, Milei ha rafforzato il legame con i settori ultraconservatori evangelici e con i sostenitori della “guerra culturale” contro il progressismo. Dall’altra, le forze di sinistra e i movimenti femministi e LGBTQIA+ hanno rilanciato la mobilitazione in difesa dei diritti acquisiti. Ornella Infante, dirigente del Movimento Evita e figura di riferimento per la comunità trans, ha denunciato il decreto come parte di un’offensiva più ampia:

“Non è solo una questione trans. È un attacco a chiunque abbia costruito spazi di libertà e autodeterminazione. Milei vuole smantellare le politiche di genere, chiudere l’INADI e licenziare le persone LGBT dalla pubblica amministrazione. È odio di classe e odio di genere, insieme”.

Il rischio concreto è che il DNU apra la strada a una spirale di violenza e discriminazione, in un Paese dove i crimini d’odio contro le persone trans e travesti sono ormai una vera e propria emergenza umanitaria.

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