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Ciò che attivisti e ONG temevano di più si è avverato, a neanche un mese dall’insediamento della nuova amministrazione repubblicana USA. È di ieri la notizia dell’ennesimo ordine esecutivo firmato da Donald Trump come attacco diretto alla comunità lgbt.
E questa volta, le vittime collaterali sono bambini ed adolescenti trans. Con il “Protecting Children from Chemical and Surgical Mutilation” – questo il nome estremamente violento del testo – gli USA impongono un divieto federale ai trattamenti di affermazione di genere per i minori, che si tratti di interventi chirurgici o terapie ormonali.
Nessuna agenzia federale – dagli ospedali pubblici alle cliniche universitarie, né tantomeno le assicurazioni che dipendono da fondi federali – potrà dunque “finanziare, sponsorizzare, promuovere, assistere o supportare” trattamenti medici per la transizione di genere destinati ai minori di 19 anni.
Ma il provvedimento non si limita a questo. Sulla linea profondamente antiscientifica dell’amministrazione repubblicana, l’ordine esecutivo impone anche che le linee guida della World Professional Association for Transgender Health (WPATH), l’organizzazione che da decenni stabilisce gli standard di cura per le persone trans, vengano rimosse dai riferimenti ufficiali del sistema sanitario federale. Un colpo durissimo che mira a delegittimare non solo la pratica medica, ma l’intera esistenza delle persone transgender come categoria meritevole di assistenza e tutela.
“A soli otto giorni dall’inizio del suo secondo mandato, il presidente Donald Trump ha già le mani sporche di sangue – scrive in un comunicato Rodrigo Heng-Lehtinen, direttore esecutivo di Advocates for Trans Equality – Con questo ordine esecutivo non si limita a vietare le cure di affermazione di genere, ma traccia un percorso per criminalizzarne potenzialmente la fornitura, colpendo trattamenti sicuri, basati su evidenze scientifiche e riconosciuti come necessari dal punto di vista medico. Il risultato? Migliaia di adolescenti transgender sotto i 19 anni vedranno la propria vita messa in pericolo“.
L’argomento di Trump è lo stesso che da anni viene cavalcato dall’ultradestra statunitense: la transizione di genere sarebbe una pratica sperimentale imposta da un’agenda radicale e ideologica, che spingerebbe minorenni confusi verso trattamenti irreversibili. Nulla di più lontano dalla realtà.
“Le ricerche dimostrano in modo inequivocabile che negare loro l’accesso a queste cure aumenta il rischio di depressione, ansia, abuso di sostanze e suicidalità – continua il comunicato – Eppure, mentre Trump sostiene di voler ‘proteggere’ i bambini, il suo ordine esecutivo non fa altro che istituzionalizzare politiche federali che mettono a rischio la loro vita e sicurezza”.
I trattamenti per la disforia di genere nei minori sono infatti ampiamente documentati dalla comunità scientifica internazionale e regolati da protocolli estremamente cauti. Prima che un adolescente possa accedere a terapie ormonali, deve affrontare un lungo percorso di valutazione psicologica e medica, che tiene conto della persistenza della disforia e del benessere psicologico del giovane. Un approccio criticato perfino da attivisti e organizzazioni per la tutela dei diritti trans*, perché nella sua minuziosità è estremamente patologizzante.
Le chirurgie affermative, ad esempio, sono già infatti limitate a casi eccezionali, e vengono eseguite solo dopo i 18 anni o in circostanze attentamente valutate da équipe mediche multidisciplinari.
Ma per l’ultradestra, come è ormai evidente, il punto non è la scienza, né la protezione dei minori. Il punto è la politica. L’attacco ai diritti delle persone trans è diventato un cavallo di battaglia identitario per la destra conservatrice, che ha bisogno di costruire un nemico interno per mobilitare la sua base elettorale. Non è un caso che il linguaggio utilizzato nell’ordine esecutivo sia permeato da espressioni allarmistiche come “mutilazione chimica e chirurgica” e “sterilizzazione dei bambini”, riprese direttamente dalla propaganda dei gruppi anti-trans.
“La campagna d’odio di Trump non si fermerà qui. Questi attacchi fanno parte di un piano più ampio per cancellare le persone trans dalla vita pubblica. La guerra contro le cure di affermazione di genere, per adolescenti e adulti, è solo un tassello di una strategia più ampia volta a esercitare un controllo totalizzante sui corpi delle persone a livello nazionale. Un disegno che non si limita alle persone trans in cerca di cure mediche necessarie e consensuali, ma che colpisce anche le persone intersessuali e con variazioni sessuali, privandole del diritto di rifiutare interventi chirurgici non consensuali. E che si estende fino a minacciare il diritto di ogni individuo, indipendentemente dal genere, di decidere se, come e quando portare avanti una gravidanza“.
Le ripercussioni di questo ordine esecutivo saranno devastanti. Oltre a privare i giovani transgender statunitensi dell’accesso a cure vitali, la misura contribuirà infatti a rafforzare il clima di odio e stigmatizzazione nei confronti delle persone trans a livello globale – data la pervasiva influenza degli Stati Uniti su tutto il blocco occidentale.
Ne abbiamo già visto gli effetti: l’escalation di leggi anti-trans in vari stati americani, con divieti sui trattamenti di affermazione di genere già approvati in oltre 20 stati ha portato i governi ultraconservatori occidentali ad adottare un atteggiamento simile.
Nonostante l’impatto devastante di questo provvedimento, la comunità LGBTQIA+ e le organizzazioni per i diritti civili non resteranno in silenzio. Già nelle ore successive alla firma dell’ordine esecutivo, numerose associazioni, tra cui la ACLU (American Civil Liberties Union), hanno annunciato ricorsi legali per bloccare la misura nei tribunali.
Ed alcuni stati progressisti, come la California e il Massachusetts, hanno dichiarato che continueranno a garantire accesso ai trattamenti di affermazione di genere indipendentemente dalle decisioni federali. Il governatore della California, Gavin Newsom, ha definito l’ordine esecutivo “una violazione dei diritti fondamentali” e ha ribadito l’impegno dello stato nel proteggere i giovani transgender: “Le libertà che consideriamo care in California sono sotto attacco – e non resteremo inerti”.
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