Giustizia

Caso Almasri: Meloni, Piantedosi, Nordio e Mantovano indagati

Giorgia Meloni

La premier Giorgia Meloni è indagatadalla procura di Roma per favoreggiamento peculato per il rimpatrio del Comandante della prigione libica di Mittiga, Osama Njeem Almasri. 

Lo ha comunicato lei stessa sui social nel pomeriggio di martedì 28 gennaio, aggiugendo anche che ad essere indagati sono anche i ministri della Giustizia Carlo Nordio e dell’Interno Matteo Piantedosi, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

«La notizia è questa», ha detto Meloni in un video. «Il procuratore della repubblica Lo Voi, lo stesso del – diciamolo – fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona, mi ha appena inviato un avviso di garanzia per i reati di favoreggiamento e peculato in relazione al relazione alla vicenda del rimpatrio del cittadino libico Almasri; avviso di garanzia che è stato inviato anche ai ministri Nordio, Piantedosi e Mantovano».

Secondo Meloni, all’origine dell’indagine c’è la denuncia dell’avvocato «Luigi Li Gotti, ex politico di sinistra, molto vicino a Romano Prodi, conosciuto per aver difeso pentiti del calibro di Buscetta, Brusca e altri mafiosi». (Li Gotti, in una intervista al Corriere, ha detto: «Io di sinistra? Ero missino, ora sono vicino al Pd).

Meloni, sfogandosi con i suoi, ha definito quanto accaduto «gravissimo, inaccettabile e senza precedenti»: a essere a rischio, per lei, sono la tenuta del sistema, la separazione e l’equilibrio dei poteri.

Nella denuncia, corredata anche da un resoconto giornalistico dei fatti, LI Gotti chiede «che vengano svolte indagini sulle decisioni adottate e favoreggiatrici» di Almasri, «nonché sulla decisione di utilizzare un aereo di Stato per prelevare il catturato (e liberato) a Torino e condurlo in Libia».

I fatti, secondo la ricostruzione della premier, sono «abbastanza noti: la Corte penale internazionale, dopo mesi di riflessione, emette un mandato di cattura internazionale nei confronti del capo della polizia di Tripoli. Curiosamente lo fa proprio quando questa persona stava per entrare in territorio italiano, dopo che aveva serenamente soggiornato per circa 12 giorni in altri 3 Stati europei. La richiesta non è stata trasmessa al ministero italiano della Giustizia, e per questo la Corte d’appello di Roma decide di non procedere alla sua convalida. A questo punto, con questo soggetto libero sul territorio italiano, piuttosto che lasciarlo libero, noi decidiamo di espellerlo e rimpatriarlo immediatamente, per motivi di sicurezza, con un volo apposito come accade in altri casi analoghi. Questa è la ragione per cui la Procura indaga me, il sottosegretario Mantovano e due ministri».

«Io», dice ancora Meloni, «penso che valga ora quello che valeva ieri: non sono ricattabile, non mi faccio intimidire, è possibile che per questo sia invisa a chi non vuole che l’Italia cambi e diventi migliore ma anche e soprattutto per questo intendo andare avanti per la mia strada a difesa degli italiani soprattutto quando è in gioco la sicurezza della nazione. A testa alta e senza paura». 

La notizia dell’indagine arriva alla vigilia di una informativa, prevista per domani in Senato, dei ministri della Giustizia Carlo Nordio e dell’Interno Matteo Piantedosi proprio sul caso dell’arresto, del rilascio e del rimpatrio di Almasri, ricercato dalla Corte penale internazionale dell’Aia per crimini di guerra e contro l’umanità. 

L’informativa – visto quanto accaduto – potrebbe saltare, secondo quanto riferito da fonti di governo; della questione sarebbero già stati informalmente avvisati i presidenti di Camera e Senato.

Con una nota, l’Associazione nazionale magistrati ha sottolineato che la Procura di Roma non ha emesso un avviso di garanzia ma una «comunicazione di avviso di iscrizione», cioè «un atto dovuto».

Scrive l’Anm: «Si segnala, al fine di fare chiarezza, il totale fraintendimento da parte di numerosi esponenti politici dell’attività svolta dalla procura di Roma, la quale non ha emesso, come è stato detto da più parti impropriamente, un avviso di garanzia nei confronti della presidente Meloni e dei ministri Nordio e Piantedosi ma una comunicazione di iscrizione che è in sé un atto dovuto perché previsto dall’art. 6 comma 1 della legge costituzionale n. 1/89». 

La legge costituzionale varata nel 1989 sulle presunte responsabilità penali dei membri del governo prevede in effetti che il procuratore della Repubblica, quando riceve una notizia di reato connessa alle funzioni ministeriali (ed è ciò che è accaduto con la denuncia dell’avvocato Li Gotti), «omessa ogni indagine» trasmetta entro 15 giorni gli atti al tribunale dei ministri, dandone immediatamente avviso agli interessati affinché possano presentare memorie al collegio o chiedere di essere ascoltati.

Di qui la decisione del procuratore di Roma Lo Voi di inviare l’informazione di garanzia alla premier Meloni, al sottosegretario Mantovano e ai ministri Nordio e Piantedosi: «Un atto dovuto», conclude l’Anm.

Dal momento in cui riceve il fascicolo, il collegio per i reati ministeriali – composto da tre magistrati – ha novanta giorni di tempo per compiere i propri accertamenti e poi decidere se archiviare, con decisione non impugnabile dopo avere sentito il parere del procuratore, oppure inviare (sempre tramite la Procura) gli atti alle Camere competenti per chiedere l’autorizzazione a procedere.  

Giorni fa, l’Associazione nazionale magistrati aveva accusato Nordio di non aver risposto alle sollecitazioni della Corte d’appello di Roma – così consentendo, di fatto, il rilascio del libico. 

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