
Giorgia Meloni (8 1/2), presidente del Consiglio dei ministri
Affondo di Matteo Renzi in aula al Senato nella dichiarazione di voto sulla manovra. Il leader di Italia Viva critica duramente la cosiddetta norma “anti-Renzi” contenuta nella legge di bilancio, ovvero il divieto di percepire compensi per incarichi da Paesi extra Ue. “Avremmo voluto Giorgia Meloni oggi qui in Aula ma ha preferito scappare dal Parlamento”, dice Renzi. “Da un mese la presidente del Consiglio ha dato mandato ai suoi uffici di studiare una norma contro di me – scandisce – Avete fatto una norma sovietica per cui il totale importo di quello che uno guadagna viene passato allo Stato. Quando ci sarà un governo di centrosinistra che lo farà contro di voi non potrete gridare allo scandalo. Berlusconi avrebbe detto che non si fanno le norme per rancore e invidia. La norma non è contro di me, è una norma contro la dignità del Parlamento“.
L’asso nella manica dei Conservatori europei è sull’altra sponda dell’Atlantico: Morawiecki ha candidato Ecr al ruolo di “collante della comunità transatlantica”, grazie agli ottimi rapporti non solo tra Trump e Meloni, ma soprattutto tra Ecr e il partito repubblicano a stelle e strisce. “Siamo diversi, abbiamo i nostri interessi e difenderemo il nostro interesse europeo. Ma questo deve accadere nel contesto della nuova situazione geopolitica e geostrategica, che è molto diversa da 5 anni fa”, ha affermato, ribadendo che l’Ue “è più forte con gli Stati Uniti”.
Giancarlo Giorgetti (8 1/2), ministro dell’Economia e Finanze
Nel complesso delle misure, numerose sono quelle in favore di lavoratori, imprese e famiglie. In particolare, la Manovra per il 2025 si caratterizza per la conferma strutturale dei tre scaglioni dell’Irpef e la revisione del cuneo fiscale ma anche per le regole della rivista “Decontribuzione Sud” e per la revisione della disciplina e dei requisiti per ADI ed SFL, oltre al riconoscimento dell’indennità di esclusività al personale medico dell’Inail e ulteriori risorse per l’assunzione di personale presso l’Ispettorato Nazionale del Lavoro. E ancora, numerose sono le disposizioni per promuovere percorsi di accompagnamento al lavoro, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione: dagli ammortizzatori sociali ai fondi nazionali e internazionali, sia per superare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, sia per sostenere l’occupazione femminile, governare l’impatto delle dinamiche demografiche sul mondo del lavoro e promuovere il trasferimento delle competenze.
Andare avanti, per non perdere un centesimo e non perdere la faccia. L’Italia continua a lavorare per ottenere tutte le risorse previste dal Recovery Fund. La richiesta di pagamento della settima rata per il finanziamento del piano per la ripresa (Pnrr) depositata alla fine dell’anno si inserisce in un percorso che fin qui ha prodotto i risultati che si dovevano per la mole di risorse Ue che il Paese ha chiesto e le aspettative che questo produce nei partner. Per il 2025 la maggioranza ha già avanzato i lavori, chiedendo ulteriori 18,3 miliardi di euro a quelli già ottenuti da Bruxelles. A quanto ammonta il tesoretto a dodici stelle (in parte da dover restituire) fin qui? Solo nel 2024 il governo si è visto assegnare circa 20 miliardi di euro, per effetto del versamento nelle casse dello Stato della quinta rata da 11 miliardi (5 agosto) e della successiva sesta rata da 8,7 miliardi a fine anno (23 dicembre).
Il PNRR è il piano con cui l’Italia intende spendere i soldi stanziati dall’Unione Europea per uscire dalla crisi dovuta alla pandemia, che sono molti (quasi 200 miliardi) ma devono rispettare tante scadenze e obiettivi intermedi, se non li si vuole perdere. Quello degli asili è un tema già discusso da tempo e importante per molte persone, perché il potenziamento dei servizi per l’infanzia ha grosse ricadute sulla vita di chi ha figli, soprattutto giovani e donne lavoratrici. Ormai da tempo poi ha acquisito anche una certa rilevanza politica, perché intorno alle scelte del governo di Giorgia Meloni su questi progetti si sono sviluppate diverse polemiche politiche.
Carlo Nordio (8), ministro della Giustizia
“Il Papa guarda alle coscienze, lo Stato guarda alla certezza del diritto” così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sintetizza le diverse posizioni di Chiesa e Stato su i temi dell’amnistia e dell’indulto che “sono plausibili come segno di forza e di magnanimità, ma se vengono interpretati come provvedimenti emergenziali svuota-carcere sono manifestazioni di debolezza”. Nordio, nell’intervista rilasciata a Elisa Calessi per Libero, parte dal 26 dicembre quando, nel giorno di Santo Stefano, ha accompagnato Papa Francesco nel carcere romano di Rebibbia per l’apertura della Porta Santa, cosa mai fatta in precedenza, “un gesto evangelico davanti al quale dobbiamo inchinarci” commenta “ma, oltre alla vicinanza cristiana, questa visita ci ammonisce a evitare quella ‘cultura dello scarto’ che ci fa dimenticare chi sta espiando la pena”. Sebbene per strade differenti, Stato e Chiesa perseguono lo stesso obiettivo: la dignità e la rieducazione di colui che ha sbagliato, il ristoro della vittima e la sicurezza del cittadino ma anche l’umanizzazione della pena attraverso il lavoro, le attività culturali e quelle sportive. E sono diverse le misure allo studio di questo Ministro e delle strutture dell’Amministrazione della Giustizia: dalla limitazione della carcerazione preventiva “enfatizzando la presunzione di innocenza” alla creazione di strutture che consentano a chi un domicilio non ce l’ha – per esempio gli stranieri clandestini – di poter scontare gli arresti fuori dal carcere, ma anche la stipula di accordi coi Paesi da cui provengono, per consentirgli di espiare la pena più vicino a casa. E poi ancora pene alternative e ristrutturazione di caserme dismesse per diversificare la detenzione.
Matteo Piantedosi (8), ministro degli Interni
La scarcerazione di Njeem Osama Elmasry Habish, capo della polizia giudiziaria libica conosciuto come ‘Almasri’ – arrestato domenica a Torino su mandato di arresto della Corte penale internazionale -, secondo quanto si apprende, sarebbe legata al mancato rispetto della procedura. Un arresto ritenuto ‘irrituale’, perché sarebbe sostanzialmente mancata l’interlocuzione e comunicazione preliminare al ministero necessaria in casi simili. Proprio questo errore procedurale avrebbe portato la Corte di Appello di Roma a disporre con ordinanza l’immediata scarcerazione dell’uomo. Secondo quanto si apprende, inoltre, l’uomo, scarcerato in serata, è in volo per Tripoli, in esecuzione del provvedimento di espulsione.
Gilberto Pichetto Fratin (7 1/2), ministro dell’Ambiente e Sicurezza Energetica **
Italia e Germania “oggi vivono un’emergenza indotta anche dal caro-gas, perché nessuna manifattura va avanti se paga l’energia il doppio dei concorrenti”. È l’analisi del ministro per l’Ambiente e la sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, intervistato da Repubblica. Un piano di azione comune tra i due Paesi sarà analizzato nell’incontro tra l’esponente di Forza Italia e il vicecancelliere Robert Habeck il 21 gennaio a Roma, per inaugurare il South Corridor, nuova infrastruttura da 3.500 chilometri che porterà idrogeno africano in Italia, poi in Austria e Germania tramite la Dorsale adriatica. Se “l’idrogeno sarà concreto tra qualche anno, il nostro dovere è creare le condizioni per arrivarci forti: per questo è importante confrontarsi con Germania e Austria sui nodi dell’energia”, prosegue Pichetto.
Orazio Schillaci (8), ministro della Salute **
Schillaci: “Case e Ospedali di Comunità per ridurre il carico degli ospedali. I medici di famiglia dovranno lavorarci 7 giorni su 7” Il Ministro della Salute in un’intervista a La Stampa torna a parlare della riforma della sanità territoriale: “Il cittadino troverà nelle case di comunità l’assistenza necessaria a bisogni di salute che non necessitano dell’ospedale. Manterrà il rapporto di fiducia con il proprio medico, ma in aggiunta in caso di bisogno, troverà nella casa di comunità, sette giorni su sette, un altro medico”. “Le strutture territoriali sono fondamentali. Il cittadino troverà nelle case di comunità l’assistenza necessaria a bisogni di salute che non necessitano dell’ospedale. Negli ospedali di comunità saranno presi in carico i pazienti dimessi dall’ospedale ma non ancora pronti per il ritorno a casa. È evidente come questo sistema serva a evitare il sovraccarico negli ospedali. Inoltre, la digitalizzazione di strutture ospedaliere e territoriali contribuisce al processo di dialogo e integrazione tra i due livelli di assistenza”. È quanto afferma il Ministro della Salute, Orazio Schillaci in un’intervista su La Stampa.
Francesco Lollobrigida (7), ministro dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste *
Fino ad oggi non si poteva chiamare “vino” una bevanda con un tenore alcolico inferiore agli 8,5 gradi. Ora, con la pubblicazione sul sito del ministero dell’Agricoltura delle disposizioni attuative del decreto sui dealcolati, cade questa regola, si supera un vuoto normativo e cade soprattutto un tabù nel Paese maggior produttore al mondo di vino e culla della Dieta Mediterranea. «E’ possibile – si legge nel decreto – ridurre parzialmente o totalmente il tenore alcolico dei vini, dei vini spumanti, dei vini spumanti di qualità, dei vini spumanti di qualità di tipo aromatico, dei vini spumanti gassificati, dei vini frizzanti e dei vini frizzanti gassificati». Nulla cambia per i vini a denominazione certificata: in Italia il processo di dealcolazione, totale e/o parziale, non potrà essere eseguito per le categorie di prodotti vitivinicoli a denominazione di origine protetta (Dop) ed indicazione geografica protetta (Igp). Il decreto ministeriale è, precisa il Masaf, in corso di registrazione presso gli organi di controllo e ovviamente nulla cambia per il brindisi di questo Capodanno. Già dal prossimo tuttavia, quello del 2025, potranno alzare calici di vino dealcolato, cioè a basso o zero grado alcolico, non solo gli astemi, le donne incinte, gli sportivi professionisti, gli autisti e conducenti di mezzi pubblici, le persone di altri credo religioso, chi insomma il vino non lo beveva. Ma anche i tanti che stanno sperimentando autoregolamentazioni nel bere a tavola a causa del nuovo Codice della strada. Una novità dunque che riguarda tutti.
Antonio Tajani (7), vice-Premier e ministro degli Esteri e Cooperazione Internazionale
La notizia della detenzione di Cecilia Sala è stata diffusa venerdì 27 dicembre attraverso una nota del Ministero degli Esteri. Lo stesso giorno anche Chora Media ha pubblicato un post su Instagram in cui ha spiegato che il 19 dicembre la giornalista ha improvvisamente smesso di rispondere ai messaggi. «Conoscendo Cecilia, che ha sempre mandato le registrazioni per le puntate del podcast con estrema puntualità anche dal fronte ucraino nei momenti più difficili, ci siamo preoccupati e, insieme al suo compagno, il giornalista del Post Daniele Raineri abbiamo allertato l’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri», ha spiegato la redazione di Chora Media nel post. A Teheran Sala ha realizzato tre puntate del podcast Stories: la prima incentrata sul patriarcato, la seconda sul nuovo Medio Oriente visto dalla capitale iraniana e la terza sulla comica iraniana Zainab Musavi. Aveva il volo di ritorno per Roma prenotato per il 20 dicembre, ma come detto è stata arrestata il giorno prima.
Il governo iraniano non ha mai formalizzato accuse precise contro la giornalista: il 31 dicembre il Ministero della Cultura e dell’Orientamento islamico si è limitato a far sapere che Sala «ha violato la legge della Repubblica islamica dell’Iran» e che era stata messa sotto inchiesta. Erano accuse vaghe, che hanno alimentato l’ipotesi dello scambio con Mohammad Abedini Najafabadi, un ingegnere iraniano che il 16 dicembre è stato arrestato in Italia, all’aeroporto di Malpensa.
Nel pomeriggio di mercoledì 8 gennaio la giornalista Cecilia Sala è atterrata all’aeroporto di Ciampino, a Roma, dopo essere stata detenuta per venti giorni in un carcere di Teheran, in Iran. «Grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia», ha scritto in un nota la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Eugenia Roccella (6 1/2), ministro della Famiglia, Natalità e Pari Opportunità **
Per sostenere la famiglia «c’è ancora molto lavoro da fare». Ne è convinta Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità. Un lavoro che, sottolinea più volte, è «culturale» prima ancora che «politico». Un lavoro senza dubbio urgente, se si guardano le tendenze della demografia in Occidente, e fondamentale, perché «in un mondo in cui tutto è precario, il rapporto genitori-figli è la cosa meno precaria che ci sia, riflesso umano di un amore gratuito che è “per sempre”, luogo che ci insegna a voler bene a noi stessi e a rispettare l’altro che non ci appartiene».
Tommaso Foti (6), ministro degli Affari europei, politiche di coesione e PNRR *
Il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, incontra il Ministro per gli Affari Europei francese, Benjamin Haddad. Alle ore 11, presso la sede del Dipartimento per gli Affari Europei.
Marina Elvira Calderone (6), ministro del Lavoro e Politiche Sociali *
Il Reddito di cittadinanza (Rdc), come argomentato a lungo sul Foglio, aveva tanti difetti e necessitava una riforma che il governo Draghi non è riuscito a fare (per opposizione del M5s e opportunismo del Pd). Ma aveva un aspetto positivo: ogni mese l’Inps, attraverso il suo Osservatorio sul Rdc, pubblicava i dati sul numero dei beneficiari (nuclei familiari e persone), la loro distribuzione territoriale, la loro cittadinanza, l’entità dell’importo medio, etc. La riforma voluta dal governo Meloni, che dal 1° gennaio 2024 ha sostituito il Rdc con l’Assegno di inclusione (Adi) per i “non occupabili” e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl) per gli “occupabili”, ha eliminato anche questo importante elemento del Rdc: la trasparenza. La ministra del Lavoro Marina Calderone non vuole diffondere i numeri dell’Adi e del Sfl. Gli ultimi dati pubblici, diffusi dal governo attraverso l’Inps, risalgono a giugno e sono quelli del report semestrale che indicava 697 mila nuclei familiari percettori di Adi (per quasi 1,7 milioni di persone coinvolte) e 96 mila individui beneficiari di Sfl. Da allora, ormai si è chiuso anche il secondo semestre del 2024, non è stato possibile sapere più nulla e non se ne capisce bene la ragione.
Alessandro Giuli (5 1/2), ministro della Cultura *
Lo aveva annunciato dopo il suo arrivo turbolento al governo, tra la cacciata del primo capo di gabinetto (invischiato nell’affaire Boccia) e le dimissioni forzate del secondo (mal digerito dalla destra): «Cambierò tutto al ministero della Cultura». Per farlo, Alessandro Giuli ha scelto il mezzo preferito dai suoi colleghi: il decreto. Ma per uno che ha esordito parlando di «quarta rivoluzione», è bizzarro non averne fatto neanche una. Il provvedimento approvato ieri dal consiglio dei ministri è servito più che altro per accontentare i suoi nemici interni e consolidare rapporti. Tanto che il primo a complimentarsi è il presidente della commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, che ambiva a prenderne il posto al punto da aver litigato pubblicamente con la sorella del ministro, Antonella Giuli, che lavora nella comunicazione di FdI a Montecitorio. Mollicone blandisce e rivendica, nella stessa frase: il decreto Cultura è frutto del «programma elettorale che ho contribuito a scrivere, con Meloni e Giuli, e i sottosegretari Mazzi e Borgonzoni, stiamo portando avanti la rivoluzione dolce nel campo culturale».
Adolfo Urso (5 1/2), ministro delle Imprese e Made in Italy **
Una serie di incontri di alto livello per fissare le priorità del Made in Italy nell’agenda di Bruxelles. Per illustrare ai commissari di Ursula von der Leyen i documenti strategici con cui Roma cerca di ritagliarsi un ruolo da protagonista nel rilancio della competitività europea. Nel suo blitz di oggi (21 gennaio) al Parlamento europeo di Strasburgo, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha incontrato due vicepresidenti esecutivi della Commissione Ue, Henna Virkkunen e Raffaele Fitto, i commissari Andrius Kubilius e Olivér Várhelyi, e la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola. Dalle nuove frontiere della tecnologia e dell’industria, dall’intelligenza artificiale ai chip e alla microelettronica, dall’industria dello spazio e della difesa alla farmaceutica. I dossier nella valigetta del ministro erano tanti, tutti i settori “su cui si decidono lo sviluppo e la competitività dell’industria europea e su cui l’Italia vuole rivestire grande importanza, perché sono i settori su cui si può sviluppare il Made in Italy“, ha affermato Urso a margine degli incontri. Sei documenti, già presentati alle altre capitali o in dirittura d’arrivo: sulla semplificazione, sull’automotive, sul Cbam e l’industria energivora, sull’industria chimica, sull’aggiornamento delle politiche sui chip e la microelettronica, sulla politica spaziale europea.
Roberto Calderoli (5 1/2), ministro degli Affari regionali e Autonomie
il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare di fronte alla Corte costituzionale la legge regionale della Campania che consente al presidente di regione in carica, Vincenzo De Luca, di ricandidarsi per un terzo mandato nel 2025. Questa procedura di impugnazione, prevista dall’articolo 127 della Costituzione, consente al governo di sollevare la questione di legittimità costituzionale davanti alla Corte se ritiene che una legge regionale vada oltre le competenze regionali: cioè può chiedere formalmente ai giudici che vigilano sul rispetto della Costituzione se quella norma non rientri nelle competenze della regione che l’ha approvata.
La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito del referendum per abolire la legge sull’autonomia differenziata, che quindi non si farà. Secondo il comunicato pubblicato dalla Corte «l’oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari». La sentenza con le motivazioni sarà depositata entro il 10 febbraio. C’era molta attesa sull’esito della decisione della Corte, sia perché il referendum era stato chiesto dalle opposizioni, sia perché riguarda una legge che il governo non sostiene in maniera del tutto compatta. La legge era stata voluta dal ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli (Lega) e definisce le modalità con cui le regioni potranno chiedere e ottenere di gestire in proprio alcune delle materie su cui al momento la competenza è dello Stato centrale. Non comporta un effettivo trasferimento di competenze, ma si limita a indicare il percorso per chiederlo e negoziarlo.
Daniela Santanchè (5), ministro del Turismo
La ministra del Turismo Daniela Santanchè è stata rinviata a giudizio dal tribunale di Milano: è accusata di falso in bilancio nella gestione di Visibilia Editore, società editrice che pubblica riviste settimanali e mensili tra cui Visto e Novella 2000, di cui Santanchè è stata presidente e amministratrice delegata fino al 2022. Alla fine di ottobre del 2022, poco dopo che Santanchè era stata nominata ministra del Turismo, la procura di Milano presentò un’istanza di liquidazione giudiziale, cioè una procedura che sancisce il fallimento di un’impresa, e contestualmente aprì un’indagine con varie ipotesi di reato. L’indagine fu aperta dopo l’esposto dei soci di minoranza, che nei mesi precedenti avevano denunciato irregolarità nella gestione della società. L’ipotesi dei soci, sostenuta poi dalla procura, è che la dirigenza di Visibilia avesse fornito notizie infondate o incomplete sui conti dell’azienda. Dopo varie operazioni finanziarie pensate per ottenere liquidità, si sarebbe generata una crisi irreversibile, e dunque di sostanziale fallimento. Secondo l’accusa inoltre fu inserito nei bilanci un attivo intorno ai 3 milioni di euro di fatto inesistente. Di qui l’accusa di falso in bilancio, un reato per cui la pena prevista va da 1 a 5 anni.
Guido Crosetto (4), ministro della Difesa
Sull’accordo, la comunicazione del governo è stata inizialmente un po’ confusa e contraddittoria. Informazioni più chiare sono state fornite mercoledì dal ministro della Difesa Guido Crosetto alla Camera. Crosetto ha spiegato che al momento né il governo né la Difesa hanno approvato alcun accordo con SpaceX, ma ha aggiunto che per molte delle attività delle nostre forze armate in Italia e soprattutto all’estero esiste l’esigenza di adottare sistemi di comunicazione più moderni e affidabili di quelli attualmente in uso, e che per farlo si è obbligati a ricorrere ai servizi garantiti dai satelliti in orbita bassa (quelli a meno di 2.000 chilometri dal suolo terrestre). Crosetto ha insomma fatto capire le ragioni tecniche per cui il governo è orientato a puntare su Starlink: su questo tipo di servizio, al momento e verosimilmente per i prossimi cinque o dieci anni, Starlink è di gran lunga il progetto che sfrutta la tecnologia più avanzata. Sia rispetto a quelle di altri concorrenti privati (come per esempio il progetto Kuiper di Jeff Bezos, il fondatore di Amazon), sia rispetto a quelle che stanno sviluppando i consorzi pubblici europei. In questo senso, la principale alternativa a Starlink sarebbe IRIS2, un progetto a cui la Commissione Europea lavora da quasi dieci anni e che però procede un po’ a rilento: i satelliti europei non andranno in orbita prima del 2030, e saranno circa 290. Starlink ne ha al momento quasi 7.000 in orbita e nel giro dei prossimi sette o dieci anni potrebbe arrivare ad averne oltre 40mila.
Giuseppe Valditara (3 1/2), ministro dell’Istruzione e Merito
Non c’è due senza tre, e il ministro Giuseppe Valditara ha colpito ancora. Dopo il polverone sullo studio della Bibbia a scuola, e sulle nuove linee guida etnocentriche che “privilegiano la storia d’Italia, dell’Europa e dell’Occidente”, l’ultima iniziativa, forse meno controversa: il ritorno del latino alle medie. Un’idea accolta con entusiasmo da Fratelli d’Italia, che l’ha celebrata come un ritorno alle radici culturali del Bel Paese. Tutto questo, però, mentre l’Osservatorio Civico sulla Sicurezza a Scuola registra il numero più alto di crolli negli edifici scolastici degli ultimi sette anni nel biennio 2023-2024. Contestualmente, i dati OCSE dipingono un quadro preoccupante: un italiano su tre è considerato analfabeta funzionale.
Matteo Salvini (3 1/2), vice-Premier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti *
«Il peggior ministro dei Trasporti della storia». Per uno come Matteo Salvini, che ci tiene a primeggiare tanto da essersi affibbiato il soprannome di «capitano», è comunque un risultato arrivare sul podio di una classifica a furor di social, in un periodo in cui è sotto attacco su diversi fronti. E non c’è macchina della propaganda (la famosa «Bestia») che tenga quando il tuo nome è associato alle imprecazioni di chi subisce il caos dei trasporti. L’ennesimo ritardo che, ieri mattina, ha coinvolto la rete ferroviaria lombarda è un insperato gancio per l’opposizione. Che può, a ragione, attaccare il governo senza rimbalzare sullo scudo della premier, che sta capitalizzando, secondo i sondaggi, la risoluzione del caso Cecilia Sala. Il suo vice premier, al contrario annaspa dentro il suo partito (con l’ipotesi addirittura di togliere il nome di Salvini dal logo e tornare alle origine con il solo Alberto Da Giussano) e nel governo, dove sembra stia per perdere sia la lotta per le candidature alle regionali che l’autonomia differenziata, riforma cardine per il Carroccio. Che il ministro dei Trasporti sia in estrema difficoltà lo certifica anche il fiuto per le prede moribonde di Matteo Renzi, che durante i festeggiamenti pubblici per il suo 50esimo compleanno, attacca a man bassa Salvini (dopo che per due anni è andato in soccorso al governo) facendo la cosa che meglio gli riesce: personalizzare lo scontro. Anche se stavolta l’opposizione canta in coro e i solisti non si distinguono dalle altre voci.
Maria Elisabetta Alberti Casellati (3), ministro delle Riforme Istituzionali e Semplificazione Normativa *
Cecilia Sala è libera. Una notizia splendida, che fa tirare un sospiro di sollievo a tutti noi. Grazie al Presidente Meloni, al Ministro Tajani, alla nostra diplomazia e all’intelligence. Ancora una volta la forza e la credibilità internazionale del Governo si sono rivelate determinanti. Dopo settimane di ingiusta e difficile detenzione, Cecilia può finalmente riabbracciare i suoi cari e tornare al lavoro che ama.
Luca Ciriani (3), ministro dei Rapporti con il Parlamento **
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Senatore Luca Ciriani, ha fatto visita alla Questura di Pordenone. Il Ministro ha augurato ai neo poliziotti assegnati (16 agenti e 5 vice ispettori) buon lavoro in questa Provincia e buon anno a tutto il personale presente all’incontro. Nel corso dell’incontro egli ha espresso parole di vicinanza e sostegno alle forze di polizia impegnate per garantire la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico.
Nello Mesumeci (2 1/2), ministro della Protezione Civile e Politiche del Mare
“Da figlio di Militello, prima ancora che da ministro, sono felice di aver potuto dare il benvenuto nel mio paesello al presidente Mattarella. Il suo richiamo alla necessità di recuperare le aree interne, tema da troppo tempo assente dalle agende dei governi, costituisce una priorità per l’esecutivo nazionale guidato da Giorgia Meloni. I fondi del Pnrr e del Fsc, se destinati a obiettivi strategici, possono consentire una svolta in termini di infrastrutture materiali e immateriali. Il tempo della polverizzazione delle risorse appartiene al passato”. Lo ha dichiarato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, in occasione della visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Militello Val di Catania per inaugurare la scuola “Pietro Carrera”.
Anna Maria Bernini (1 1/2), ministro dell’Università e della Ricerca
Durante la sua visita ufficiale in Israele, il Ministro dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini ha incontrato il Ministro della scienza e tecnologia israeliano Ofir Akunis. Al centro dell’incontro bilaterale in cui si è discusso del rafforzamento della ricerca tra i due paesi, i temi affrontati sono stati: l’impiego di tecnologie avanzate in agricoltura, l’intelligenza artificiale e l’high quantum computing. In seguito, il Ministro Bernini ha incontrato il il Presidente della Tel Aviv University Prof. Ariel Porat. Sul tavolo temi come il rafforzamento della collaborazione accademico-scientifica e scambi studenteschi.
Paolo Zangrillo (0 1/2), ministro della Pubblica Amministrazione
Un avatar di nome Camilla per trovare nel giro di pochi minuti il concorso giusto tra gli oltre 20 mila banditi ogni anno dalla Pa. Procedure concorsuali digitalizzate, risultati nel giro di 4-5 mesi e 40 ore di formazione annue a dipendente «perché la Pubblica Amministrazione ha un grande concorrente che è il privato, e se ci presentiamo come un’organizzazione lenta la nostra attrattività si riduce», spiega il ministro della Pa Paolo Zangrillo.
Alessandra Locatelli (0 1/2), Ministero della Disabilità *
Un passo avanti verso la rimozione di espressioni che non si addicono a un percorso di inclusività. E’ l’obiettivo per cui, la ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha dichiarato al Forum Ansa: “L’Italia ha coltivato il tema sull’inclusione, portandolo all’attenzione pubblica, anche se c’è tanta strada ancora da fare, ci sono diversi limiti culturali da cancellare come sostituire la parola handicappato sostituendolo con ‘persona con disabilità”. “Abbiamo maturato i tempi per togliere la parola ‘minorati’ nell’articolo 38 della Costituzione -ha aggiunto la ministra- penso che ci sia bisogna fare una attualizzazione”. “Il caregiver familiare convivente deve essere distinto da altre forme di assistenza perché c’è un coinvolgimento 24 ore su 24. La norma deve rivolgersi a tutto il settore ma con differenziazioni a partire dal ruolo impegnativo del caregiver familiare che richiede sacrifici e tanto amore; in questo percorso abbiamo il dovere di creare una serie di opportunità e servizi anche dal punto di vista economico a questo compito di cura a volte delegato dallo Stato stesso. E’ una priorità, finora non è stato mai trovato un punto di caduta nelle tante proposte di legge. Spero che la nostra proposta possa essere un punto di caduta su cui lavorare tutti insieme per avere una legge nel 2026”, ha detto la ministra alle Disabilità Alessandra Locatelli partecipando al Forum ANSA.
Andrea Abodi (n.c.), ministro dello Sport e Giovani ***
Si cambia. Di nuovo. Il ministro dello sport, Andrea Abodi, lavora in piena sintonia con i vertici di Sport e Salute (Marco Mezzaroma presidente e Diego Nepi, amministratore delegato). Insieme, vogliono cambiare il volto e le regole del mondo dello sport, mettendo (finalmente) ordine ed evitando anche sprechi di denaro pubblico. Spiega Abodi: “Si apre una nuova stagione nella elaborazione del modello degli investimenti del governo allo sport italiano, previsti nella riforma approvata nella Legge Finanziaria 2019. Entro la primavera, per i prossimi quattro anni e previo confronto con il Coni, saranno elaborati e presentati da parte di Sport e Salute, sulla base degli indirizzi del Ministro per lo Sport e i Giovani, i criteri di riconoscimento dei contributi pubblici a beneficio delle Federazioni Sportive Nazionali, delle Discipline Sportive Associate, degli Enti di Promozione Sportiva, delle Associazioni Benemerite e dei Gruppi sportivi Civili e Militari, per orientare al meglio la definizione delle scelte strategiche dei singoli beneficiari, con la possibilità di poterle pianificare e adottare nel tempo, con sempre maggiori consapevolezze”.
Alfredo Mantovano (n.c.), sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ***
La seduta è durata tanto, due ore abbondanti. Il sottosegretario Alfredo Mantovano, ieri pomeriggio, è andato al Copasir per riferire sullo stato delle trattative per la liberazione di Cecilia Sala, prigioniera in Iran dal 19 dicembre. Proprio nel giorno in cui (non casualmente) è uscita la notizia delle dimissioni della direttrice del Dis Elisabetta Belloni, argomento che pure è finito al centro del confronto andato in scena a palazzo San Macuto, visto e considerati i noti rapporti tesi tra i due e l’ipotesi, confermata da più fonti, che le dimissioni della capa dei servizi segreti siano arrivati dopo un’accesa discussione con il segretario proprio sulla gestione dell’affaire Sala-Abedini.
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