Europa

Spagna, il governo vuole mettere matrimonio egualitario e aborto nella costituzione

Se c’è una lezione che questi anni di sconvolgimenti nelle dinamiche politiche globali ci hanno lasciato, è che nessun diritto può essere considerato definitivamente acquisito. Lo dimostrano, prima di tutto, gli Stati Uniti, dove nel 2022 l’aborto è tornato a essere un privilegio riservato solo a chi risiede negli stati a guida democratica.

Ed è proprio per contrastare queste spinte regressive che – nell’ambito del suo 41esimo Congresso federale che ha rieletto il premier Perdro Sanchez a segretario – il PSOE, partito di governo spagnolo ha scelto di intraprendere il lungo percorso che porterà il matrimonio egualitario, l’interruzione volontaria di gravidanza e la parità di genere a diventare diritti sanciti dalla Costituzione. 

Un argine concreto contro le derive conservatrici, reso indispensabile dall’avanzata dell’estrema destra in Spagna, dove PP e Vox co-governano oltre cento consigli comunali dopo lo scioglimento estivo degli esecutivi regionali.

Spagna, nuovi diritti fondamentali nella Costituzione

Durante il suo 41° Congresso Federale, tenutosi lo scorso weekend, il partito ha dunque messo al centro un principio chiave: i diritti acquisiti devono essere protetti non solo dalle logiche di governo, ma anche da eventuali cambi di maggioranza parlamentare.

In altre parole, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la possibilità di interrompere volontariamente una gravidanza e la parità di genere non possono dipendere dalle oscillazioni politiche. “I consensi costruiti negli anni dalle maggioranze del nostro Paese non possono essere alla mercé dell’agenda regressiva di pochi” ha dichiarato la Commissione Lavoro del Partito in un comunicato recentemente diffuso dopo la chiusura del Congresso.

E così, il matrimonio egualitario faticosamente conquistato nel 2005, il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza e le normative a tutela della parità di genere potrebbero presto trasformarsi in diritti costituzionali per la popolazione spagnola. 

“Per ogni diritto conquistato con impegno e sacrificio – ha tuonato Sanchez dal palco – E soprattutto, per i nostri figli e le nostre figlie, per le generazioni future che meritano un pianeta più giusto, pacifico e vivo. Vi chiedo di alzarvi e di combattere ancora una volta, guidati dalla ragione e dalla scienza, sotto la nostra bandiera. Avanti, compagni! Avanti sempre!”.

Una riforma costituzionale con un percorso difficile

Il progetto del PSOE dovrà però scontrarsi con diversi elementi di disturbo nell’implementare la propria riforma. Il primo è rappresentato dalla normativa stessa che regola le modifiche costituzionali in Spagna, un sistema estremamente complesso e rigidamente strutturato.

La “revisione aggravata“, ossatura che regola le modifiche più profonde della Costituzione, è infatti tanto solenne quanto inaccessibile: scioglimento delle Cortes Generales, nuove elezioni, approvazione della riforma da parte delle nuove Camere con una maggioranza qualificata, e infine il sigillo di un referendum obbligatorio. Un percorso che non tollera deviazioni e impone il coinvolgimento di tutte le forze politiche, comprese quelle più lontane dall’ideale progressista.

Ed è qui che entra in gioco il monolite dell’opposizione, Vox, che con il suo vocabolario spietato e i suoi proclami contro le “conquiste ideologiche”, incarna il nemico naturale della proposta socialista. Per gli estremisti di destra, il matrimonio egualitario, l’interruzione di gravidanza, e persino l’eutanasia non sono solo leggi, ma emblemi della battaglia esistenziale a difesa dei “valori tradizionali”. Una retorica che, anche nella Spagna dei diritti, è riuscita ad attecchire nelle frange più conservatrici della popolazione. 

Ma c’è un altro avversario politico da non sottovalutare, meno rumoroso ma non per questo più innocuo. Il Partito Popolare (PP) – maggiore forza dell’opposizione – si muove su un crinale sottile, oscillando tra la necessità di mantenere un’immagine moderata e l’abbraccio forzato a un elettorato che strizza l’occhio all’ideologia di Vox. Un’ambivalenza quasi schizofrenica che complica ulteriormente il quadro: accettare un dialogo con il PSOE significherebbe rischiare di alienarsi i settori più tradizionalisti, mentre rifiutarlo li confinerebbe in una sterile opposizione.

Eppure, malgrado gli ostacoli, il PSOE non sembra disposto a fare passi indietro. Per i socialisti, questa battaglia non è solo una questione di pragmatismo politico, ma un atto di fede nel futuro: “Non possiamo permetterci che questi diritti siano considerati temporanei. Lo dobbiamo alle nuove generazioni”.

La Spagna come baluardo di diritti in Europa

Al di là delle dinamiche parlamentari, il PSOE punta anche sul sostegno della società civile, elemento che negli anni si è dimostrato decisivo nel consolidare la Spagna come uno dei Paesi più avanzati in Europa sul fronte dei diritti civili.

Negli ultimi decenni, il Paese ha intrapreso un percorso di progresso che ha segnato tappe storiche, come l’approvazione del matrimonio egualitario nel 2005, che ha fatto della Spagna uno dei primi Stati al mondo a riconoscere pienamente i diritti delle coppie omosessuali, e la regolamentazione del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza nel 2010, la totale libertà sui propri corpi.

Successivamente, sono stati introdotti la legge sull’autodeterminazione di genere e il divieto delle terapie riparative, consolidando la posizione della Spagna come il quarto paese europeo più avanzato nei diritti LGBTQIA+, secondo la mappa di ILGA Europe – mentre l’Italia è al 36esimo. 

Oggi, tuttavia, l’opinione pubblica spagnola è più che mai frammentata: se una parte della popolazione abbraccia e celebra il progresso, un’altra ancorata a valori conservatori, galvanizzata dalla risposta di Vox che considera queste riforme una minaccia alle tradizioni e all’identità culturale.

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