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Mali, legge anti lgbt

Sotto l’egemonia della giunta militare di Assimi Goita da oltre tre anni, il Mali si appresta a diventare l’ennesimo paese africano a criminalizzare le identità lgbt. Il Consiglio Nazionale di Transizione, l’organo esecutivo, ha approvato quasi all’unanimità—131 voti a favore e uno contrario—un nuovo codice penale che mette al bando l’omosessualità.

Resta solo la ratifica da parte dei vertici militari, che tuttavia appare una semplice formalità, poiché l’iniziativa si configura chiaramente come un gesto di lealtà verso il Cremlino: Goita intrattiene rapporti molto stretti con la Russia, rafforzati dalla presenza dei mercenari del Gruppo Wagner a fianco delle forze maliane nella lotta contro i gruppi islamisti nella regione del Sahel africano.

In una dichiarazione del 31 ottobre, il ministro della Giustizia maliano, Mamadou Kassogue, ha espresso soddisfazione per il rapido iter che ha portato alla votazione, proclamando che “ora esistono disposizioni che vietano l’omosessualità in Mali e chiunque pratichi o promuova questa condotta sarà perseguito“. Sebbene i dettagli del nuovo codice penale non siano ancora stati pubblicati, l’intento del governo è dunque lampante.

Attivisti e osservatori sono però preoccupati non solo per le sorti della comunità lgbtmaliniana, ma anche per una possibile escalation di leggi anti-gay nell’intera regione. Il Burkina Faso, vicino di casa e anch’esso sotto il giogo della giunta militare di Ibrahim Traoré, ha già criminalizzato l’omosessualità a luglio, e potrebbe infatti presto vagliare nuove misure punitive, che rischiano di inasprire ulteriormente la già fragile situazione dei diritti umani in questa delicatissima porzione d’Africa.

Anche senza una legge che criminalizzi formalmente l’omosessualità, in Mali, la comunità LGBTQIA+ locale naviga da sempre acque torbide e ostili. Sebbene le relazioni omosessuali non siano per ora esplicitamente bandite dalla legge, la società maliana è intrisa di un conservatorismo profondo, con una forte impronta religiosa cattolica che marchia l’omosessualità come tabù.

Nel 2023, l’esecutivo di Maiga ha varato una nuova costituzione che sancisce il matrimonio come unione esclusiva tra un uomo e una donna, estromettendo così legalmente le coppie dello stesso sesso. Non esistono, inoltre, leggi che tutelino le persone LGBTQIA+ dalla discriminazione.

Mancanza di protezioni legali che si riflette anche nell’assenza totale di organizzazioni LGBTQIA+ ufficialmente riconosciute. I tentativi di registrare associazioni tematiche sono più volte stati respinti dalle autorità, appellatesi a leggi che vietano associazioni con scopi “immorali”. Così, la comunità è costretta a muoversi nell’ombra, con accesso limitato a supporto e risorse, confinata in un silenzio imposto.

La discriminazione permea anche il sistema sanitario. Gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM) spesso evitano di cercare cure mediche per il timore di essere scoperti, alimentando tassi di infezione da HIV drammaticamente più alti rispetto a quelli della popolazione generale.

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