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Se a Milano esiste la fermata arcobaleno di Porta Venezia, a Roma è su rotaia da ieri il primo treno rainbow, con tutti i vagoni meravigliosamente illuminati dai colori della bandiera Progress Pride. Un’idea nata grazie alla collaborazione di Riccardo Pirrone, pubblicitario di Kirweb, presidente dell’Associazione Nazionale Social Media Manager nonché social media manager di Taffo.
Il primo treno metro rainbow più inclusivo d’Europa è nato per celebrare il Roma Pride che si terrà sabato 15 giugno, con una 30esima edizione monster, una quantità di carri mai visti prima e Annalisa madrina.
Sotto il video pubblicato da Atac sui propri profili social, neanche a dirlo, sono piovuti gli immancabili e gratuiti commenti contrari.
“Aspetterò di prendere il prossimo treno“, ha scritto tale Lele.
“Ottima scelta ecologica, molta gente andrà a piedi“, ha aggiunto un altro utente.
“Dopo questo non pago più il biglietto“, ha commentato tale Daniele.
“Me la farò a piedi“, ha insistito Diego.
“Menomale che ho la patente“, ha aggiunto un altro utente.
Ma sono stati tantissimi anche i commenti positivi. “Un raggio di sole e speranza su questa città, su Atac e su questo governo“, ha scritto una ragazza. “Ma Gualtieri glielo ha detto a Papa Francesco?”, si legge altrove. “Quanto sono felice di vedere scoppiare il fegato a tutte le persone omofobe che si sentono minacciate da un treno arcobaleno“, ha concluso Alessandro.
Categorie:Lgbt












































A Roma, il treno arcobaleno decorato con i colori della bandiera Progress Pride sfreccia ormai da giorni sulle linee della metro della capitale.
Il progetto ideato da ATAC con l’avallo del Comune, è frutto della collaborazione con Riccardo Pirrone, pubblicitario di Kirweb e presidente dell’Associazione Nazionale Social Media Manager, ed è stato lanciato in vista del Roma Pride del 15 giugno, che promette una partecipazione record e avrà una madrina d’eccezione, Annalisa.
Non sono mancate le prevedibili critiche di ProVita&Famiglia, organizzazione nota per le sue posizioni anti-LGBTQIA+ e contro il diritto all’interruzione di gravidanza. In una nota sul blog ufficiale, il presidente Antonio Brandi definisce l’iniziativa una “propaganda LGBTQIA+” e la paragona alla retorica dei regimi totalitari, chiedendone l’immediato smantellamento.
Inoltre, l’associazione ha manifestato l’intenzione di sollecitare il Comune di Roma e il Sindaco Gualtieri per ottenere dettagli sui costi sostenuti per l’iniziativa. È lecito domandarsi se la stessa solerzia venga riservata quando il governo destina fondi pubblici ad associazioni private antiabortiste invece di investire nel miglioramento dei servizi per la genitorialità e dei consultori. Lo stesso governo Meloni, del resto, sta facendo peggio di tutti gli esecutivi che lo hanno preceduto proprio nella lotta alla detanalità.
Ma torniamo al treno arcobaleno che tanto sconvolge le truppe reazionarie dell’estrema destra italiana. Anche una parte della comunità LGBTQIA+ ha espresso critiche all’iniziativa, vista da alcun* come una semplice trovata pubblicitaria per compiacere, senza impegnarsi concretamente per i diritti e le tutele della comunità.
Ne parlano alcuni commenti anche sotto un post di Gay.it che racconta l’iniziativa.
“Splendida notizia peccato che diventato solo propaganda di marketing niente cambia anzi peggiora” e un altro utente incalza: “Secondo me poco utile, dovremmo scendere in metro e NON ESSERE AGGREDIT* sui quei colori” (commento riferito probabilmente all’aggressione di Jean Pierre Moreno nel 2021)
“Il primo treno rainbow in un paese che non riconosce i diritti LGBTQIA+.. dov’è la logica...” e ancora: “Quindi: giusto l’anno scorso venivano invalidati i certificati di nascita delle famiglie omogenitoriali in alcuni comuni, il governo si rifiuta di parlare di cose base come matrimonio e adozioni, però abbiamo un trenino”.
Un rainbow washing in piena regola? Scrive Roberta Parigiani, avvocata e attivista per i diritti LGBTQIA+, portavoce politica del Movimento Identità Trans, in un durissimo post su Instagram:
Ma l’impegno di Roma è davvero solo di facciata? Milo Serraglia, attivista che collabora con la politica del Comne di Roma, offre una prospettiva diversa.
Se tutte le reazioni e le istanze della comunità sono intrinsecamente valide, Milo conferma però che a Roma si sta andando nella direzione giusta, anche se non alla velocità sperata.
Serraglia parla dell’Ufficio Diritti LGBT+ di Roma Capitale, ente istituito dall’attuale maggioranza adibito allo sviluppo attività a sostegno e tutela della comunità LGBTQIA+, coordinato da Marilena Grassadonia, Segreteria nazionale e Responsabile Diritti e Libertà di Sinistra Italiana. Ufficio con cui collettivi e soggettività stanno collaborando anche per l’introduzione della carriera alias a tutti i livelli, incluso il trasporto pubblico.
Effettivamente, il raibow washing implica una strategia di marketing in cui aziende e organizzazioni, ma anche istituzioni, utilizzano i simboli della comunità LGBTQIA+ per promuovere i propri prodotti o migliorare la propria immagine pubblica, senza un reale impegno verso la causa.
Pertanto, il discorso sembra non applicarsi al Comune di Roma, che, sin dal suo insediamento, dimostra un impegno concreto, probabilmente come mai prima d’ora. Ce lo spiega nel dettaglio la stessa Grassadonia.
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