E’morto Giorgio Napolitano. Il Presidente Emerito della Repubblica si è spento presso la clinica Salvator Mundi al Gianicolo in Roma dopo una lunga malattia.
Accanto a lui i figli Giulio e Giovanni e la moglie Clio. Il cordoglio per la scomparsa dell’ex Capo di Stato è arrivato da tutto il mondo della politica. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è detto “molto addolorato” e vicinanza alla famiglia è stata espressa dalla premier Giorgia Meloni. “Straordinario testimone della vita repubblicana”: è stato il commento del presidente del Senato Ignazio La Russa. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha disposto che ci siano le esequie di Stato e che si mettano bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici pubblici. La Camera ardente verrà allestita al Senato a partire da domenica.
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Ha tenuto la barra a dritta in Italia, e lavorato perché anche l’Unione europea riuscisse a non smarrirsi. Deciso in ogni occasione, Giorgio Napolitano, scomparso oggi (22 settembre) a 98 anni, che fosse Montecitorio, palazzo Madama, o quell’Aula di un Parlamento europeo in cui ha seduto, nella sua lunga carriera politica, per due occasioni, dal 15 luglio 1989 al 10 giugno 1992, e dal 20 luglio 1999 al 19 luglio 2004. Ha visto il mondo cambiare da Bruxelles. La caduta del muro di Berlino prima, il crollo dell’Unione sovietica, poi. Ma senza perdere un europeismo grande assente nella classe politica e dirigente di oggi.
Da presidente della Repubblica, nel 2011, ha guidato il Paese fuori dalla tempesta fatta di spread alle stelle, attacchi speculativi e scommesse di default, giocando un ruolo molto attivo, senza precedenti per la storia repubblicana del Paese e le attribuzioni del capo dello Stato. Stringe un patto con l’ormai sfiduciato Silvio Berlusconi: dimissioni dopo la l’approvazione della manovra e poi guida del governo a Mario Monti, un tecnico noto e apprezzato a Bruxelles.
Napolitano diventa per tutti, in Europa, sinonimo di garanzia e affidabilità. Perché dopo Romano Prodi l’Italia non ha brillato per classe dirigente capace di mostrarsi capace. Berlusconi litigioso e vittima delle sue vicende personali sui giornali, Renzi che si rottama da solo: anche per questo Napolitano diviene, per forza di cose, interlocutore di fiducia dei leader degli altri Paesi.
Proverà a ricoprire questo ‘incarico’ di garanzia anche dopo il suo mandato di presidente della Repubblica. Col garbo istituzionale che comunque lo contraddistingue invita ad aprire gli occhi di fronte a membri di un’Unione che dell’Unione si fanno beffe. Sono attacchi all’Ungheria di Orban e alla Polonia di Kacynsky, ma più in generale di chi sventola parvenze di integrazione con il solo obiettivo di tradirla. Ricorda come sia stata fatta fallire la Comunità europea della difesa, e come e quanto il progetto federale sia stato accantonato.
Non a caso, in veste di presidente della Repubblica, esorta l’Aula del Parlamento europeo per avvertirla dei rischi in atto. a trovare “nuove motivazioni” per proseguire con il progetto comune. Senza per questo ricordare quelle vecchie: “Ieri la molla del porre fine ai nazionalismi economici e politici, generatori di conflitti fatali, era una molla potente per conquistare consensi alla causa dell’unità europea”. Un messaggio ancor più attuale di quanto potesse esserlo dieci anni fa, momento di pronunciamento del discorso.
Il 24 marzo 2013 offre lezioni di integrazione, vera, e riconciliazione reale, nell’abbraccio al presidente tedesco Joachim Gauck di fronte al monumento in ricordo dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema del 12 agosto 1944 (560 vittime civili). Un atto pubblico di quel rappacificamento alla base del progetto europeo a cui offre e chiede memoria. “Vedete, l’Europa unita l’abbiamo costruita insieme in questi sessant’anni e la costruzione è ancora ben lontana dall’essere terminata“.
Parole di che a distanza di un decennio restano attuali e che rimangono un’agenda politica chiara. Quel “guardiamo avanti” pronunciato in compagnia del presidente della Repubblica tedesca è un invito a terminare il progetto europeo, un invito che stride con visioni di chi, anche oggi nell’Italia di oggi, questa Europa la rinnega, che è l’esatto contrario di chi a distanza di quasi un secolo pretende risarcimenti di guerra, che preferisce la via dell’egoismo a quella della cooperazione.
Napolitano ha dunque vestito i panni di uno degli ultimi veri baluardi di una certa Italia in Europa, permettendo al Paese di conservare una credibilità che la nuova generazione di politici non ha saputo fin qui né provare né mostrare.
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Bandiera a mezz’asta al Parlamento europeo e alla Commissione europea in segno di lutto per la scomparsa del presidente emerito Giorgio Napolitano, morto il 22 settembre all’età di 98 anni. Su decisione della presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola, le bandiere europea ed italiana resteranno abbassate, fino alle 20 del 26 settembre, sul palazzo dell’Europarlamento e sul suo ufficio di collegamento a Roma (European Public Low Organization, Eplo), in segno di rispetto e solidarietà con il popolo e il governo italiano. I funerali per l’ex presidente della Repubblica si svolgeranno domani (26 settembre) alle 11,30 alla Camera con una cerimonia laica.
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Il Parlamento europeo rende omaggio al presidente emerito della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, scomparso lo scorso 22 settembre all’età di 98 anni. Un minuto di silenzio per un “protagonista di primo piano della vita politica italiana”, un uomo che “ha messo la sua passione politica al servizio dei cittadini italiani ed europei in passaggi storici complessi con coraggio e senso del dovere”.
Con queste parole – pronunciate in italiano – la presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, ha aperto la sessione plenaria di Strasburgo pochi minuti fa, prima di chiedere ai deputati di alzarsi in piedi e di stringersi in un momento di raccoglimento. Europarlamentare dal 1989 al 1992 e dal 1999 al 2004, quando ricoprì anche il ruolo di presidente della commissione Affari Costituzionali, Napolitano “è stato un fervente sostenitore di un’Italia forte in Europa”, ha ricordato la leader Ue. Metsola ha rilanciato il messaggio che il presidente della Repubblica lanciò nel giorno del suo primo insediamento al Quirinale, il 15 maggio 2006: un messaggio di “ripudio alla guerra e corresponsabilità internazionale per assicurare la pace”. Un richiamo “oggi più forte che mai”.
A nome dei membri del Partito Democratico all’Eurocamera, dopo il minuto di raccoglimento ha preso la parola Brando Benifei: il capodelegazione Pd ha ricordato il “grande meridionalista, intellettuale e amante dell’arte e della musica”, un leader che “non aveva paura di mettere in discussione dogmi e certezze“. Nell’aula di Strasburgo Benifei ha recitato un pensiero dal “testamento morale da cui attigere” lasciato dal presidente emerito: un invito a far sì che “la politica si faccia passione”, e che “quanti credono nei valori dell’Europa sappiano osare e rischiare”.
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