Unione Europea

QatarGate, lo scandalo si allarga

Antonio Panzeri

Alcuni degli indirizzi interessati dalle indagini risultano legati ad Antonio Panzeri, un ex eurodeputato italiano. Dopo aver perquisito la sua casa, la polizia ha trovato una grande quantità di denaro, pari a 600 000 euro in contanti, nella sua cassaforte. Contemporaneamente gli inquirenti hanno fatto irruzione negli uffici dell’Ong internazionale “Fight Impunity”, organizzazione nata per promuovere la lotta all’impunità di gravi violazioni dei diritti umani, avente come presidente Panzeri ed Emma Bonino come consigliera. Quest’ultima si dimise subito dopo l’arresto dell’eurodeputato.

Dopo la conclusione dei raid, la polizia ha arrestato Eva Kailī; Antonio Panzeri; Francesco Giorgi, compagno di Kailī e consigliere parlamentare; Alexandros Kailī; Luca Visentini, segretario generale della Confederazione sindacale internazionale (CSI); Niccolò Figà-Talamanca, segretario generale della ONG Non c’è pace senza giustizia, fondata nel 1993 da Emma Bonino; e un anonimo assistente dell’eurodeputata italiana Alessandra Moretti. Anche la moglie di Panzeri, Maria Colleoni, e sua figlia, Silvia Panzeri, sono state arrestate la stessa sera. Tuttavia, il 14 dicembre le due donne sono state rilasciate agli arresti domiciliari in una loro proprietà in Lombardia.
Arrestata e condotta nel carcere di San Vittore dalla Guardia di Finanza su richiesta della magistratura belga anche Maria Rossana Bellini – commercialista della famiglia di Antonio Panzeri, ragioniera con studio ad Opera nella cintura milanese, ex assessore al bilancio di Pieve Emanuele, titolare di numerosissimi incarichi in enti statali e partecipate, componente del collegio sindacale, tra le altre di Milano Sport, dell’APOLF (Agenzia Metropolitana per la formazione, l’orientamento e il lavoro) di Milano, Area Sud, Fidas, Eni Fuel, BEA (Brianza Energia Ambiente) – presunto anello di congiunzione fra Antonio Panzeri e Francesco Giorgi e accusata di associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio. Nel febbraio 2023 la Bellini è stata scarcerata ma le è stato imposto il divieto di espatrio.

Il 12 dicembre 2022, è stato annunciato che l’Autorità greca contro il riciclaggio di denaro aveva congelato tutti i beni di Kailī e quelli dei familiari stretti, inclusi conti bancari, casseforti e attività finanziarie.

Il 14 dicembre, Jack Parrock, capo corrispondente per la stampa dell’Unione europea, ha confermato le indagini ufficiali in cui è stato dimostrato il coinvolgimento degli Emirati Arabi Uniti. Inoltre, la lobby degli Emirati in Europa era stata attiva nei mesi antecedenti al fatto per complottare contro il Qatar e ripulire l’immagine di Abu Dhabi.

Il 15 dicembre, è emerso il presunto coinvolgimento del Marocco nello scandalo. Lo stesso giorno, il Parlamento ha votato la sospensione di tutti gli affari e i lavori riguardanti il Qatar, con un risultato di 541 favorevoli, 2 contrari e 3 astenuti. Il Parlamento ha inoltre adottato una risoluzione per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla vicenda.

Nonostante il fatto abbia creato profondo stupore tra le istituzioni, il comportamento di alcuni eurodeputati nei confronti del Qatar aveva già suscitato interrogativi. In particolar modo, una risoluzione di Manon Aubry, co-presidente del Gruppo della sinistra al Parlamento europeo (GUE/NGL), nella quale veniva condannato lo sfruttamento della manodopera straniera in Qatar, ha impiegato più di un anno per essere adottata di fronte all’opposizione dei gruppi S&D e PPE.

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