Un processo ancora in corso per l’assalto alla sede romana della Cgil non gli ha impedito di fondare un nuovo movimento politico: ‘Italia Libera’ oltre la sinistra e la destra. Anche se a quest’ultima appartiene da molti anni, essendo stato fino a poco fa il leader romano di Forza Nuova e il ‘figlio’ politico di Roberto Fiore, leader di quel movimento dal 1997. Giuliano Castellino, 45 anni, ha lanciato oggi il nuovo partito con una conferenza stampa ai Parioli insieme a quello che è il suo difensore nei processi penali in cui è o è stato imputato: l’avvocato Carlo Taormina, presidente di «Italia Libera». «Siamo un movimento antiglobalista, abbiamo abbandonato ogni riferimento ideologico: ci interessa la pace, il lavoro e la libertà», spiega a La Stampa Castellino che non rinnega il passato, ma apre a un percorso comune anche a chi viene dal socialismo. Presente all’incontro con i giornalisti non può però essere al presidio dei nuovi militanti in piazza Cavour, a Roma, perché ancora colpito dai provvedimenti dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e dell’obbligo di dimora nel Comune di Roma.
Sul posto c’è però Pamela Testa, arrestata e poi scarcerata per lo stesso assalto alla Cgil del 9 ottobre 2021. Testa, con addosso una maglietta rossa con l’immagine di Che Guevara e la scritta ‘Boia chi Molla’, è in piazza mentre risuonano canzoni simbolo della sinistra, dagli Intillimani alla Banda Bassotti. «Perché no Che Guevara? – dice – Il nostro movimento non è legato alle vecchie logiche del ‘900, fascismo e comunismo sono manovre del sistema. Oggi non ci sono ideologie, non esiste né destra né sinistra, il popolo non deve essere diviso». Tra le prime rivendicazioni del movimento «Italia fuori dalla Nato e dall’Unione europea» e la richiesta di pace e libertà che non potrà mai esserci senza «un accordo con i russi». «No armi all’Ucraina, basta sanzioni, sì all’amicizia con la Russia» si legge sullo striscione esposto in piazza. «È dal 2014 che questa guerra è iniziata – dice ancora Testa – ed è iniziata per un passo falso fatto dall’Ucraina e non dalla Russia. Questa guerra non è nata oggi».
Nel corso del presidio per chiedere tra le altre cose lo stop alle sanzioni alla Russia, una ragazza ucraina della zona Zaporizhzhia è andata verso i manifestanti strattonando la bandiera russa e gridando Putin sta uccidendo gli ucraini. La situazione non degenera, ma ci manca poco. L’ultima volta era stato l’assalto alla Cgil, ma prima le manifestazioni contro il lockdown, le mascherine e i vaccini. Il fronte del dissenso però è ampio: basti pensare che alla stessa ora, sempre a Roma, l’estrema sinistra si era ritrovata a piazza Venezia. Gli argomenti analoghi e i nemici gli stessi.
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