
Ancora prima che giurasse da ministro della Difesa nel nuovo governo Meloni, il cofondatore di Fratelli d’Italia Guido Crosetto era stato al centro di molte attenzioni da parte dei giornali per alcuni potenziali conflitti d’interessi tra le sue attività da consulente proprio nel settore della difesa e il ruolo istituzionale che dovrà ricoprire. Crosetto ha respinto le accuse e ha detto che metterà in liquidazione le sue società, ma secondo alcuni osservatori l’iniziativa potrebbe non essere sufficiente per allontanare i sospetti, o per lo meno i dubbi, su alcune scelte che potranno essere effettuate al ministero.
Crosetto è di Cuneo, ha 59 anni e iniziò a far politica negli anni Ottanta all’interno della Democrazia Cristiana, diventando nel 1990 sindaco di Marene, un piccolo comune nella provincia cuneese, con una lista indipendente. Nel 2001 fu eletto per la prima volta alla Camera con Forza Italia, seguì poi le varie evoluzioni delle alleanze nel centrodestra e tra il 2009 e il 2011 fu sottosegretario al ministero della Difesa. Dopo la rottura di una parte della destra con Silvio Berlusconi, nel 2012 fu tra i fondatori di Fratelli d’Italia e alle elezioni politiche del 2018 fu eletto deputato per la quarta volta nella sua storia politica.
Nato in una famiglia di imprenditori, nei periodi in cui non si occupava direttamente di politica, Crosetto ha fondato e avviato la gestione di varie società, mantenendo uno stretto rapporto con le aziende nel settore della Difesa. A fine estate del 2014 aveva per questo lasciato una prima volta la politica ed era diventato presidente della Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza (AIAD), una importante associazione di Confindustria che raccoglie quasi 200 aziende molte delle quali strategiche nella produzione di sistemi satellitari e armi. Alla AIAD fanno anche riferimento l’Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive, l’Associazione per la normazione, la formazione e la qualificazione nel settore dell’aerospazio, difesa e sicurezza e l’Associazione per i servizi, le applicazioni e le tecnologie di telecomunicazioni per lo Spazio
La AIAD cura gli interessi delle aziende in un settore con grandi e ramificati interessi, che inevitabilmente riguardano anche le scelte politiche legate alla difesa. È coinvolta nei meccanismi di scelta per la delegazione italiana nel NATO Industrial Advisory Group, che consente alle industrie di avere relazioni con l’alleanza militare in termini di armamenti. Dalle attività del gruppo e in generale dell’AIAD oltre alla definizione di strategie commerciali dipendono contratti da svariati miliardi di euro.
Poco tempo dopo l’elezione alla Camera con FdI nel 2018, Crosetto aveva presentato le proprie dimissioni da deputato dicendo di volersi nuovamente occupare a tempo pieno della presidenza dell’AIAD. La decisione era condizionata dal fatto che i due ruoli non fossero compatibili. Crosetto ci avrebbe messo quasi un anno prima che la Camera accettasse le sue dimissioni. Tornato a fare l’imprenditore, nel 2020 era stato nominato alla presidenza di Orizzonte sistemi navali, una joint venture tra Leonardo e Fincantieri (due grandi aziende con una forte partecipazione pubblica) per la realizzazione di nuove tecnologie legate alle armi e alle navi militari.
Crosetto ha insomma maturato una lunga esperienza nel settore della difesa, quasi esclusivamente dalla parte delle aziende il cui più importante cliente è spesso lo Stato. Ed è da questa circostanza che sono sorti i dubbi su un potenziale conflitto d’interessi che potrebbe riguardarlo. Le prime critiche erano iniziate a circolare nel corso della campagna elettorale, quando Crosetto aveva sostenuto la candidatura di Giorgia Meloni e in generale la campagna di FdI, dicendo comunque di farlo da osservatore esterno. Proprio per gli incarichi che ricopriva, aveva deciso di non candidarsi alle elezioni e in varie occasioni aveva sostanzialmente escluso la possibilità di diventare ministro e soprattutto ministro della Difesa.
Su Twitter, dove ha oltre 230mila follower, Crosetto nei mesi scorsi aveva risposto ad alcuni tweet smentendo di voler fare il ministro: «Se avessi voluto fare il Ministro, mi sarei candidato». Poi le cose sono andate diversamente e sabato 22 ottobre ha partecipato al giuramento del governo Meloni.
Pochi giorni dopo la vittoria della destra alle elezioni, Crosetto aveva comunque iniziato a darsi da fare per prevenire le polemiche, annunciando la messa in vendita della sua società di consulenza in cui era coinvolta parte della famiglia. Dopo la nomina a ministro, aveva inoltre confermato su Twitter di voler chiudere tutti i propri incarichi e gli affari privati.
Ha quindi rinunciato alla carica nell’AIAD, per la quale non riceveva compenso, e alla presidenza di Orizzonte sistemi navali. Alla Stampa, Crosetto ha inoltre confermato di voler vendere le attività di famiglia anche legate alla produzione di macchinari agricoli: «Mi dimetto da amministratore e poi per scelta mia le vendo, ho novanta giorni di tempo per farlo. Ma nessuno lo ha mai fatto prima, tanto per capirci vendo dei bed and breakfast. Mentre non è che Berlusconi ha venduto Mediaset quando è entrato in politica».
Su Domani, giornale che ha seguito più di altri le vicende di Crosetto ritenendo concreto il rischio di un conflitto d’interessi, Giovanni Tizian si è chiesto se gli annunci sulle dimissioni e le vendite saranno sufficienti:
C’è chi dice: una volta lasciata la presidenza per Crosetto ogni possibile conflitto svanirà? È davvero così? Nell’AIAD fra le aziende che ne fanno parte Crosetto ha molti amici. Per esempio, potrà contare sul segretario generale, Carlo Festucci, che siede nel consiglio di amministrazione di un’azienda che ha tra i soci il 25enne figlio del fondatore di Fratelli d’Italia. La benevolenza dell’industria degli armamenti verso Crosetto e Fratelli d’Italia è indicata anche da un altro elemento: poco tempo fa un’azienda ha versato 10mila euro al partito. Si tratta della Drass Galeazzi srl, si occupa di «tecnologia subacquea e prodotti per la difesa marina come sommergibili e veicoli per le forze speciali». Drass è membro di AIAD, il cui presidente è Crosetto, l’imprenditore e fondatore del partito di Meloni. Diventato ormai il ministro della Difesa con cui Drass dovrà confrontarsi.
Intervistato oggi da Repubblica, Crosetto ha risposto a una domanda che gli chiedeva conto proprio del conflitto d’interessi:
Ho lasciato ogni incarico, come prevede la legge, e andrò anche oltre, uscendo da società dove potrei rimanere. Dunque, la risposta è no e d’ora in poi ho deciso di tutelarmi legalmente contro chiunque lo scriverà. Ho accettato di fare il ministro, sacrificando decenni di lavoro. E pretendo rispetto. Tra l’altro il mio ruolo principale era quello di aiutare le aziende italiane all’estero. Lavoravo accanto ai governi e ai ministri della Difesa, dalla Trenta alla Pinotti a Guerini, che dunque non erano mai controparte. È evidente che non esista alcun conflitto di interessi.
Categorie:Governo











































Il quotidiano Domani sta pubblicando una serie di inchieste su vari potenziali conflitti di interessi del nuovo ministro della Difesa, Guido Crosetto, ex coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia e più volte deputato: una storia nota in alcuni suoi aspetti da diversi anni, che ha riguadagnato attenzioni per via della nomina di Crosetto e per la sua centralità e vicinanza alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Fino alla sua nomina a ministro, Crosetto è stato il presidente di AIAD, una importante associazione di categoria che raccoglie quasi 200 aziende nel settore della difesa e delle armi. Solo negli ultimi giorni però, grazie a Domani, sono emersi gli ingenti contratti personali di consulenza che Crosetto aveva stipulato con queste aziende, da cui ha ottenuto negli anni svariati milioni di euro. Queste aziende sono le stesse con cui Crosetto dovrà avere a che fare nel suo nuovo incarico, ed è per questo che in molti stanno ipotizzando un conflitto di interessi: se fino a poco tempo fa Crosetto rappresentava gli interessi economici delle grandi aziende del settore degli armamenti davanti al ministero della Difesa, da cui doveva ottenere gli appalti, ora invece è ministro della Difesa, e dovrà decidere a quali di quelle aziende appaltare le varie forniture.
Il rischio paventato è che i consolidati rapporti professionali avuti da Crosetto con queste persone e aziende fino a pochi giorni fa possano condizionare le decisioni che si troverà a prendere da ministro della Difesa. Nei giorni successivi alla sua nomina, Crosetto aveva annunciato che nelle prossime settimane avrebbe lasciato tutti i propri incarichi privati e di consulenza, e dopo la pubblicazione degli articoli di Domani ha respinto qualsiasi accusa di conflitto di interessi. Ha anzi annunciato querele, definendo le condanne in sede civile e penale «l’unico metodo che direttori, editori e giornalisti possano intendere, di fronte alla diffamazione».
Guido Crosetto è di Cuneo, ha 59 anni e iniziò a far politica negli anni Ottanta nella Democrazia Cristiana, diventando nel 1990 sindaco di Marene, un piccolo comune nella provincia cuneese. Nel 2001 fu eletto per la prima volta alla Camera con Forza Italia. Continuò a far parte del centrodestra e tra il 2009 e il 2011 fu sottosegretario al ministero della Difesa. Dopo la rottura di una parte della destra con Silvio Berlusconi, nel 2012 fu tra i fondatori di Fratelli d’Italia e alle elezioni politiche del 2018 fu eletto deputato per la quarta volta.
Nato in una famiglia di imprenditori, nei periodi in cui non si occupava ufficialmente di politica Crosetto ha fondato e avviato la gestione di varie società. Dopo il suo incarico da sottosegretario in particolare ha mantenuto uno stretto rapporto con le aziende nel settore della Difesa, diventando presidente di AIAD nel 2014. «Crosetto ha sempre detto di operare per conto dell’associazione a titolo gratuito. Formalmente è così. Tuttavia è un fatto che mentre svolgeva il ruolo di capo della lobby dell’industria degli armamenti percepiva laute parcelle e stipendi da alcune aziende che rappresentava», hanno scritto su Domani Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian.
Secondo i documenti consultati da Domani, dal 2018 al 2021 Crosetto ha ottenuto per esempio compensi per 1,8 milioni di euro da Leonardo, la principale azienda italiana nel settore della difesa, partecipata al 30 per cento dal ministero dell’Economia. Leonardo ha una natura ibrida a metà fra pubblico e privato, e non è sempre chiaro il confine tra l’una e l’altra. Il legame di Crosetto con Leonardo sembra molto solido: nel 2021 ha ottenuto 619mila euro per varie consulenze, una somma superiore persino allo stipendio del presidente dell’azienda, Luciano Carta, che ne prende 504mila all’anno.
Crosetto ha raccontato a Domani di avere lavorato in Leonardo come consulente «in quanto presidente dell’AIAD. Per intenderci, io non avevo un ufficio a Leonardo, e non rispondevo a nessuno in Leonardo». Non ha però fornito ulteriori dettagli sulle sue mansioni. Contattato da un giornalista della trasmissione Piazzapulita per maggiori chiarimenti, l’ufficio stampa di Leonardo ha risposto: «dubito che ti possano essere date queste informazioni, perché sono riservate fra l’azienda e il consulente».
Mentre Leonardo ha una natura semi-pubblica e lavora soprattutto con le esportazioni, come si legge anche nel resoconto delle sue principali attività nei primi sei mesi del 2022, Crosetto ha avuto relazioni e importanti contratti di lavoro anche con aziende private e che fanno affari in Italia.
A Domani risulta per esempio che Elettronica spa, un’azienda di Roma che lavora soprattutto sui sistemi di difesa elettronici, abbia pagato a Crosetto 198.184 euro fra il 2018 e il 2021 per attività da consulente. Circa un anno fa il ministero della Difesa, lo stesso guidato oggi da Crosetto, commissionò a Elettronica spa – all’epoca cliente di Crosetto – un progetto da 1,5 milioni di euro ancora in corso, a cui Crosetto ora lavorerà trovandosi dall’altra parte.
Crosetto era anche presidente di Orizzonte sistemi navali, una società privata partecipata da Leonardo e da Fincantieri, azienda posseduta dallo Stato italiano attraverso Cassa Depositi e Prestiti, da cui nel 2021 ha ricevuto uno stipendio da 82mila euro.
Il punto della questione non è l’onestà di Crosetto, che di fatto nessuno mette in dubbio: ma l’esistenza o meno di un conflitto di interessi prescinde da questo aspetto. Crosetto si è difeso da queste accuse scrivendo a Repubblica che il ministro della Difesa «dà solo indirizzi politici e strategici»: «Le decisioni pratiche vengono prese tutte dagli uffici, così come prevede la [legge] Bassanini. Il ministro non può decidere nemmeno dell’acquisto di un proiettile». Le cose però non stanno esattamente così.
L’acquisto di armi è affidato al Segretariato generale della Difesa, i cui vertici sono nominati dal presidente del Consiglio su proposta del ministro della Difesa. Fra i compiti del segretario generale, spiega il sito di news Formiche, c’è anche «attuare tutte le direttive del ministro in materia di alta amministrazione, indirizzo e coordinamento delle attività della Difesa». Crosetto potrebbe insomma influenzare direttamente o indirettamente il segretario generale, nominato su sua proposta.
Crosetto ha una vasta rete di conoscenze nel settore della difesa e delle armi, con numerosi intrecci e sovrapposizioni personali e professionali. Dopo le sue dimissioni da presidente di AIAD, l’organizzazione è guidata dal segretario generale Carlo Festucci. Domani ha scoperto che Festucci fa parte del consiglio di amministrazione di Entheos Worldwide srl, un’azienda per lo sviluppo di servizi di telemedicina il cui fondatore è Alessandro Crosetto, figlio di Guido.
"Mi piace""Mi piace"