
Conseguentemente all’acutizzarsi dell’ennesima crisi di governo, dal 23 giugno il Presidente della Repubblica, Rumen Radev, cominciò le consultazioni per la formazione di un nuovo esecutivo. Nonostante egli avesse provato di risolvere la crisi ed evitare delle elezioni anticipate concedendo un nuovo mandato, rispettivamente, al primo, secondo e terzo partito in parlamento, secondo il dettame costituzionale, l’esito negativo di quest’ultimi ha costretto il Capo dello Stato a sciogliere l’Assemblea e indire nuove elezioni per il 2 ottobre, le quarte in due anni. Contestualmente a ciò, poiché il paese necessitava comunque di un esecutivo di transizione, egli ha nominato l’ex-Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali dei governi Janev I e II, Galab Donev, Primo ministro ad interim, il quale ha accettato l’incarico e formato il proprio governo, giurando il 2 agosto 2022.
In politica estera, ha assunto posizioni nettamente contrastanti con quelle del Governo Petkov, cha aveva portato avanti politiche europeiste e filo atlantiste. Ha cercato di riavvicinare la Bulgaria alla Federazione Russa, nonostante le sanzioni inflitte dai Paesi occidentali ai russi come conseguenza dell’annessione della Crimea e dell’invasione russa dell’Ucraina.
In campo energetico ha rinunciato alle forniture di gas naturale liquefatto concordate dal Governo Petkov con gli Stati Uniti d’America ed ha ostacolato per mesi l’apertura dell’interconnettore Grecia-Bulgaria, benché da luglio 2022 fosse pronto ad entrare in funzione ed importare gas naturale attraverso il Corridoio meridionale del gas, promosso dalle politiche energetiche dell’Unione europea Ha spinto per la riapertura di negoziati con Gazprom, per tornare a ricevere forniture di gas russo, sospese dalla Russia come ritorsione per il rifiuto a pagare il prezzo in rubli.
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