
Il governo della premier filo-occidentale Maia Sandu è stato sfiduciato dal parlamento la scorsa settimana. Il presidente filo-russo Igor Dodon ha nominato al suo posto un euroscettico.
Il 12 novembre scorso 63 su 101 deputati hanno appoggiato un voto di “sfiducia” su una riforma con la quale si voleva cambiare il processo di nomina del procuratore generale. Il Parlamento moldavo su sollecitazione del presidente Igor Dodon ha quindi concesso la fiducia a un nuovo governo di minoranza guidato dall’ex ministro delle Finanze Ion Chicu.
Nel giugno di quest’anno, dopo una drammatica lotta di potere con l’oligarca Vlad Plahotniuc, che alla fine ha lasciato il paese, era emersa una possibile linea riformista con la premiership di Maia Sandu che però per governare aveva bisogno del sostegno del Partito socialista moldavo di Dodon. Un’alleanza alquanto fragile tant’è che l’esperimento è durato solo cinque mesi.
Dopo che le fazioni dei partiti PSRM e PDM hanno votato per le dimissioni del governo guidato dal Primo Ministro Maia Sandu, il Presidente Igor Dodon ha nominato un proprio consigliere per la carica di Primo Ministro. L’elenco dei ministri del primo ministro designato include diversi consiglieri dell’ufficio del presidente: Victor Gaiciuc – consigliere nel campo della difesa e della sicurezza nazionale, Aureliu Ciocoi – consigliere nel campo della politica estera, Viorica Dumbrăveanu – consigliere nel campo dello sviluppo sociale, Corneliu Popovici – consigliere nel campo dell’istruzione, della cultura e della ricerca, Ion Perju – consigliere nel campo dell’agroindustria e della pubblica amministrazione.
Il 14 novembre 2019, il nuovo governo dei ministri è stato votato in parlamento dalle fazioni dei partiti PSRM e PDM.
Successivamente, il 16 marzo 2020, il Partito Socialista e il Partito Democratico hanno firmato un accordo di coalizione e costituiscono la nuova maggioranza parlamentare.[2] In seguito a questo accordo, al Partito Democratico vennero assegnati i Ministeri dell’Istruzione, della Difesa e degli Affari Interni.
La Moldavia si trova su un importante confine esterno dell’Unione europea, e nella regione più orientale, dopo il conflitto separatista con la Transnistria, è dispiegato dal 1992 un contingente di truppe della Federazione Russa. Alla luce di questi problemi di sicurezza, nell’ultimo decennio l’UE ha investito molta attenzione ed energia nel sostenere le riforme in Moldavia. Solo due settimane fa, la Commissione europea aveva approvato un pacchetto da 25 milioni di euro per sostenere le riforme e le misure anticorruzione del governo Sandu.
La Portavoce della Commissione europea Maja Kocijančič ha rilasciato una dichiarazione in cui ribadisce preoccupazione, sostenendo che “la coalizione aveva avviato una serie di iniziative per mantenere gli impegni chiave presi da giugno, in particolare nei settori della lotta alla corruzione, dell’indipendenza della magistratura e delle indagini sulla frode bancaria. La necessità di tali riforme non è scomparsa con la sfiducia data al governo… Continueremo a basare le nostre relazioni con la Repubblica di Moldova sul principio di condizionalità e rispetto dello stato di diritto e degli standard democratici.”
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