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Bolivia, esercito per sedare manifestazioni pro Morales

Bolivia, esercito per sedare manifestazioni pro Morales

A suscitare la forte preoccupazione delle organizzazioni internazionali è, in particolare, il decreto presidenziale adottato il 15 novembre che impiega l’esercito nelle azioni volte «al ristabilimento dell’ordine  interno e della stabilità pubblica», a sostegno della Polizia nazionale, e concede alle forze armate un potere eccessivamente ampio e discrezionale esentando i militari dalla responsabilità penale quando agiscono «in caso di legittima difesa o in stato di necessità» e se rispettano «i principi di legalità, assoluta necessità e proporzionalità» come definiti dalla legge boliviana.

Il timore è che si tratti di una misura volta a soffocare i movimenti di protesta, a reprimere il dissenso e, in particolare, a colpire le comunità indigene, i campesinos e i cocaleros che tradizionalmente sostengono Evo Morales.

A denunciare il rischio di violazione dei diritti umani sono, fra gli altri, Amnesty International e Human Rights Watch. In un comunicato ufficiale, Amnesty sollecita «le autorità boliviane ad abrogare immediatamente il decreto 4078 del 14 novembre 2019, a garantire che le forze armate agiscano nel rispetto delle norme e degli standard internazionali sull’uso della forza e a proteggere i diritti umani di tutte le persone che intendono protestare, a prescindere dalla loro opinione politica».

«La grave crisi dei diritti umani che sta attraversando la Bolivia dopo le elezioni del 20 ottobre si è aggravata con l’intervento delle forze armate. Qualsiasi messaggio che favorisca l’impunità è gravissimo. I nefasti precedenti storici nella regione per quanto riguarda il ruolo dei militari devono essere tenuti nella massima considerazione così come massimo dev’essere l’impegno al rispetto e alla protezione dei diritti umani», è la dichiarazione di Erika Guevara-Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International.

«Siamo estremamente preoccupati per le misure adottate dalle autorità boliviane che sembrano dare priorità alla repressione brutale di oppositori e critici del nuovo governo e dare alle forze armate carta bianca per commettere abusi invece di lavorare per ripristinare lo stato di diritto nel Paese», ha dichiarato Miguel Vivanco, direttore per le Americhe di Human Rights Watch (Hrw). «La priorità dovrebbe essere assicurare che i diritti fondamemtali del boliviani, inclusi quelli alla protesta pacifica e ad altre assemblee pacifiche, siano rispettati».

Il decreto stabilisce che le forze armate possano «fare uso di tutto i mezzi disponibili che siano proporzionali al rischio degli operativi», vale a dire, anche delle armi da fuoco. Secondo Hrw, il decreto va contro i Principi fondamentali delle Nazioni Unite sull’uso della forza e delle armi da fuoco da parte di agenti e funzionari delle forze dell’ordine, standard internazionali che forniscono una serie di linee guida sul comportamento e le azioni degli agenti della sicurezza.

Il decreto, si legge nel comunicato di Hrw, «non distingue tra l’uso delle armi da fuoco e il loro uso deliberatamente letale», vale a dire, «la distinzione tra sparare e sparare con l’intenzione di uccidere». L’organizzazione spiega infatti che ricorrere alle armi da fuoco dovrebbe essere davvero un caso estremo, quando le azioni non letali siano state attuate in tutti i modi possibili. Il mantenimento dell’ordine dovrebbe essere perseguito con il minimo danno, rispettando sempre e comunque le vite umane.

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