Minniti si sta muovendo su vari piani. Il primo riguarda la riorganizzazione dell’accoglienza. Per ora, si tratta solo di segnali interessanti su cui varrebbe la pena di riflettere. Ipotizza, Marco Minniti, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, un cambiamento nella gestione del fenomeno qui, in Italia. Nel senso che il respingimento di chi non ha diritto dovrebbe assumere i contorni di una operazione reale, non di facciata com’è stato sino a pochi giorni fa. Questo darebbe un ben diverso valore all’accoglienza dei profughi, in fuga da guerre e persecuzioni, e, quindi, secondo gli accordi internazionali sottoscritti anche dall’Italia, pienamente accettabili nel territorio nazionale e ammissibili a programmi specifici di inserimento. In questo contesto, perderebbe peso e ruolo l’affarismo sull’accoglienza che, purtroppo, ancora esiste e si nutre del complesso di inefficienze e di complicità che l’assiste dalle Alpi a Marsala.
La seconda gamba di questa nuova politica, è rappresentata dall’azione già avviata nei confronti dei paesi della sponda Sud del Mediterraneo e di quelli a Sud di questi. Negoziare accordi assistiti da finanziamenti (disponibili per i risparmi che si dovranno ottenere in Italia) volti a suscitare la collaborazione delle autorità locali nel contrasto all’emigrazione verso Nord. In fondo, questa degli accordi con i paesi della sponda Sud del Mediterraneo è l’unica via umanitaria per interrompere prima (e impedire poi) la strage di disgraziati che ogni giorno si realizza nel «Mare Nostrum» senza ricorrere all’unica alternativa esistente e obbligata per il caso che l’«Operazione Minniti» non vada in porto nei termini prospettati: il blocco navale delle coste libiche e –comunque- della sponda Sud, messo in opera da una forza navale dell’Unione. Un intervento con mille difficoltà operative e di ammissibilità internazionale, ma, alla fine, inevitabile nell’inazione degli stati, e dell’Italia in particolare, paradossalmente orgogliosa di esercitare de facto, mediante le sue navi, il ruolo di appoggio di scafisti e mercanti di donne e uomini alla disperazione.
La volontà di operare là dove sorge e si manifesta la volontà di fuggire verso l’Europa (supportata dalla diffusione di false informazioni sulle opportunità del vecchio continente che non è più il Bengodi di un tempo) è corretta e deve essere sostenuta. Il ministro Minniti, in effetti, sta mettendo a frutto per il suo Paese le ampie e sostanziose relazioni intessute negli anni, anche remoti, in cui s’è occupato di intelligence e di difesa. Aspettiamoci che da più parti, a cominciare da chi teme per i propri lucrosi business, comincino raffiche di attacchi anche personali.L’uomo è maturo e consapevole e non ne sarà intimorito. L’importante è che il Pd e il presidente del consiglio Gentiloni continuino a sostenerlo: il successo delle sue opzioni politiche sarebbe un successo per tutti noi, anche di fronte a un’Unione europea tutt’altro che entusiasta delle performances del suo predecessore. E potrebbe aprire, almeno in questo campo, una nuova fase di collaborazione più operativa, dotata del consenso che sin qui è mancato all’Italia.
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