Gli ultimi sei mesi per la Spagna vertono tutti verso la formazione del secondo Governo Rajoy. Eccone alcune tappe.
Mentre in Spagna si consolida il patto tra il Partido popular (Pp) e Ciudadanos, i socialisti continuano a negare il loro sostegno al presidente del Governo uscente e incaricato, Mariano Rajoy. Il leader del Partido socialista obrero espanol (Psoe), Pedro Sanchez, ha ribadito che non intende dare alcun aiuto ai popolari in un futuro voto di fiducia. I conservatori del Pp e i liberali di Ciudadanos hanno firmato pochi giorni fa il patto anticorruzione che permette alle due formazioni di dar via al negoziato per un accordo di investitura di Rajoy. Tuttavia, il rifiuto socialista di appoggiare il nuovo esecutivo mantiene l’incertezza sulla effettiva possibilità di mettere fine alla crisi che da otto mesi tiene in sospeso la politica della Spagna. I sei punti del patto prevedono la rimozione dagli incarichi pubblici di chi è indagato per corruzione, l’abolizione delle immunità per i politici, la fine degli indulti per i casi di corruzione e maggiore trasparenza sui presunti scandali in seno al Pp. Raggiunta questa intesa, le due parti hanno ora iniziato un negoziato sui terni economici e sociali. In particolare nel campo dell’istruzione e in quello del rafforzamento delle istituzioni democratiche.
Tutto come previsto: con 180 no e 170 sì il Parlamento spagnolo boccia la candidatura di Mariano Rajoy alla presidenza del governo. Era la prima votazione, per la quale occorreva raggiungere la maggioranza assoluta di 176 seggi. Il voto si ripeterà venerdì prossimo ma, pur essendo in quel frangente sufficiente la maggioranza semplice, le cose non cambieranno. Oltre al sostegno del suo Partito Popolare, il premier ad interim ha potuto contare solo sull’appoggio del partito liberale di centro Ciudadanos, ottenuto grazie a una complessa trattativa conclusa a tempo di record nell’ultima settimana. Ma la speranza di Rajoy di ampliare la base del consenso per ottenere l’investitura è stata frustrata dal secco “no” dei socialisti di Pedro Sanchez, compatti nel rifiutare qualsiasi apertura di credito verso il leader di un partito invischiato da anni in una lunga serie di casi di corruzione. Dalla tribuna delle Cortes, Sanchez ha ripetuto che Psoe e Pp sono antitetici e che la prima formazione della sinistra non accetterà mai di trattare con il presidente che considera responsabile di una politica che ha smantellato importanti conquiste dello stato sociale. I socialisti non chiariscono ancora, tuttavia, quali saranno le loro mosse a partire dalla prossima settimana. Se Rajoy sostiene che non si tirerà indietro neppure dopo il quasi certo secondo no del Parlamento (c’è tempo sino a fine ottobre per evitare il secondo scioglimento delle Camere del 2016, dopo le elezioni di dicembre 2015 e di giugno 2016), il numero uno di Podemos Pablo Iglesias ha lanciato un appello a Sanchez affinché accetti di esplorare la possibilità di una maggioranza alternativa.
Bocciata sonoramente la mozione del leader che prevedeva primarie a ottobre e congresso straordinario a novembre. Ora il partito dovrà rifondarsi dopo cinque sconfitte in un anno. La nuova guida provvisoria potrebbe optare per una astensione sull’investitura dell’ex premier ed evitare cosi un ritorno alle urne che i sondaggi prevedere catastrofico per il Psoe. La sua mozione non è passata. E lui, come promesso, si è dimesso. E’ finito così, con una sfiducia e un mare di polemiche, il mandato di Pedro Sanchez alla segreteria del Psoe, il Partito socialista spagnolo. La proposta dell’ormai ex segretario è stata respinta con 133 voti contrari e 107 a favore: Sanchez aveva chiesto di organizzare le primarie a ottobre e convocare un congresso straordinario a novembre. Ieri lo stesso esponente socialista aveva affermato che se fosse stato battuto si sarebbe dimesso. E così ha fatto. I suoi oppositori, con in testa la presidente dell’Andalusia Susana Diaz, hanno chiesto una direzione provvisoria alla guida del partito. Saranno accontentati. “Ho sempre creduto che il Partito socialista potesse offrire un’alternativa, ma purtroppo non è stato possibile, quindi mi dimetto. E’ stato un onore” ha detto Sanchez, secondo quanto riferisce una fonte del suo entourage. Pedro Sanchez, in carica dal 2014, passerà alla storia come il segretario che ha firmato nell’ultimo anno cinque sconfitte storiche per i socialisti, in altrettante elezioni: due politiche, le catalane, le basche e le galiziane. Sotto la sua guida il Psoe è precipitato dal 48% che aveva negli anni 1980 al 22,6%. Numeri disastrosi. L’ex segretario, inoltre, è stato anche l’uomo del granitico no (“No è no! Che parte del no non capisce signor Rajoy” disse) all’ipotesi di consentire la nascita di un governo di minoranza del leader popolare Mariano Rajoy, vincitore delle politiche ma senza maggioranza assoluta, che avrebbe permesso di fare uscire la Spagna da una paralisi istituzionale che dura ormai da 10 mesi. E rischia di portare a nuove elezioni, le terze in un anno.
Dopo quasi un anno dalle elezioni del 20 dicembre 2015, che hanno aperto una delle stagioni di maggiore incertezza politica nella Spagna del dopo-franchismo, è arrivata oggi la notizia che di fatto sblocca l’impasse e spiana la strada a un nuovo governo. Il Psoe, il partito socialista spagnolo, ha deciso infatti a maggioranza di facilitare l’insediamento di un nuovo governo guidato da Mariano Rajoy. Lo farà astenendosi nel giorno della sessione parlamentare di investitura. Il PSOE si asterrà in Parlamento permettendo ai conservatori di formare governo La decisione è arrivata oggi, domenica 23 ottobre 2016, in seguito ad una tesissima votazione avvenuta nella sede madrilena del Partito Socialista, in calle Ferraz. Con 139 voti a favore e 96 contrari, il comitato federale del Psoe ha deciso che si asterrà durante la sessione di investitura, permettendo così la formazione di un nuovo governo conservatore guidato da Rajoy. Mariano Rajoy (PP) governerà in minoranza insieme a Ciudadanos. Fino ad ora non era riuscito a formare governo per via del numero insufficiente di deputati. L’astensione del PSOE alla seconda votazione (quando è necessaria la maggioranza semplice per ottenere la fiducia) spianerà però la strada a un governo di minoranza.
La Spagna torna ad avere un governo dopo ben dieci mesi. Sabato sera il Parlamento di Madrid ha votato la fiducia al governo conservatore di Mariano Rajoy, rieletto primo ministro della Spagna. Il leader del Pp e premier uscente, che aveva bisogno di una maggioranza semplice, ha ottenuto 170 sì, 111 no e 68 astensioni dei deputati socialisti. Che si sono spaccati. Degli 84 deputati del Psoe, infatti, 15 «ribelli», sette dei quali della federazione catalana, hanno votato «no» disobbedendo all’ordine di astenersi imposto dal partito. Tutti rischiano una multa fino a 600 euro e potrebbero anche essere espulsi dal partito. L’ex leader socialista, Pedro Sanchez, che sabato mattina aveva dato le dimissioni pur di non dare il via libera al rivale, non ha partecipato al voto. Rajoy si è detto anni, è presidente del soddisfatto e ha aggiunto che «c’è molto lavoro da fare» e che proverà a «cercare un accordo e la comprensione con tutti».
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