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Nurse Jackie – Terapia d’urto (st. 7) fds

Nurse Jackie 7

La settima e ultima stagione di “Nurse Jackie” è stata accolta con recensioni miste, mantenendo lo stile agrodolce che ha caratterizzato la serie. La stagione finale vede Jackie Peyton alle prese con le conseguenze delle sue azioni, affrontando la dipendenza e le sue relazioni complesse, senza mostrare un’effettiva crescita o cambiamento. 

Ecco alcuni punti chiave della recensione della settima stagione:

  • Finale agrodolce: La serie si conclude con un finale che riflette il tono complessivo della serie, lasciando un senso di malinconia e incompletezza. 
  • Nessuna evoluzione per Jackie: Nonostante le sfide affrontate, Jackie non sembra aver imparato dalle sue esperienze, rimanendo intrappolata nei suoi schemi di comportamento, specialmente per quanto riguarda la dipendenza. 
  • Personaggi complessi: La serie continua a esplorare le vite complesse dei personaggi secondari, con particolare attenzione alle dinamiche familiari e professionali di Jackie. 
  • Stile simile a “The Sopranos”, “Mad Men” e “Better Call Saul”: Il finale della serie è stato paragonato ad altri finali di serie iconiche per il suo approccio agrodolce e la mancanza di una risoluzione definitiva. 
  • Ritorno al punto di partenza: Dopo sette stagioni, la serie sembra tornare al punto di partenza, con Jackie che continua a lottare contro i suoi demoni personali, senza mostrare una vera crescita. 

In sintesi, la settima stagione di “Nurse Jackie” offre un finale coerente con il tono della serie, ma senza offrire una vera e propria catarsi per il personaggio principale, lasciando i fan con un senso di malinconia e di possibilità incompiute. 

Jacqueline “Jackie” Peyton (Edie Falco) è un’eccellente infermiera; e una madre, una moglie, un’amante, un’amica, una collega; e un angelo, un diavolo, un essere umano; e una drogata auto-Traviata (oltre che un inconsapevole intermediario di spaccio tra sé e la figlia tredicenne).

“Tu non la conosci mia madre, non hai visto come può imbottirsi di droghe e comportarsi in modo normale. Non capirai mai quello che prova su qualunque cosa: lei è la bugiarda migliore del mondo.”

Dopo sette stagioni di tempo extradiegetico esterno che srotolano un lustro di tempo diegetico interno siamo tornati al punto di partenza: Jackie non è cresciuta, non ha imparato, non si è evoluta né migliorata (se non in campo lavorativo), perché è questo che fanno le persone per tutta la durata della loro vita: sono impegnate a non cambiare.

“Tu sei solamente un’egocentrica del cazzo!”, dice ad un certo punto l’Es di Jackie, impersonando sua figlia Grace (Ruby Jerins), al di lei proprio (Super)Io. “È possibile che riesci a vedermi solo come una vittima della tua dipendenza?”

Salvo passare, attraverso un’eterna catabasi dentro sé stessa, ché l’inferno siamo noi, dai derivati naturali (morfina), semi-sintetici (ossicodone e idrocodone) e sintetici (fentanyl) dell’oppio allo sniffare eroina dura e pura.

Lo showrunner Clyde Phillips scrive questi ultimi 24 ep. delle stag. 6 e 7 di “Nurse Jackie” con Abe Sylvia & Tom Straw e Liz Flahive & Carly Mensch, le regìe sono affidate a Jesse Peretz, Brendan Walsh, Adam Bernstein, Keith Gordon, Seith Mann, Abe Sylvia, Julie Anne Robinson e Adam Arkin ed escono di scena Adam Ferrara e Morris Chestnut, col contraltare delle valide new entry costituite da Tony Shalhoub, Jeremy Shamos e Mark Feuerstein e, tra le guest “star”, da segnalare Curtis McClarin (1969-2014) e Sepideh Moafi (“the Deuce”, “the L Word: Generation Q”) e il ritorno di Michael Buscemi nei panni di “Dio”, mentre Edie Falco e Merritt Wever si confermano dicotomiche mattatrici, con Betty Gilpin a splendido contorno.

voto: 8

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