Metà dei presenti nell’anno zero della Bolognina erano già adulti, l’altra metà non era nata. Decine di bandiere rosse, cartoline “vota comunista”, spille e magneti coi simboli della sinistra, da Berlinguer ai leader della rivoluzione cubana, fino a Peppino Impastato e No-Tav. In sala c’è emozione per quella che chiamano la «costituente comunista», ma anche una certa austerità, soprattutto negli interventi, lontani dagli slogan urlati. La liturgia, invece, è immutata, con «cari compagni», lunghe relazioni introduttive e l’Internazionale a pugno chiuso. Decine gli interventi. «Questo centrosinistra è destinato al fallimento, il referendum di ottobre sarà il riscatto del popolo» spiega una delegata. L’ovazione più sentita è per il rappresentate dell’ambasciata cubana. Su molti temi, come da tradizione, ci si scontra. Il tema caldo è la Brexit, che divide i presenti tra pro e anti Europa. Oggi si eleggerà il comitato centrale e il segretario Mauro Alboresi, un ex Cgil. Il futuro? «Lanceremo una campagna contro i ticket sanitari» anticipa lui, che vorrebbe pure «uscire dalla Nato». Alle comunali Alboresi ha votato per Coalizione Civica, al ballottaggio non è si è presentato e sulla Brexit non ha dubbi: «Sono favorevole, perché questa Europa dei poteri forti non è riformabile».
Al progetto l’ex Pdci ci ha lavorato per oltre un anno, portandosi dietro pezzi di Rifondazione, dirigenti sindacali e altre micro formazioni di sinistra. I giudizi sugli assenti sono feroci: «Sinistra Italiana? Con loro non prenderei neanche un caffè» dice Nicola, che guida un gruppo di giovani calabresi e spinge per il rinnovamento: «Dobbiamo informatizzare il partito – avverte – banchetti e volantinaggi non servono più».
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