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Il M5s per rimanere puro epura … senza però riuscirci (a rimenere puro)!

Il M5s per rimanere puro epura ... senza però riuscirci!

Luigi DI Maio, Beppe Grillo e Roberto Fico

A Quarto è in corso un’inchiesta coordinata dal pm John Woodcock su un presunto voto di scambio tra camorra e M5S e e presunti ricatti a danno della prima cittadina grillina Rosa Capuozzo. Nelle ore scorse la donna ha postato su Facebook un vibrante video messaggio in cui rivendica di aver tenuto la camorra fuori dalla porta. Fatto sta che invece di andare subito a raccontare ai magistrati che la camorra era venuta a bussare a quella porta, la Capuozzo preferisce tacere. Aspetta di avere indicazioni dall’alto. Sa, perché lo dice parlando con una consigliera, che “la cosa è enorme”. Per cui meglio coprirla come si può. Per lei trasparenza non è, evidentemente, un imperativo categorico dello spirito ma solo un abito che si indossa e si sveste a seconda delle convenienze. L’ex consigliere grillino Giovanni De Robbio, primo tra gli eletti con oltre 850 voti gentilmente offertigli dai boss locali in cambio di una serie di favori, la ricatta da tempo e già a novembre lei avverte i big nazionali dai quali attende ansiosa un intervento. “Senza mettere i manifesti” però, si raccomanda lei, anche perché Roberto Fico, membro del direttorio a 5 Stelle, le manda a dire dal capogruppo Alessandro Nicolais di “andare avanti tranquilli”, che lui “quanto prima verrà”.

Il Movimento, cioè lui, Grillo e le loro dirette emanazioni sui territori come Fico e Di Maio plenipotenziari campani da coprire a ogni costo anche a quello di sacrificare una che nemmeno è indagata, alla pari di un Lupi qualunque, alla faccia del principio per cui “uno vale uno”. Acqua ormai passata sotto il ponte che va dal vecchio movimento al nuovo partito. Uno di quelli, come molti altri, che, pur di vincere, accettano i voti di chiunque. Compresi i camorristi. Eh già. Perché se fino ad oggi era stato in vigore un regolamento interno (formalmente resterà ancora ma solo come specchietto per attivisti allodole) che permetteva di candidarsi solo a chi poteva vantare un certificato penale immacolato e di far votare quella candidatura solo a chi era iscritto da almeno un anno, ormai è stato dimostrato che quando si tratta di prendere i voti veri, quelli che contano per vincere, i grillini non vanno più tanto per il sottile.

E se capita che il candidato consigliere più votato alle elezioni di giugno a Quarto è stato spinto dai clan, Beppe Grillo prima riduce tutta la questione a una mera quisquilia matematica (che vuoi che siano qualche centinaia di voti della camorra se non determinati?), poi caccia la sindaco al grido “l’onestà ha un prezzo”. Certo, basta che a pagarlo non sia lui che sulla presunta immacolatezza sua e della sua creatura ci ha costruito su intere campagne elettorali a proprio favore e denigratorie verso gli avversari.

È bene infatti ricordare che solo lo scorso 18 dicembre è stata votata alla Camera la mozione grillina di sfiducia contro il ministro Maria Elena Boschi “rea” di essere la figlia di un uomo che, al momento, non risulta nemmeno indagato e che, per la stessa ragione, la settimana prossima, il 19, ne sarà votata un’altra contro il governo. Solo che, come ammoniva qualcuno, bisogna fare attenzione a fare a gara a fare i puri, perché prima o poi “troverai sempre uno più puro che ti epura”.

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