
Maria Elena Boschi
I componenti del Consiglio di amministrazione di Banca Etruria sono stati sottoposti a procedimento disciplinare da Bankitalia. La pratica è ormai chiusa, entro qualche giorno le conclusioni saranno notificate e scatterà la procedura per l’invio delle controdeduzioni prima dell’erogazione delle sanzioni. È l’ultimo, clamoroso sviluppo delle verifiche effettuate sul dissesto dell’Istituto di credito toscano dagli ispettori della Vigilanza e adesso anche dalla magistratura. Nell’elenco ci sono l’ex presidente Lorenzo Rosi, l’ex vicepresidente Pierluigi Boschi, padre del ministro delle Riforme Maria Elena, e i consiglieri che hanno svolto l’intero mandato prima dell’arrivo del commissario. Tutti ritenuti responsabili della «mala gestio» che ha causato un «buco» nei bilanci di circa 3 miliardi di euro, dei quali ben 2 miliardi sono riconducibili a «sofferenze». Nella relazione finale si parla esplicitamente di «anomalie non rimosse» e si contestano numerose operazioni ed emolumenti concessi. Si muove Palazzo Koch e va avanti l’indagine condotta dal procuratore Roberto Rossi. Tra le operazioni contestate dal pubblico ministero c’è quella con la Methorius spa, che ha tra i soci anche l’imprenditore Alfio Marchini. Nel 2013, anno in cui sarebbero state emesse le false fatture finite nell’inchiesta, la sua quota era pari al 30 per cento, attualmente è al 16,6 per cento.
La ministra delle Riforme Maria Elena Boschi resta al suo posto. L’aula della Camera ha respinto la mozione di sfiducia nei suoi confronti, presentata dai 5 Stelle, con 373 no. I sì sono stati 129. A favore hanno votato M5s, Si-Sel, Lega Nord, Fdi-An. Contrari Pd, Area popolare, Conservatori e riformisti, Ala, Scelta civica, Pi-Cd, Psi, minoranze linguistiche. Forza italia non ha partecipato al voto.
“Se mio padre fosse stato davvero favorito, sarei la prima a dimettermi. Ma sono state dette un sacco di falsità: è in corso un attacco politico contro il governo e la mia famiglia”. Così Boschi ha replicato con forza e determinazione alle accuse delle opposizioni sul presunto conflitto d’interessi nella vicenda della Banca Etruria, di cui suo padre è stato vicepresidente. L’aula ha ascoltato in silenzio il suo discorso, intervallato solo da qualche applauso della maggioranza e giudicato dai più “ineccepibile”. Definito, invece, “pieno di pietismo e compassione” da Alessandro Di Battista (M5s) nel suo veemente attacco. E ha tuonato: “Se quello che è successo a Boschi fosse accaduto in epoca berlusconiana a Carfagna o Gelmini, sarebbero insorti tutti”. Per poi aggiungere: “I partiti sono diventati come le banche, gestiscono i nostri soldi: partiti e banche sono la stessa cosa e come le banche piazzano titoli tossici anche i partiti piazzano provvedimenti tossici”.
Il governo ha fatto quadrato intorno alla ministra: al suo fianco tutti gli esponenti dell’esecutivo. L’unica sedia vuota era quella al centro, normalmente occupata dal presidente del Consiglio, che non era presente. Proprio per segnare la distanza da un dibattito che “non sta né in cielo né in terra”, Matteo Renzi è rimasto a Bruxelles per il consiglio Ue. Il premier, che ha affidato all’Agenzia anticorruzione di Raffaele Cantone gli arbitrati sul crac delle 4 banche popolari, ha ribadito che la demagogia “non paga né per il Paese né in termini di voti”. E ha commentato, subito dopo la riconfermata fiducia a Boschi: “Mi pare del tutto evidente che si sia trattato di un clamoroso boomerang per il Movimento 5 stelle”.
Il documento di sfiducia dei Cinque Stelle è stato illustrato da Davide Crippa, che ha denunciato i rapporti del padre della ministra, ma anche di altri parenti di lei con Banca Etruria, che ha definito “la banca di famiglia”. Mentre Beppe Grillo, nel lanciare su Twitter l’hashtag #boschiacasa, ha scritto sul suo blog: “Banca Etruria: il ministro Boschi è azionista, il padre è vicepresidente, il fratello e la cognata dipendenti. La Boschi non è un ministro, è un conflitto di interessi ambulante! W poi speculazioni finanziarie, decreti ad hoc, strani rialzi azionari, procure che vogliono vederci chiaro, traffici con Londra. 431 milioni di euro bruciati, 12.500 famiglie sul lastrico, anziani truffati, epiloghi tragici. Che altro per rassegnare le dimissioni?”.
La difesa della ministra da parte del Pd invece, è stata affidata prima ad Andrea De Maria, poi a Walter Verini. “Questa mozione di sfiducia è del tutto infondata e serve solo per screditare una persona anche con argomenti sessisti”, ha affermato De Maria esprimendo alla ministra “solidarietà e vicinanza umana e politica” e sostenendone “il lavoro serio, appassionato e determinato”. Mentre Verini ha parlato di “barbarie politica”, respingendo a nome di tutto il partito “questa sfiducia ad personam che è solo un atto di propaganda per le opposizioni”. A Ettore Rosato, infine, è stata affidata la dichiarazione di voto conclusiva: “Respingeremo questa mozione di sfiducia, ritornerà indietro come un boomerang, basta con queste sceneggiate. È stato fatto tutto al di sopra di ogni sospetto da parte del ministro Boschi. Non c’è stato alcun comportamento scorretto e infatti i firmatari delle mozioni devono contestare un decreto che ha salvato 1 milione di correntisti e 7200 stipendi, superando ogni fantasia”.
“Non avremmo voluto partire da una mozione di sfiducia – ha spiegato poi Giovanni Paglia di Sinistra Italiana annunciando il voto favorevole alla mozione di sfiducia – forse non era nemmeno la soluzione più giusta, ma noi volevamo che il ministro venisse a riferire in aula, invece così non è stato”. Mentre il suo collega di partito Arturo Scotto ha rivendicato la necessità di una “legge sul conflitto di interessi”. Un punto, quest’ultimo, su cui ha concordato anche il presidente del Senato Pietro Grasso: “Siamo oltre ogni ragionevole ritardo: una legge chiara in materia metterebbe le istituzioni al riparo da possibili rischi di abuso, e legherebbe i rappresentanti politici a responsabilità precise e non a polemiche talvolta strumentali”. La Lega, per bocca di Guido Guidesi, ha sottolineato che la sfiducia “inchioda l’intero governo alle proprie responsabilità, dei favoritismi fatti a Banca Etruria, la banca del Giglio Magico”. Infine Roberto Occhiuto ha ribadito quanto già annunciato da Forza Italia: “Non voteremo questa mozione di sfiducia individuale, ma quella a tutto il governo Renzi che abbiamo depositato”.
La ministra per prima cosa ha fornito la sua versione dei fatti: “Se tutte le accuse che mi vengono rivolte fossero vere, sarei la prima a lasciare. Mio padre, come tutti gli altri membri del consiglio di amministrazione, ha perso il proprio incarico, è stato destituito con il commissariamento voluto dal nostro governo su richiesta di Banca d’Italia, e ha pagato una sanzione di 144.000 euro: dov’è il favoritismo nei suoi confronti? Sono orgogliosa di far parte di un esecutivo che esprime un concetto molto semplice: chi sbaglia deve pagare, chiunque sia, senza differenze e favoritismi. Ma non lo giudica un talk show”. Poi ha aggiunto: “Lasciatemelo dire con il cuore. Io amo mio padre e non mi vergogno a dirlo. Mio padre è una persona perbene e sono fiera di lui. E sono fiera di essere la prima della famiglia ad essersi laureata”. E ha continuato: “Mio padre è di origine contadina e ogni giorno si faceva 5 chilometri a piedi per andare a scuola. Questa è la storia semplice e umile della mia famiglia, non le maldicenze uscite in questi giorni”.
Quanto al possesso di azioni della banca, ha chiarito: “Avevo 1557 azioni di Banca Etruria, del valore di circa un’euro ciascuna, che ora sono carta straccia in seguito al decreto Salva Banche. Anche mia madre e i miei fratelli avevano pacchetti azionari, che ora non valgono più nulla. Dire che Banca Etruria fosse la ‘banca di famiglia’ è una falsità”. Spiegando, infine, come non ha mai incassato plusvalenze per le 1557 azioni possedute in Banca Etruria, ha sottolineato: “Il grande conflitto di interesse raccontato al Paese sono 369 euro mai incassati”. E ha concluso: “A chi pensa che attaccando me si indebolisca il governo dico di lasciar perdere, perché questo esecutivo è attrezzato per vincere gli attacchi e portare avanti il cambiamento. Andremo avanti senza arroganza”.
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Non credo si dimetterà. Ho come un dejà vu… Anche il Presidente della Camera Fini aveva detto che se davvero suo cognato aveva davvero comprato la casa a Montecarlo si sarebbe dimesso, e non lo fece…
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Ma non deve dimettersi la Boschi. Ci mancherebbe solo questa!
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