Politica locale

Marino dimissionato, arriva il prefetto

Marino dimissionato, arriva il prefetto

Francesco Paolo Tronca

La parola fine sull’esperienza di Ignazio Marino la mettono 26 consiglieri comunali, 21 del centrosinistra (19 del Pd, 1 del Centro Democratico e 1 dei 5 della Lista Marino), più i cinque radunati da Alfio Marchini (tra cui due «fittiani» e un Ncd) che firmano da un notaio le loro dimissioni simultanee dall’Assemblea Capitolina. È la spallata decisiva: Marino va a casa. Al Campidoglio arriva come commissario, nominato da Franco Gabrielli, Francesco Paolo Tronca, prefetto di Milano: «Oggi termina all’Expo e comincia a Roma», dice Gabrielli. E Matteo Renzi a sottolineare il nuovo inizio di Roma: «Expo dimostra che non scappiamo davanti alle sfide, ma le affrontiamo e vinciamo».

Dopo il ritiro delle dimissioni da parte del sindaco, quella dell’addio in massa dei consiglieri era l’arma di «distruzione di massa». Ma è un epilogo al quale il chirurgo dem reagisce con rabbia: «Chi mi ha accoltellato ha 26 nomi e, mi pare, un unico mandante». Chiaro il riferimento a Renzi, che tramite Matteo Orfini, ha staccato la spina, il premier gelido: «Marino non è vittima di una congiura di palazzo, ma un sindaco che ha perso contatto con la sua città». E poi: «Al Pd interessa Roma. Faremo di tutto per fare del Giubileo ciò che è stato l’Expo per Milano. Questa pagina è chiusa, ora basta polemiche, tutti al lavoro».

Per chiudere la partita, però, è servito un atto mai capitato prima. Solo che al Pd è servito l’apporto determinante di Alfio Marchini, al quale lo stesso Orfini aveva chiesto aiuto: «Ti chiamo anche a nome di Renzi, dacci una mano», il messaggio. E così è stato. Prove di larghe intese? Orfini nega: «Per il futuro né Alfio, né Lorenzin». Marchini, «benedetto» invece da Silvio Berlusconi («Una persona per bene che conosco da tempo», avrebbe spiegato ai suoi) è tornato ieri da Milano e piombato in Campidoglio quando già il Pd aveva convinto tutti i suoi consiglieri alle dimissioni. Decisione sofferta, ma inevitabile. A « supervisionare» i lavori, Marco Causi, ex vicesindaco, deputato dem, entrato in giunta a fine luglio e ora tra i più arrabbiati con Marino. Causi, infatti, è andato su tutte le furie quando ha scoperto che il sindaco aveva taciuto un particolare fondamentale: l’avviso di garanzia ricevuto dalla Procura per gli scontrini. Causi l’ha scoperto per caso, con una telefonata a Franco Gabrielli: «Ma lo sapete chi è indagato per le note spese?», gli ha detto il prefetto. Causi è rimasto in silenzio, ha preso fiato: «No, non lo sapevamo».

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