Sanità

Legittimo il divieto di sperimentazione su embrioni con fecondazione in vitro

Adele Parrillo

Adele Parrillo

Con una sentenza definitiva la Grande Chambre della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo (EDU) ha dichiarato legittimo il divieto imposto dalla legislazione italiana di utilizzare gli embrioni per la ricerca scientifica. Il caso, le cui carte sono state depositate a Strasburgo il 26 luglio del 2011, aveva come ricorrente Adele Parrillo, vedova di una delle vittime dell’attentato iracheno di Nassiriya, avvenuto il 12 novembre del 2003. In breve, la Parrillo contestava davanti ai giudici della Corte EDU uno dei pochi pilastri rimasti in piedi della legge 40/2004 (“Norme in materia di procreazione assistita”), contenuto nell’articolo 13 del testo. Quest’ultimo, infatti, al comma 1 stabilisce l’assoluto divieto a “qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano”, prevedendo pene detentive da un minimo di due anni ad un massimo di sei, cui si aggiungono multe tra i 50 mila e i 150 mila euro.

Secondo la concorrente (intenzionata a donare alla ricerca gli embrioni ottenuti attraverso la fecondazione in vitro), tale norma violava tanto l’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (“Diritto al rispetto della vita privata e familiare”), quanto il diritto alla “protezione della proprietà”, sancito dal primo articolo del Protocollo n°1. Tale impianto, tuttavia, è stato respinto in toto dalla Corte EDU.

Per prima cosa, secondo i giudici il divieto non lede la vita privata e familiare della Parrillo. In secondo luogo, non è stato possibile stabilire se anche il compagno della donna fosse concorde alla donazione degli embrioni. Infine, per quanto riguarda la presunta violazione del diritto di proprietà, la Corte ha stabilito che “non può applicarsi a questo caso, dato che gli embrioni umani non possono essere ridotti ad una proprietà come definita” dalla Convenzione.

Al di là del proprio merito, la sentenza riapre la delicata questione relativa alla già citata legge 40/2004. Oggetto di un referendum, questa ha subito negli anni numerose critiche, venendo trascinata pià volte di fronte alla giustizia. Nell’arco di un decennio, infatti, la legge sulla procreazione assistita è stata posta all’attenzione di vari tribunali 33 volte, uscendone via via spogliata della maggior parte dei paletti che inizialmente fissava. Tuttavia, come stabilito anche con la conclusione del caso Parrillo contro Italia, l’articolo 13 continua ad essere valido. Per lo Stivale, insomma, donare embrioni alla ricerca scientifica è ancora illegale – in merito è attesa nei prossimi mesi una sentenza della Consulta, che potrebbe anche ribaltare il pronunciamento della Corte EDU.

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