Centrosinistra

Il Pd verso un partito pesantissimo

Il Pd verso un partito pesantissimo

Il Pd verso un partito pesantissimo

Matteo Renzi è diventato segretario del Pd ed ha profetizzato il ritorno al partito liquido di veltroniana memoria; quello senza tessere. Come se fosse un movimento di opinione. Poi, le tessere truccate, il caso di Roma e la scarsa radicazione del renzismo su piano locale (diversamente da quando invece accade su piano nazionale); hanno fatto prendere al leader la decisione di ritornare sui propri passi.

Matteo Orfini è stato messo a capo di una commissione che ha già ascoltato gli ex segretari (Veltroni, Franceschini, Bersani ed Epifani) al lavoro dallo scorso autunno per rivedere la forma organizzativa del Partito Democratico. Oltre a Orfini, ci sono il vicesegretario Lorenzo Guerini, il bersaniano Nico Stumpo, il veltroniano Salvatore Vassallo, Fabrizio Barca, la prodiana Sandra Zampa, Giorgio Tonini e altri. Il Pd dovrà essere organizzato strutturalmente nella sua tenuta sui territori, fatto di tessere e iscritti con contano, nel senso che spetterà a loro eleggere i segretari regionali, non più alla platea allargata delle primarie, che resteranno invece per l’elezione del segretario nazionale e candidato premier. Le tessere 2015 saranno diverse tra loro, come le tessere di un puzzle, con lo slogan: “Il Pd lo costruisci tu”. E poi nel progetto del segretario, il Pd dovrà anche sintonizzarsi ad ogni livello sui nuovi media, organizzarsi come ‘animale politico delle nuove tecnologie’. Un esempio per capire può essere ‘moveon.org’, la piattaforma statunitense che da oltre 14 anni porta avanti campagne sul web, riuscendo a coinvolgere una comunità di 8 milioni di americani. Sarà l’unico tratto somatico ‘made in Usa’ del nuovo Pd, nato per essere un partito all’americana e ora oggetto di una torsione in senso molto italiano.

Questa commissione dovrà anche riformare le primarie, che sono irrinunciabili per il partito; ma che fatte così creano solo tensioni, senza avvicinare l’elettorato. Il punto è che il famoso albo degli elettori che Renzi vorrebbe recuperare – cioè il bacino dei tre milioni che hanno votato alle primarie di Veltroni, Bersani e dello stesso Renzi – in gran parte è andato perso o il rischio è molto alto. “Solo in Emilia Romagna hanno avuto la cura di prendere le mail di chi votava e chiedere loro l’adesione all’albo degli elettori in maniera ordinata”. Il resto dei votanti è possibile che sia quasi interamente irrintracciabile: un patrimonio perduto. Per questo Lorenzo Guerini ci va coi piedi di piombo, prendendo come punto di riferimento le ultime “primarie del 2013: partendo da lì in collaborazione con le federazioni provinciali e regionali, stiamo costruendo un database che contiene già un milione e 200mila elettori, grazie al quale entro l’anno arriveremo alla costituzione dell’albo degli elettori del Pd”. Riprenderà quindi la campagna tesseremanti (dal 30 marzo); mentre quella del 2014 si è chiusa con 391mila iscritti. Il punto è questo: garantire una partecipazione che vada oltre il voto nell’urna, costruire una macchina che sappia non solo organizzare le primarie ma anche tirare la volata ai candidati a livello locale. E’ per questo che stavolta a spingere sul ‘partito pesante’ – per usare una formula non esaustiva ma che rende l’idea – sono soprattutto i renziani che vogliono mettere radici più solide sui territori, tutti da conquistare, a parte i feudi di Toscana ed Emilia Romagna. Adesso non possiamo più sbagliare. Per questo sono importanti gli impegni di Renzi e il lavoro che la commissione sul partito coordinata da Orfini sta facendo.

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