Scandalo fra le mura della scuola media di Costigliole Saluzzo, Fabrizio Pellegrino, un professore SOenne è stato denunciato con la pesante accusa di «atti sessuali su minori». E. fascicolo è stato aperto dalla procura di Torino che ha affidato le attività investigative ai Carabinieri locali coordinati dal comandante Roberto Costanzo, che ha liquidato i cronisti con un “nulla da dichiarare, siamo soltanto all’inizio di una storia molto complessa”. E. capitano ha anche ribadito circa E “massimo riserbo e la riservatezza del caso a tutela dei minori coinvolti”. I militari dell’arma, in seguito alla denuncia di uno dei genitori delle presunte vittime, hanno perquisito nella notte tra giovedì e venerdì la dimora del professore a Dronero, notificandogli contestualmente l’avviso di garanzia. Sarebbero una decina, le presunte vittime, tutti maschi minorenni e residenti nel Saluzzese. All’interno della stessa inchiesta sarebbero coinvolti e stati sentiti giovani maggiorenni, probabili ex alunni del docente indagato. Del caso, inizialmente segnalato alla Procura di Cuneo, si sta occupando la Procura di Torino in quanto potrebbero configurarsi anche reati di competenza distrettuale: prostituzione minorile o istigazione a pratiche di pedofilia e pornografia. Tra l’altro, sempre Pellegrino, sarebbe stato in passato già segnalato per molestie sessuali, una decina d’anni fa quando insegnava in un convitto alpino della Valle Maira, l’uomo sarebbe stato denunciato da due giovani allievi, che avrebbero poi ritirato le accuse in cambio di un consistente risarcimento. Quel vecchio caso è emerso dagli accertamenti che i carabinieri di Saluzzo, coordinati dalla Procura di Torino. Mentre nessuna conferma sull’allontanamento nei confronti di un allievo minorenne. Forte sconcerto fra gli abitanti della zona, considerando che E professore era noto in paese perché presidente dell’associazione Marcovaldo che gestisce E famoso palazzo “Sarriod De La tour” La squallida vicenda rimanda ad un’altra analoga, avvenuta circa un anno fa, di Valter Giordano, docente di Lettere al liceo «Soleri» di Saluzzo, che ha patteggiato due anni per violenza sessuale con abuso di autorità su due studentesse, minorenni all’epoca dei fatti.
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Le canzoni spiegate
Per volerti bene non è mai troppo tardi

Per ottenere qualunque cosa nella vita bisogna volersi bene. Perchè se non ci si crede da soli a se stessi; la credibilità verso gli altri sarà zero.
Mi manca pagare qualcosa con le figurine

Canzone simbolo della generazione degli anni novanta, di chi cioè era adolescente in quel decennio. Si canta la pesantezza di essere diventati grandi, le responsabilità e la perdita della gioia e dell’innocenza. “Avevo voglia di parlare con te, non so nemmeno per dirti cosa; delle porte fatte con le magliette o di Sergio che non si sposa. Avevo voglia di giocare con te, a chi sputa più lontano. Rompere i vetri delle fabbriche, farci sgridare da qualcuno. Ah, che noia essere grandi, andare ai compleanni, parlare di soldi e dei figli degli altri. Ah, è tardi e devo già andare”. Sono belli invece i ricordi dell’adolescenza. “E mi manca aspettare l’estate, comprare le caramelle colorate. E mi manca la strada in due in bici; mi manco io, mi manchi tu. E mi manca una bella canzone; pagare qualcosa con le figurine. E mi manca la biro tra i denti; mi manco io, mi manchi tu. Ti manco io, e ti manchi tu”. “Avevo voglia di parlare con te, te lo ricordi il tuo primo pallone. Finiva sotto le macchine; però col vento sapeva volare. Lo sai che voglia di giocare che ho, anche di piangere e soffiarmi il naso; poi sprofondare nell’erba più alta. Tornare a casa sporco di prato”. La disillusione di un tempo che non potrà più tornare indietro. “Ah, e invece siamo già grandi, con il dovere di dare risposte e firmare e non lanciare sassi. Ah, ti voglio ancora bene”.
Grazie per avermi spezzato il cuore

Una storia è finita e lei quasi lo ringrazia di averla fatta soffrire; perchè in questo modo ha trovato la forza di uscire da questa situazione e dimenticarlo. “Grazie per avermi spezzato il cuore, finalmente la luce riesce a entrare. Strano a dirsi ho trovato pace in questa palude; mentre una sera scagliava invece musicali promesse di apocalisse”. L’intento di dimenticarsi è comune. “Grazie per l’invito a dimenticare le notti. Alle porte del sogno (le albe) incontrarti e parlare (il vino, le lotte). Dimenticare (i giorni). Alle porte del sogno (le luci) invitarti a ballare (le stande d’albergo, le voci). Dimenticare ai bordi del cielo toccarti e suonare. Dimenticare il vento, gli scherzi, le foglie, le ombre, l’odio”. “Dimenticare alle porte del sogno incontrarti e parlare. Dimenticare alle porte del sogno invitarti a ballare. Dimenticare ai bordi del cielo toccarti e volare. Dimenticare alle porte del sogno baciarti e restare”. E infine, la beatitudine di essersi lasciati. “Strano a dirti ho trovato pace alle porte del sogno. Rivedo i porti, le nebbie, gli inverni le ombre, le inutili piogge. Le albe, le lotte, le luci, i giorni. Le notte, le stanze d’albergo. L’orgoglio”.
Il cielo limpido non fa per me

Marjorie Biondo – Le margherite (2000) Il suo primo singolo, “Quello che tu hai”, è stato pubblicato nel novembre 1999 e contiene tutti i riferimenti musicali della giovane artista. Partecipa al Festival di Sanremo 2000 nella sezione “Giovani”, classificandosi nona, e subito dopo esce il suo album di esordio omonimo. L’album, un mix di rock dalle sfumature forti irlandesi […]
Non lo posso sopportare questo silenzio innaturale

Problemi di coppia. Una coppia cerca di superarli e lui la invita al dialogo. “Sai che cosa penso che non dovrei pensare, che se poi penso sono un animale e se ti penso tu sei un’anima. Forse è questo temporale che mi porta da te e lo so non dovrei farmi trovare senza un ombrello anche se ho capito che per quanto io fugga torno sempre a te”. “E me ne vado in giro senza parlare senza un posto a cui arrivare. Consumo le mie scarpe e forse le mie scarpe sanno bene dove andare. Che mi ritrovo negli stessi posti; proprio quei posti che dovevo evitare. E faccio finta di non ricordare e faccio finta di dimenticare. Ma capisco che per quanto io fugga torno sempre a te”. Anche se hanno provato a lasciarsi, ma finiscono sempre per ritrovarsi insieme. Lui, però le dice anche di non stare insieme per abitudine, ma di lottare per il loro amore. “Che fai rumore qui e non lo so se mi fa bene, se il tuo rumore mi conviene. Ma fai rumore, sì che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale tra me e te”. Anche se talvolta questo vuol dire litigare. “Ma fai rumore sì, che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale e non ne voglio fare a meno oramai di quel bellissimo rumore che fai”.







































