Centrodestra

La riorganizzazione del centro destra italiano

La riorganizzazione del centro destra italiano

Silvio Berlusconi, Angelino Alfano, Matteo Salvini e Giorgia Meloni

Dopo il proscioglimento di Berlusconi nel secondo grado del processo Ruby il centrodestra è di nuovo in fermento. Ma ormai non è più quello di tre anni fa. A partire proprio dalla Lega Nord, che si è definitivamente debossizzata. Pur rimanendo un pilastro importante nella formazione della Lega, ormai Umberto Bossi non ne detta più la linea. Matteo Salvini invece la sta facendo sempre più sau, anche se alcuni esponenti come Flavio Tosi contestano la linea filo-Le Pen. La Lega di Salvini ha abbandonato l’anti-meridionalismo, la secessione e anche il federalismo. Adesso punta sulla lotta all’immigrazione e   contro il centralismo di Bruxelles.

Fratelli d’Italia invece vorrebbe essere la versione 2.0 di Alleanza Nazionale. E’ il luogo dove si sono unite tutte le schegge del partito che fu e tutte quelle che incolpano Gianfranco Fini sia della deriva centrista del partito, sia della sua fusione nel Pdl. Il riuscire ad organnizzare un movimento con una solida base è un altro discorso. L’elettorato di An che non si riconosce nella nuova Forza Italia (la maggior parte) si è perso tra il non voto e il sostegno nella nuova Lega Nord. Infatti Lega ha preso a piene mani da quel baccino e ora per il partito di Giorgia Meloni sarà difficile tornare sui propri passi. In una politica de-ideologizzata la Lega rappresenta tutti i temi caratterizzanti della vecchia An, con un pregio in più: il non aver avuto nulla a che fare con il Msi.

Il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano era nato per continuare a sostenere le riforme del governo Letta in un momento in cui Silvio Berlusconi voleva, negando la propria forza parlamentare, indurre Napolitano a sciogliere le camere e a indire nuove elezioni. Il compito dell’Ncd si è complicato di molto da quando Berlusconi essendosi accorto della strategia fallimentare ha cambiato tattica e seppur dall’opposizione è tornato a collaborare, facendo mancare il fiato al partito di Alfano che si era scisso proprio per permettere al governo di funzionare. Non solo, il movimento di Alfano paga anche il per nulla brillante risultato delle scorse europee che lo ha risotto da nuovo centro di gravità del centrodestra destinato a riunire tutte le anime post Pdl a una scheggia che è riuscita a ottenere dei seggi a Strasburgo solo grazie all’apporto dell’ancor più minoritaria formazione di Casini, l’Udc. Questi ultimi sono riusciti a salvarsi ancora una volta. Dopo i fallimenti del Terzo Polo (dove ci hanno rimesso le penne Api e Fli); è sopravissuta anche allo spappolamento della coalizione presentatesi alle scorse europee per Monti. Dove Scelta Civica è sparita dal parlamento (divisasi in molte componenti diverse) e tra l’elettorato (0,7%); l’Udc è riuscita ancora a limitare i danni. Però non c’è garanzia che si salverà all’infinito e quindi la formazione di Pierferdinando Casini deve prendere importanti scelte.

Sempre improponibile una fusione di questi partiti in un’unica componente. Ma si è molto parlato sia di primarie (per designare un candidato a premier), sia di federazione. Silvio Berlusconi non è ancora (nonostante tutto) morto politicamente e si farà difficilmente da parte e per la federazione c’è bisogno di dei temi su cui tutti vadano d’accordo. E per il momento non ce ne sono.

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