L’aula del Senato ha approvato il decreto legge editoria, in materia di riordino dei contributi pubblici alla stampa di partito e alle società cooperative nonchè di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale. I sì sono stati 232, i no 18 e 30 gli astenuti. Il testo, che scade il 20 luglio, passa alla Camera in seconda lettura. Svariate le novità al testo rispetto alla versione uscita da Palazzo Chigi, che aveva come principale obiettivo la rideterminazione dei requisiti di accesso ai contributi, in modo da renderli più selettivi. Il principale criterio per raggiungere l’obiettivo è la correlazione tra entità dei contributi e vendite effettive delle testate, con un determinante salto di qualità rispetto al requisito della legislazione precedente, ed ai livelli di occupazione professionale. Approvato dalla Camera il decreto legge sull’ editoria. Con 454 sì, 22 no e 15 astenuti è passato il testo già promosso in Senato. Sono stati così ridefiniti i criteri per l’ accesso ai fondi per i giornali, con il fondo per l’ editoria fissato in 120 milioni per il 2012. Conteranno le copie vendute e non quelle distribuite, con un tetto al 25% per le testate nazionali (prima era del 15) e del 35 per le locali. Novità anche per l’ online: per la prima volta il mercato pubblicitario via Internet entra nel Sistema integrato delle comunicazioni, che controllerà eventuali posizioni dominanti anche per motori di ricerca e social network che non potranno superare il tetto del 20%.
Sì dell’Aula della Camera al decreto legge sulla spending review. Il testo, leggermente modificato a Montecitorio, è stato approvato con 387 sì, 20 no e 47 astenuti. Palazzo Chigi precisa che il decreto è in scrittura e che ogni anticipazione è priva di fondamento, ma dai contenuti che filtrano dalla bozza sulla spending review, appare chiaro che il lavoro del supercommissario Enrico Bondi si è concentrato molto sulla pubblica amministrazione. Il provvedimento del governo si presenta, infatti, denso di interventi decisi sulla macchina burocratica dello Stato, per porre fine agli sprechi e renderla efficiente. Misure e tagli profondi, che si presentano però molto difficili da digerire per il pubblico impiego. E i sindacati si dichiarano pronti alla mobilitazione. Tra le altre misure, dimezzata la spesa in auto blu, ridotta quella della Presidenza del Consiglio, limate le risorse alle Regioni e riduzione delle Province. Ma non mancano, come anticipato nei giorni scorsi, pesanti tagli anche alla Sanità, all’Università, agli istituti di ricerca. Inoltre, con il decreto di attuazione della delega sulla revisione della geografia giudiziaria, un sostanzioso taglio è in arrivo con la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, che porterebbe alla chiusura di oltre 280 uffici giudiziari, tra tribunali, procure, e sezioni distaccate. Arriva la «spending». Il Senato approva in via definitiva (con 203 sì, 9 no e 33 astenuti) il decreto razionalizzazione spesa pubblica. Tra il malcontento dei sindacati, delle Regioni e dei Comuni. In ballo una manovra di risparmi per 6-7 miliardi da quest’ anno e per il doppio il prossimo e il successivo. Il premier Monti non ha negato le difficoltà: «Sarà un esercizio complicato», ha detto riferendosi alla riunione di governo.
L’aula della Camera ha respinto la mozione di sfiducia al ministro del Lavoro Elsa Fornero presentata da Idv e Lega. I no sono stati 435, i sì 88, gli astenuti 18. A sostegno dell’esponente del governo sono mancati 61 voti del Pdl. Cinque deputati del Popolo della libertà hanno votato sì alla sfiducia e sono Cirielli, Miserotti, Mussolini, Pili e Rampelli. Sedici sono stati gli astenuti mentre 40 i deputati che non hanno votato, di cui 9 in missione. Tra gli assenti, Berlusconi, Corsaro, Bianconi, Crosetto, La Russa, Tremonti e Verdini. “Mi ha creato sofferenza, però lo abbiamo superato. Ora continuerò a lavorare con l’impegno di prima. A chi mi accusa voglio dire che non ho mai mentito”, ha detto Fornero al termine della votazione.
Soldi dei partiti ai terremotati, è legge. Alle popolazioni colpite a partire dal 2009 dal sisma sono stati destinati 91 milioni di euro nel 2012 e 74 nel 2013: in tutto, 165 milioni. L’articolo 16 del ddl approvato ieri dal Senato prevede, fra l’altro, un sistema misto di finanziamento pubblico-privato, bilanci certificati affidati anche al controllo di magistrati, l’obbligo ai tesorieri di rendere pubblici i loro patrimoni, la pubblicazione dei conti online. I sì sono stati 187, i no 17, gli astenuti 22.
Vittorio Grilli è il nuovo ministro dell’ Economia. Il giuramento oggi al Quirinale. La nomina arriva dopo la proposta del presidente del Consiglio, Mario Monti, a Giorgio Napolitano. “Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto – si legge nella nota del Quirinale – questo pomeriggio al palazzo del Quirinale il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, su proposta del quale ha firmato il decreto di nomina di Vittorio Umberto Grilli a ministro dell’Economia e delle Finanze. Il senatore Mario Monti cessa pertanto dalla carica di ministro dell’Economia e delle Finanze. Subito dopo il nuovo ministro ha prestato giuramento nelle mani del capo dello Stato”.
È finita l’ era della super Protezione civile che, nell’ epoca di Guido Bertolaso, si occupava di grandi eventi come il G8 o i funerali di Giovanni Paolo II. Il Senato ha approvato ieri in via definitiva la riforma del dipartimento, limitandone il raggio d’ azione «alla previsione e alla prevenzione dei rischi, al soccorso delle popolazioni sinistrate e ad ogni altra attività necessaria e indifferibile, diretta al contrasto e al superamento dell’ emergenza e alla mitigazione del rischio»
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