Tra Penati, Ruby, e lo stop alle candidature sporche rinviato alle elezioni del 2018. Non bastano tre fiducie “in calando” per spegnere le polemiche sul ddl anti-corruzione. All’ opposto esse lievitano in una lunga, fiacca, ripetitiva giornata di voti che anziché mettere in sicurezza le norme per garantire la trasparenza, aprono uno scenario di futura incertezza al Senato. Scoppia il bubbone dei potenziali candidati compromessi da indagini e condanne giudiziarie. I finiani si smarcano e non votano la fiducia. In rapida successione i ministri della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi e della Giustizia Paola Severino tentano di correre ai ripari, garantiscono che la delega affidata al governo dura sì nove mesi, ma «può essere esercitata prima». Entro il 2013. Ma l’ incerto cammino del ddl al Senato, i profondi distinguo del Pdl sulla parte penale, il binario morto che si profila, condannano anche le regole per le candidature pulite a un sicuro rinvio.
Protesta Antonio Di Pietro. Bisogna partire dai numeri per capire che cos’ è successo a Montecitorio. Dove è andata in scena la protesta di una parte consistente del Pdl che non accetta norme che «danno ampio potere discrezionale ai giudici» (Cicchitto, Pecorella, Paniz, Costa, Contento, Vitali, Mussolini, Bernini). Assente Berlusconi, assente Ghedini. Un primo voto, proprio sulle liste senza condannati, dopo il passo ufficiale di Fli: sono 461 i sì, 75 i no, 7 gli astenuti. Passano tre ore, e arriva l’ esito del secondo voto, sulle norme penali, quelle che spacchettano la concussione e danno vita all’ indebita induzione, con la prescrizione breve per via della pena più bassa (da tre a otto anni) che fa saltare parte del processo Penati e mette a rischio il caso Ruby. Sono 431 i sì, 71 i no, ben 38 gli astenuti. Poi ancora un voto sul nuovo reato di corruzione tra privati, 430 sì, 60 i no, si astengono in 25. La contrarietà del Pdl è evidente. La ufficializza il capogruppo Fabrizio Cicchitto quando chiede che il testo cambi al Senato. Da palazzo Madama gli dà garanzie l’ omologo Maurizio Gasparri. I mal di pancia esplodono ufficialmente. Costa e Contento attaccano il Pd che avrebbe favorito lo spacchettamento della concussione per “graziare” Penati. Da sinistra negano Dario Franceschini e Donatella Ferranti. Controbattono che sarà Berlusconi a beneficiarne. Ma la polemica passa quasi in ombra a vantaggio di quella sulle candidature sporche. La contraddizioneè evidente. Le prossime elezioni politiche sono in programma per il 2013, ma la nuova legge che vieta l’ ingresso in lista a chi è condannato non ci sarà. Il ddl anti-corruzione prevede una delega al governo. Fli s’ impunta. Dice il capogruppo Benedetto Della Vedova: «Non possiamo votare la fiducia». Si scatena Giulia Bongiorno: «Non si può fare che la legge è uguale per tutti tranne che per i politici. Per tutti entra in vigore subito, peri politici si vedrà se e quando». Se ne discute da due anni, da settimane è oggetto di divisioni, da giorni ci si scontra, ma solo adesso il nodo finisce sotto i riflettori. Ma alla fine è fiducia sulla delega
Categorie:Giustizia, Parlamento












































4 risposte »