Governo

Governo Monti: settimo mese


Governo Monti: settimo mese

Paola Severino e Elsa Fornero

Dopo un mese di votazioni a singhiozzo, la riforma Fornero esce emendata dalla Commissione Lavoro del Senato e approda in aula. In dirittura d’ arrivo, anche il decreto interministeriale sugli “esodati” (alla firma di Monti) che coprirà solo 65 mila lavoratori, per una spesa di 5 miliardi e 70 milioni dal 2013 al 2019, le risorse già previste dal Salva-Italia di dicembre. Scontenti i sindacati che considerano il decreto inadeguato. «Partita chiusa», dice la Fornero. «Partita aperta, servono risposte per tutti», risponde la Cgil.

Il Consiglio dei ministri approva il ddl di revisione del Patto di bilancio europeo. La Camera approva (con 291 sì, 78 no e 17 astenuti) il ddl Iannaccone, che riduce il finanziamento pubblico ai partiti.

A seguito del terremoto dell’Emilia del 20 e 29 maggio il Consiglio dei ministri approva il decreto legge che istituisce lo stato di emergenza, il rinvio a settembre dei versamenti fiscali, l’aumento di 2 centesimi di euro dell’accisa sulla benzina, la deroga al patto di stabilità per i comuni interessati. Viene inoltre previsto che siano devoluti in favore delle popolazioni colpite i ricavi del taglio del 50% ai rimborsi dei partiti. Commissario del Governo delegato alla ricostruzione viene nominato Vasco Errani, presidente della Regione Emilia-Romagna. Sono questi i contenuti del decreto del ministro per lo Sviluppo Corrado Passera intitolato “Misure urgenti per il riordino degli incentivi, la crescita e lo sviluppo sostenibile”.

Promossa la riforma del mercato del lavoro. Il Senato ha approvato il testo con 231 sì, 33 no, 9 astenuti. Il provvedimento passa ora alla Camera dei Deputati. Al voto ha partecipato anche Mario Monti, senatore a vita e presidente del Consiglio. “Direi che io sono soddisfatta”, ha affermato il ministro del Lavoro Elsa Fornero dopo le votazioni di fiducia. Il Ministro ha fatto riferimento anche all’ok della Commissione europea e ha affermato: “Il provvedimento è un tassello importante di azione a più vasto raggio di riforma che deve interessare molti altri aspetti del vivere e dell’operare nel Paese nel mondo nel lavoro e nelle attività produttive in modo che sia possibile lavorare qui e attraente investire in questo Paese”.

Scongiurare l’aumento dell’Iva di ottobre si può. Il testo sulla cosiddetta spending review ha ottenuto il via libera del Senato con 236 sì, 5 contrari e 30 astenuti tra Lega e Idv. Ora passa alla Camera. Il decreto legge prevede nei prossimi sette mesi tagli alla spesa pubblica pari a 4,2 miliardi. Questi interventi dovrebbero permettere di realizzare gli obiettivi di finanza pubblica indicati nel Documento di economia e finanza, tra i quali vi era anche quello di alleggerire la pressione fiscale sui cittadini. Il piano di riorganizzazione della spesa pubblica dovrà essere presentato alle Camere entro il 30 settembre.

Il premier Mario Monti ha confermato, nel corso di una conferenza stampa, che sono stati indicati Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi rispettivamente come presidente e direttore generale della Rai. La prima è l’attuale vice dg di Bankitalia, il secondo è l’ex ad di Wind. Il presidente del Consiglio in qualità di ministro delle Finanze «sosterrà modifiche di governance» ai vertici della Rai, assegnando più poteri al presidente e al direttore generale. Angelo Maria Cardani è stato infine invece indicato dal presidente del Consiglio alla presidenza dell’Agcom.

La crisi si aggrava di in ora in ora e il premier decide di ricorrere a un vertice straordinario con i leader della maggioranza a Palazzo Chigi. Nel pomeriggio, il presidente del Consiglio aveva rilasciato un’intervista alla radio pubblica tedesca Ard per ribadire che “anche in futuro, l’Italia non dovrà ricorrere al fondo salva-Stati”. Ma poi ha convocato i segretari  Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini per aggiornarli sulla situazione economica, vertice preceduto da un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rientrato a Roma dalla visita di Stato in Polonia.

Tra Penati, Ruby, e lo stop alle candidature sporche rinviato alle elezioni del 2018. Non bastano tre fiducie “in calando” per spegnere le polemiche sul ddl anti-corruzione. All’ opposto esse lievitano in una lunga, fiacca, ripetitiva giornata di voti che anziché mettere in sicurezza le norme per garantire la trasparenza, aprono uno scenario di futura incertezza al Senato. Scoppia il bubbone dei potenziali candidati compromessi da indagini e condanne giudiziarie. I finiani si smarcano e non votano la fiducia. In rapida successione i ministri della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi e della Giustizia Paola Severino tentano di correre ai ripari, garantiscono che la delega affidata al governo dura sì nove mesi, ma «può essere esercitata prima». Entro il 2013. Ma l’ incerto cammino del ddl al Senato, i profondi distinguo del Pdl sulla parte penale, il binario morto che si profila, condannano anche le regole per le candidature pulite a un sicuro rinvio.

Il Consiglio dei ministri ha approvato il tormentato decreto Sviluppo, al centro di un duro braccio di ferro tra il dicastero guidato da Passera e la Ragioneria sul nodo coperture, per questo più volte rinviato. Sembra risolto, dunque, anche l’ ultimo ostacolo. I 200 milioni necessari a finanziare le detrazioni per le ristrutturazioni e riqualificazioni edilizie, una delle misure più attese, arriveranno dall’ estensione anche alle compagnie di assicurazioni estere del prelievo sulle riserve matematiche (0,35%).

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