La Polonia non è ancora morta, come recita la prima strofa dell’inno nazionale. Il premier liberal Donald Tusk, al potere da quattro anni e protagonista di un forte boom economico agganciato a quello tedesco, esce vincente dalle elezioni politiche tenutesi oggi nel più importante paese della ‘nuova Europa’. La destra euroscettica, omofoba e clericale di Jaroslaw Kaczynski è invece sconfitta. Lo avevano detto le prime proiezioni diffuse dalla tv, lo confermano i dati ufficiali dello scrutinio. L’ondata della nuova destra nazionalpopulista che agita l’Est e l’intero vecchio continente si ferma dunque a Varsavia.
Dopo lo spoglio nel 15% dei seggi, PO, la Piattaforma civica, cioè il partito del premier Tusk al potere dall’autunno 2007, otterrebbe il 37,5 per cento dei voti. Pis, Legge e Giustizia, la formazione di Kaczynski, sono il 29,9. Terzo partito, con il 10,2%, è la forza nuova a sorpresa Rp, fondata dal transfuga di PO Janusz Palikot, anticlericale fautore di uno Stato laico e di libertà per gay e droghe leggere in sfida alla Chiesa. Seguono il partito contadino Psl finora alleato di Tusk con il 9,5 per cento e la sinistra democratica (ex comunisti) con il 8,6 per cento. Con questi risultati, la coalizione di governo composta da PO e Psl dovrebbe avere 233 seggi in Parlamento, con una strettissima maggioranza di tre seggi.
E’ un risultato che fa tirare un sospiro di sollievo all’Europa intera a poche ore dalla riapertura dei mercati, in contemporanea coi segnali rassicuranti del vertice francotedesco a Berlino: la locomotiva dell’Est, la “seconda Germania”, proseguirà nel suo corso europeista, liberal, tollerante e riformatore. Una linea di confronto con Berlino e Mosca come Kaczynski aveva minacciato e misure populiste che avrebbero appesantito i conti pubblici minacciando un declassamento del rating polacco sono allontanate. Tusk deve ora scegliere un partner di governo: i contadini, Palikot o la sinistra. Sollievo a Berlino, Bruxelles e nelle altre capitali-chiave d’Europa.
Kaczynski, scuro in volto per la sconfitta, si è lasciato scappare davanti ai microfoni tv una pesante frase: “Sono certo che un giorno vinceremo e porteremo Budapest a Varsavia”. Un riferimento alla destra nazionalista-autoritaria del premier magiaro Viktor Orban che in Ungheria sta distruggendo democrazia ed economia di mercato con la svolta autoritaria e le leggi bavaglio. La vera sorpresa delle elezioni nella cattolicissima Polonia è però il trionfo, al suo esordio sulla scena politica, della formazione anticlericale Palikot, terzo partito con oltre il 10% su un programma che punta alla legalizzazione dell’aborto, delle droghe leggere e dei matrimoni gay. Il fondatore, il magnate Janusz Palikot, è entusiasta del risultato: “Abbiamo dimostrato che tutto è possibile in Polonia dove milioni di persone che vogliono uno stato laico in cui la fede è una questione privata sono uscite allo scoperto”.
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