Una crisi finanziaria globale che sembra inarrestabile e un presidente del consiglio che annuncia e ripete di voler governare a colpi di decreti legge, perché il Parlamento sarebbe troppo lento. Due elementi, due macigni che rendono il colloquio di ieri – «cordialissimo come sempre, a 360 gradi» come lo ha definito Berlusconi – particolarmente importante. Tre quarti d’ ora faccia a faccia al Quirinale tra il presidente Napolitano e il premier accompagnato dal sottosegretario Gianni Letta. Poche ore prima Berlusconi aveva parlato con il presidente americano Bush dell’ ipotesi di un G8 straordinario, e anche di questo si è discusso nello studio alla Vetrata. Ma a dare il tono al colloquio è stato l’ altolà che il presidente della Repubblica – con una lettera alla Stampa in risposta a un articolo uscito sul quotidiano – ha posto alla intenzione di Berlusconi di governare a colpi di maggioranza. Le parole del capo dello Stato non potrebbero essere più chiare: «In Italia si governa – come in tutte le democrazie parlamentari – con leggi discusse e approvate dalle Camere nei modi e nei tempi previsti dai rispettivi Regolamenti, e solo “in casi straordinari di necessità e di urgenza” con decreti (cioè “provvedimenti provvisori con forza di legge”) che al Parlamento spetta decidere entro sessanta giorni se convertire in legge». Fissati i confini della decretazione d’ urgenza, il presidente della Repubblica ribadisce quale è e sarà la sua posizione nei confronti dei provvedimenti «urgenti» che dovranno passare al suo esame: «Continuerò a esercitare a questo proposito – nessuno ne dubiti – con rigore e trasparenza le prerogative attribuitemi dalla Costituzione». Nettissima anche la posizione di Napolitano sulla mancata elezione da parte del Parlamento del giudice costituzionale che dovrà sostituire il professor Vaccarella. E’ successo altre volte, ricorda il capo dello Stato, che il mancato accordo tra maggioranza e opposizione ritardasse l’ elezione, «ma non accadde mai che la soluzione venisse trovata attraverso la contestuale “contrattazione” della nomina». Garantisce Napolitano che «non accadrà neppure questa volta» perché «considero semplicemente ingiuriosa l’ ipotesi che il Presidente possa piegarsi ad una simile, impropria e prevaricatoria contrattazione tra partiti». Berlusconi uscendo dal Quirinale non ha rilasciato dichiarazioni, ma più tardi parlando ai deputati pdl è tornato sull’ argomento del dialogo, uno dei temi su cui Napolitano insiste di più. «Per il dialogo ci vuole rispetto. – ha detto ai parlamentari del suo partito incolpando l’ opposizione – Ma voi continuate a fare il vostro lavoro e non preoccupatevi di quel che dice la sinistra. Il Paese è con noi e il consenso e ampio: il Pdl ha un vantaggio di 20 punti sull’ opposizione, mentre Casini è sotto il 4% e il gradimento per il presidente del Consiglio è al 68,2% mentre quello di Prodi era intorno al 10». «Discepolo» di Erasmo da Rotterdam da cui avrebbe ereditato «una lungimirante e visionaria follia», Berlusconi ha promesso che «venerdì farà un cazziatone ai ministri» e ha di nuovo proposto di escludere le intercettazioni per la corruzione e i reati nella Pubblica amministrazione.
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