Via libera definitivo, con il voto del Senato, al prestito da 300 milioni di euro per Alitalia e alle nuove regole sulla privatizzazione. Il Senato approva in via definitiva (con 154 sì, 119 no e 7 astenuti) il decreto Alitalia. Una boccata d’ ossigeno essenziale per la compagnia che, secondo le indiscrezioni relative ai dati 2008, avrebbe di fronte una crisi ancora peggiore del previsto. Perdite record che potrebbero addirittura vanificare questo ultimo tentativo di risollevarne le sorti. Di tagli, salvataggio e rilancio, si stanno occupando i manager che per l’ advisor Intesa-Sanpaolo hanno in mano il dossier. L’ ipotesi che si sta affacciando sullo sfondo del lavoro di analisi dei conti di Alitalia, è quella di uno spezzatino della compagnia. Il settore Airport, ovvero handling e dipendenti di terra a contatto con la clientela, potrebbe essere ceduto a società che già operano negli scali italiani. Via anche il cargo e la manutenzione sulla quale pesa, però, aleggia anche il rischio della chiusura. La parte più appetitosa di Alitalia, il Fly, verrebbe invece fusa con Air One. La sovrapposizione delle due aziende libererebbe diversi velivoli dalle rotte oggi servite in parallelo a causa della concorrenza ma produrrebbe, nel contempo, anche una serie di profondi tagli al personale: la nuova compagnia di bandiera avrà infatti bisogno di non più di 10-12 mila dipendenti, la metà dei due gruppi sommati. Mercoledì prossimo il vertice dell’ Enac, incontrerà quello di Alitalia accompagnato dagli advisor di Intesa-Sanpaolo per fare il punto sullo stato di salute finanziario del vettore giudicato dal presidente dell’ ente, Vito Riggio, come «preoccupante».
Dal numero uno della Iata, Giovanni Bisignani arriva, intanto, l’ ennesimo allarme sulla Magliana: «Non aver concluso l’ accordo con Air France è stata una follia: per salvare Alitalia in questo momento bisogna puntare su una amministrazione controllata». Bisignani ha spiegato che gli effetti del prestito rischiano di svanire sotto i colpi del caro-petrolio: «I 300 milioni sono una boccata d’ ossigeno ma rispetto a due mesi fa la situazione nel settore aereo è notevolmente peggiorata, e si è fatta drammatica soprattutto a causa del prezzo del carburante, con molte compagnie che rischiano di fermarsi. E con una flotta aerea come quella di Alitalia, piuttosto vecchia – ha spiegato – il costo del carburante è la principale voce di spesa. Basti pensare che in media per le compagnie del sistema Iata il kerosene rappresenta il 35-40% del totale dei costi. Ma con una flotta vecchia si va ben oltre il 50%». Il sindacato, in queste ultime ore spinge per trovare una soluzione stabile. Claudio Claudiani della Fit Cisl, chiede «certezze, visto che la questione del prestito è stata risolta positivamente». Marco Veneziani della Uil Trasporti è «preoccupato dal silenzio che copre il futuro di Alitalia: il rischio di un fallimento è sempre sul cammino della compagnia e il governo deve trovare una soluzione prima del punto di non ritorno». «L’ evoluzione della situazione di Alitalia è troppo lenta ed incerta» dice il Fabrizio Solari della Filt Cgil, «l’ azienda è totalmente senza un governo da mesi».
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