Europa

La crisi politica rischia di nuocere gravemente all’economia belga

La crisi politica rischia di nuocere gravemente all'economia belga

La crisi politica rischia di nuocere gravemente all’economia belga

La crisi politica non fa bene agli affari. E il Belgio, da quasi 6 mesi senza governo, rischia di perdere l’immagine di paese attraente per gli investitori stranieri.

Appena un anno fa era suo il quarto posto nella lista dell’Onu dei paesi dove è più redditizio investire. Ma ora la posizione strategica nel cuore dell’Europa, il multilinguismo, la sede di istituzioni internazionali come Nato e Unione europea potrebbero non bastare più.

“Vogliamo suonare un campanello d’allarme – dice l’amministratore delegato della Camera di commercio americana a Bruxelles – serve un governo per portare avanti un certo numero di riforme, e anche per creare di nuovo l’immagine di stabilità per gli investitori”.

Preoccupazioni fondate. Sono proprio gli Stati Uniti a investire di più in Belgio: una quota del 27 per cento nel 2006, più dei vicini olandesi e francesi, entrambi attorno al 13 per cento, e più di Gran Bretagna e Germania, all’8 per cento.

A Bruxelles si sono ripetute iniziative popolari, dall’esibizione di bandiere contro una possibile anche se poco probabile scissione del paese, alle manifestazioni di piazza.

Ma le divergenze tra fiamminghi e valloni sono forti e la formazione di un governo resta difficile. E anche se siamo solo alle prime avvisaglie, le conseguenze per l’intera economia belga potrebbero essere amare.

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