Clemente Mastella sollecita l’ intervento di Romano Prodi, al quale scriverà, oggi, una lettera, con la quale chiederà le dimissioni di Antonio Di Pietro. Sul caso Forleo è resa dei conti fra il ministro della Giustizia – che nei giorni scorsi ha accusato il gip milanese di comportamento anticostituzionale per aver fatto il pm e non il giudice – e quello delle Infrastrutture, che ha definito l’ iniziativa del Guardasigilli «un intervento a gamba tesa che mina l’ indipendenza della magistratura». La schermaglia fra Mastella e Di Pietro sulla richiesta del gip di Milano Clementina Forleo di utilizzare le intercettazioni contro alcuni politici non indagati diventerà, oggi, con la lettera al premier del ministro della Giustizia, ufficialmente una questione di governo. Un intervento di Prodi era già stato invocato dall’ opposizione, in particolare il senatori di An, Altero Matteoli, aveva chiesto al presidente del consiglio di «dire se concorda con Di Pietro o con Mastella». «Chiederò a Prodi – ha dichiarato Mastella – che intervenga sulle interferenze del ministro delle Infrastrutture: se Di Pietro ha qualche dubbio di moralità su alcuni partner di Governo, si dimetta».
Il Guardasigilli ha poi aggiunto di «essere in sintonia con il capo dello stato» che, ieri pomeriggio, riferendosi alle valutazioni della Forleo sui politici (definiti nell’ ordinanza «non passivi ricettori di informazioni, ma consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata»), ha chiesto che negli atti processuali non siano inseriti «valutazioni e riferimenti non pertinenti». Sulla vicenda sono intervenuti anche due politici chiamati in causa nell’ ordinanza del gip milanese. Piero Fassino ha detto di «riconoscere al giudice Forleo il diritto di chiedere al parlamento l’ uso delle intercettazioni. Ma non quello di precostituire giudizi infondati che non hanno alcun accertamento». Per Massimo D’ Alema «sarà il Parlamento a valutare la congruità della richiesta della Forleo». «Dopodiché – ha aggiunto – se la magistratura vorrà ulteriori chiarimenti da me, sono a disposizione». Il vicepremier, che ha giudicato «appropriato» l’ intervento di Napolitano, ha poi detto che «non bisogna polemizzare con i magistrati, salvo, magari, denunciarli 10 anni dopo, e ottenere giustizia come mi è capitato con il pm Nordio, che ho fatto condannare in primo grado». Non s’ è fatta attendere la replica di Di Pietro, che, dopo aver detto di non volere cadere nel «trabocchetto di chi vuole buttare nel personale una questione di politica nazionale», ha precisato che lo «scontro» che lo contrappone al suo collega di governo «è un film già visto». «Prima – ha spiegato Di Pietro – il ministro della Giustizia che interviene sugli atti della Forleo, poi il pg di Cassazione, con in mezzo il monito ai giudici del presidente della repubblica a stare attenti a quel che essi scrivono». L’ impressione del leader dell’ Italia dei valori è che «ci sia un chiaro scollamento tra il Paese legale, quello delle Istituzioni altisonanti, ed il Paese reale, quello del popolo che vuole vera giustizia, uguale per tutti». “Non nascondo che fare il ministro procura un certo divertissement” Clemente Mastella, ministro della Giustizia
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