Bocciare con il ‘No’ la devolution voluta dal centrodestra “per difendere la Costituzione: serve una riforma condivisa, ampia e meditata e non un pastrocchio tirato fuori da una baita senza un minimo di coerenza giuridica
che una modifica del genere deve avere”. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, intervenendo con un video-messaggio al convegno organizzato da ‘Incontriamoci nel Partito democratico’, e’ tornato a ribadire le ragioni del
‘No’ all’appunamento con le urne del 25-26 giugno.
Sull’altro versante il ‘Si’ scende in campo con Gianfranco Fini che elenca decine di motivi per confermare invece nell’urna la riforma voluta e approvata dal centrodestra. Il leader di An, in una serie di spot che verranno trasmessi dalle TV a partire da oggi, invita gli italiani ad andare a votare “per un’Italia piu’ solidale, piu’ vicina ai cittadini, per un’Italia che inizia finalmente a cambiare”. Gli fa eco Isabella Bertolini (FI) che torna ad attaccare la dichiarazione in favore del ‘no’ di Ciampi: “e’ caduto il velo; si e’ dimostrato uomo di parte, della sinistra”.
Per un ‘No’ “senza ambiguita’ e senza pasticci” si schiera il leader del Pdci Oliviero Diliberto che insiste perche’ sia scongiurato “il tentativo della destra di dividere l’Italia” e, invece, vengano mantenuti “i principi di uguaglianza e solidarieta’ sociale sempre attuali e moderni” e il vice presidente della Camera, Castagnetti ammonisce: “siamo in emergenza costituzionale, per altro clamorosamanente contraddetta dall’informazione mistificatoria della televisione incapace di raccontare correttamente i contenuti della
riforma”.
Ad intervenire attaccando Prodi è anche il leghista Calderoli. “Si fa piu’ alla svelta e si fatica di meno, a tacciare come pastrocchio il testo di una riforma piuttosto che leggerselo tutto attentamente – dice – ma se Prodi si fosse
preso la briga di leggerselo questo testo avrebbe scoperto che la riforma contiene, soprattutto nella parte che entrerà in vigore il giorno successivo al referendum, risposte concrete ai problemi attuali del paese, risposte che faranno stare tutti meglio sia al nord che al sud”.
Il Presidente del Consiglio Romano Prodi si impegna ad un taglio del numero dei parlamentari qualora, domenica prossima, dovesse vincere il ‘no’ al referendum costituzionale. Parlando ai microfoni del Tg5, il premier ha affermato che “se vince il no mi impegno a fare questo taglio. Noi avevamo già proposto la riduzione a 400 deputati ed era una nostra comune decisione”.
Quindi, Prodi ha osservato che “della riforma della Cdl salvo la parte che riguarda il taglio dei parlamentari anche se – ha aggiunto – lo avevamo già proposto noi”.
Qualora invece dovessero vincere i ‘sì’, secondo Prodi ciò metterebbe a rischio i servizi sanitari e “ci troveremmo soprattutto ad avere una ricomposizione degli organi dello Stato che è un completo caos: il Presidente della Repubblica ridotto ad un notaio che nemmeno firma, i compiti di Camera e Senato che si sovrappongono, con un problema di armonizzazione non facile da risolvere”.
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