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Governo Prodi II: secondo mese


Governo Prodi II: secondo mese

Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani

Fra tre, massimo quattro mesi, tutti i militari italiani saranno rientrati dall’Iraq. Lo ha detto il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri, a Malta per partecipare all’ ultima fase di una esercitazione bilaterale tra Italia e Malta per il controllo del Mediterraneo. “E’ una questione tecnica i militari stanno decidendo ma si parla di tre, quattro mesi per il ritiro completo delle nostre truppe”. “Stiamo concordando con i nostri alleati le modalità per garantire un rientro coordinato nella massima sicurezza”. Con gli iracheni, ha spiegato Forcieri, gli accordi sono già stati presi, mentre in queste ore il vicepremier e ministro degli Esteri D’Alema parlerà con il sottosegretario di Stato Condoleezza Rice per definire una strategia comune con l’alleato americano. “Pensiamo comunque – ha aggiunto Forcieri – a una collaborazione civile nel processo di ‘reconstruction building’ al quale non vogliamo far mancare il nostro sostegno”.

Stavolta il partito democratico lo facciamo davvero”. Lo ha assicurato il presidente del Consiglio Romano Prodi, in un videomessaggio trasmesso ai partecipanti di un’iniziativa a favore della costruzione del soggetto riformista, organizzata a Roma da ‘Incontriamoci’, la community on line promossa da Giulio Santagata. All’iniziativa, che si svolge al teatro Quirino di Roma e alla quale partecipano i capigruppo dell’Ulivo al Senato e alla Camera Anna Finocchiaro e Dario Franceschini, il ministro per lo Sport e la Gioventù Giovanna Melandri e il ministro per l’Attuazione del programma Giulio Santagata, il Professore ha trasmesso il proprio saluto dicendo: “Ora dobbiamo lavorare per il referendum. Fare un ultimo sforzo prima delle meritate vacanze, ci manca ancora un po’ di lavoro per vincere anche quest’ultima prova”.

I genitori di Ilaria Alpi, la giornalista del Tg3 uccisa in Somalia nel 1994 insieme all’operatore tv Miran Hrovatin, sono stati ricevuti ieri a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio. L’incontro con Romano Prodi era stato programmato da tempo, in occasione della consegna del premio giornalistico intitolato alla cronista tv. Nel corso dell’incontro Giorgio e Luciana Alpi hanno chiesto al presidente del Consiglio un interessamento e Prodi ha assicurato un “serio impegno” per individuare la forma e i percorsi per fare luce sull’omicidio della figlia.

Sul caso Calipari gli Usa non collaborano, anzi. «Avremmo voluto e vorremmo una maggiore collaborazione americana nell’accertamento della verità sull’uccisione di Nicola Calipari e nell’accertamento processuale delle responsabilità». È il ministro degli Esteri Massimo D’Alema a dirlo, dopo che i pm di Roma hanno chiesto il rinvio a giudizio per “delitto politico” di Mario Lozano, il marine che il 4 marzo del 2005 sparò alla Toyota su cui viaggiavano la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena e il funzionario del Sismi Nicola Calipari sulla strada che porta all´aeroporto di Baghdad. D’Alema ha ribadito di aver già sollevato la questione nei suoi colloqui con il segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, venerdì scorso a Washington. «Questa è la nostra posizione, abbiamo lamentato una collaborazione insufficiente fino a questo momento», ha riferito il vicepremier. Nei giorni scorsi, D’Alema aveva lamentato la mancanza di collaborazione degli Usa, ma detto che la morte di Calipari è comunque un caso giudiziario, e non politico, e che riguarda unicamente la magistratura.

Nella sua relazione, il ministro ha anche detto che “esistono anche problemi di cambiamento della legge” che porta il nome del leader della Lega Nord Umberto Bossi e di quello di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, a partire dal “presupposto impossibile” che l’immigrato dovrebbe risiedere nel suo paese d’origine per essere poi chiamato in Italia tramite assunzione dal datore di lavoro. “Occorre rivedere il punto base della Bossi-Fini. la domanda è regolare se il lavoratore è nel suo paese. Ma è vero, accade davvero così? E’ così che è stata applicata la legge?”, si è chiesto il ministro.

Bocciare con il ‘No’ la devolution voluta dal centrodestra “per difendere la Costituzione: serve una riforma condivisa, ampia e meditata e non un pastrocchio tirato fuori da una baita senza un minimo di coerenza giuridica che una modifica del genere deve avere”. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, intervenendo con un video-messaggio al convegno organizzato da ‘Incontriamoci nel Partito democratico’, e’ tornato a ribadire le ragioni del‘No’ all’appunamento con le urne del 25-26 giugno. Si chiude la campagna elettorale per il referendum sulla riforma costituzionale del 25 e 26 giugno. Intanto il dibattito politico continua ad essere acceso, anche alla luce di un colloquio della ‘Repubblica con l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. L’Unione scende in piazza per ribadire il ‘No’ al referendum. “L’intervista di Ciampi al quotidiano ‘La Repubblica’ mi ha davvero intristito e sconcertato – afferma il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi -. Penso che avrebbe potuto e dovuto, sulla base delle comunque discutibili ragioni che adduce nell’intervista, indirizzare un messaggio al Parlamento secondo le prerogative attribuite al Presidente della Repubblica”. Saranno complessivamente 47.342.453 (22.685.258 gli uomini, 24.657.195 le donne) gli elettori che domenica dalle 8 alle 22 e lunedì dalle 7 alle 15 sono chiamati alle urne per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale approvata lo scorso anno. A questa cifra occorre aggiungere circa 2.600.000 italiani residenti all’estero, che hanno potuto votare per corrispondenza. Per poter votare bisogna esibire la tessera elettorale (chi l’avesse smarrita può richiederla agli uffici comunali che rimarranno aperti per tutta la durata delle operazioni di voto). Oltre il 60% degli elettori ha detto no alla riforma costituzionale approvata dal precedente governo di centro-destra — un dato che delude la Lega Nord ed il suo segretario Umberto Bossi (che si dice pronto a rilanciare una nuova riforma) e fa invece esultare la maggioranza. Il presidente del Consiglio, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, ha detto di avere “già chiesto al ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti di avviare immediatamente i contatti con le forze politiche per impostare il dialogo sulla riforma della Costituzione e della legge elettorale”.

Più taxi, farmaci nei supermercati e nuove regole sui conti correnti bancari. Il governo ha approvato un decreto competitività per “rimuovere i più evidenti ostacoli alla concorrenza” in alcuni settori, come ha spiegato il ministro allo sviluppo Pierluigi Bersani. Un provvedimento sul quale il presidente del consiglio Romano Prodi ha speso termini forti e suggestivi: una “rivoluzione” per i consumatori e un “cambiamento radicale” per il sistema produttivo. Il ministro Bersani, padre di questo provvedimento, ha commentato l’approvazione del pacchetto sottolineando che “non c’è nessun furore ideologico di liberalizzare. Siamo pronti a discutere”. Il decreto – discusso questa notte tra Prodi e i ministri economici e approvato stamane dal Consiglio dei ministri insieme alla manovrina – prospetta cambiamenti di non poco conto: si tratta di un provvedimento destinato a trovare il favore dei consumatori e le critiche di alcune categorie interessate. Una dozzina di misure, usando le parole di Bersani, “per far muovere l’economia, riqualificare le attività economiche, ridurre i prezzi e far posto ai giovani”. Il deceto Bersani spacca la Cdl e ricompatta l’Unione. Neppure una critica dallo schieramento di maggioranza alle misure per favorire la concorrenza. In ordine sparso l’opposizione, con giudizi che passano dal sostegno pieno, all’invettiva. Il duo Prodi-Bersani con la mossa del decreto sembra aver raggiunto sicuramente due obiettivi politici: ricompattare l’Unione e creare divaricazioni nella Cdl.  Non viene infatti neppure una critica dal variegato schieramento della maggioranza alle misure per favorire la concorrenza. Da Rifondazione all’Udeur, tutta la maggioranza plaude all’iniziativa, con la manifesta speranza che possa realmente servire a rendere più dinamici molti settori dell’economia nazionale. All’indomani del varo del provvedimento sulle liberalizzazioni, il presidente del consiglio Romano Prodi si dice “soddisfatto” delle misure che hanno fatto scendere sul piede di guerra alcune categorie, come quella dei tassisti che minacciano di fermarsi l’11 luglio. “Il giorno dopo, se possibile, sono ancora più soddisfatto. La gente ha capito che questi cambiamenti sono necessari per avere un mercato veramente libero, per permettere un maggior accesso alle professioni”, ha detto Prodi in un colloquio con il quotidiano il Messaggero.

La manovra correttiva dei conti pubblici varata oggi dal consiglio dei ministri ha una incidenza netta di correzione del deficit sul 2006 di 0,1 punti di Pil. mLo ha detto il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa nel corso della conferenza stampa alla fine della riunione a Palazzo Chigi. Il ministro ha aggiunto che la manovra riduce il deficit di 0,5 punti di Pil entro il 2007. Padoa-Schioppa ha detto, riferendosi alla stime della commissione Faini che ha rivisto il deficit 2006 in una forchetta fra il 4,1 ed il 4,6% sul Pil, che “la cifra per il 2006 non è più 4,1, ma è 4,1 più qualcosa determinata da quegli ipotizzati fattori di rischio che si sono dimostrati reali”.

Il ministro della giustizia Clemente Mastella si è lamentato in un’intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera per le “incursioni un po’ piratesche” di altri ministri del governo Prodi nelle attività del suo dicastero, dopo il decreto sulle liberalizzazione realizzato dal ministro alle Attività produttive Pierluigi Bersani. “Io voglio bene a Bersani: è una persona che stimo. Ma, a questo punto trovatevi un altro: le incursioni un po’ piratesche arrivano una volta da parte di chi mette bocca sul disegno di legge per congelare l’ordinamento giudiziario, poi spunta un altro che parla delle professioni”, ha detto Mastella.

Governo impugna legge su tasse lussoSi è aperta una nuova stagione nei rapporti tra Stato e Regione Sardegna. Anche se il Governo ha deciso di impugnare la legge sulle nuove imposte introdotte nell’Isola sulle seconde case, la nautica e gli aeromobili, in attesa di eventuali modifiche condivise, saranno aperti dei tavoli congiunti per discutere dei contenziosi ancora aperti a livello legislativo, delle entrate fiscali e per ridisegnare una nuova Intesa Istituzionale di programma Stato-Regione. Il documento congiunto di Palazzo Chigi e della Regione Sardegna sottolinea che, mentre le cosiddette ”tasse sul lusso” rappresentano una opportunità per la tutela dell’ambiente utilizzato per fini privati, il Governo condivide ed apprezza “la coerenza strategica della politica della Regione per la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile”. Come ha sottolineato “soddisfatto” il Presidente Renato Soru, “’impugnazione si riferisce ad un eventuale non rispetto dell’articolo 3 della Costituzione (principio di uguaglianza tra i cittadini), ma – ha aggiunto – ci sono delle altre tasse che fanno delle distinzioni tra residenti e non residenti come nel caso della continuità territoriale”. Contestualmente alle modifiche su questa normativa, il Governo e la Regione hanno deciso di lavorare immediatamente “all’individuazione che una soluzione condivisa alla questione delle entrate regionali e alla ridefinizione della compartecipazione regionale e redditi prodotti in Sardegna”. Per questo motivo la settimana prossima il Ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta, e il viceministro dell’Economia e Finanze, Vincenzo Visco, incontreranno il governatore Soru e l’assessore regionale del Bilancio Francesco Pigliaru.

Parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni al decreto del ministro della Salute Livia Turco che stanzia 100 mln di euro per finanziare progetti di ricerca nel campo della prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione e dell’innovazione tecnologica, con particolare riferimento all’oncologia e alle patologie che necessitano di interventi riabilitativi complessi. Sotto esame anche la spesa farmaceutica: l’assemblea dei presidenti ha deliberato una tabella di contribuzione legata al consumo di farmaci in ogni regione. I presidenti delle Regioni hanno avviato anche la discussione sul Dpef dopo la presentazione ufficiale di qualche giorno fa da parte del governo. E hanno fissato per il 19 luglio, in occasione di una nuova riunione, la presentazione ufficiale del parere sul documento di programmazione. Presente per la Campania l’assessore regionale al Turismo Marco Di Lello.

Negli ultimi cinque anni è raddoppiato l’uso di cannabis e cocaina: lo testimonia la relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia presentata questa mattina dal ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero. I consumatori di cannabis sono passati da 2 a 3,8 milioni (tra questi mezzo milione ha dai 19 ai 21 anni), mentre quelli di cocaina da 350mila a 700mila. Risulta triplicato anche l’uso di allucinogeni e stimolanti, mentre l’eroina è stimata in regressione. La ricetta del ministro Ferrero per combattere il fenomeno punta sulla depenalizzazione del consumo di tutte le sostanze, su una forte azione di prevenzione e su una nuova normativa che riscriva la legge Fini-Giovanardi.

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