Raccontano che ieri abbia lavorato sodo come al solito, lasciando il palazzo per ultimo a bordo della sua Maserati quattroporte. Ha salutato tutti, «dai poliziotti agli uscieri», ha dato le ultime disposizioni alla storica segretaria Coletta e ha chiuso dietro di sé, per l’ ultima volta, la porta dell’ ufficio che lo ha visto «premier ombra» per 5 anni. Ma chi lo ha visto andar via da palazzo Chigi giura che Gianni Letta avesse stampato sul volto uno strano sorriso. «E’ di una serenità olimpica e d’altronde ne esce alla grande», assicura uno dei pochi che ha la ventura di raccoglierne talvolta le confidenze. E forse una parte di «serenità», forse la ragione di quell’enigmatico sorriso, è dovuta anche alla circostanza che a succedergli come sottosegretario alla presidenza del Consiglio sarà, nientemeno, che Letta… Enrico. Il nipote. Raro caso di trasmissione ereditaria di una carica, quella dei Letta si configura ormai come una dinastia repubblicana. Appena avuta la notizia della designazione da parte di Prodi (e si può anche immaginare, viste le sue relazioni, che Gianni l’ abbia saputo prima di Enrico) lo zio ha telefonato al nipote per fargli i complimenti. Enrico ha raccontato a un deputato della Margherita che lo zio era «sinceramente contento» dell’ investitura, tanto che avrebbe persino offerto al nipote – preoccupato per la delicatezza e la responsabilità del ruolo – alcuni consigli preziosi. Dentro Forza Italia un amico del sottosegretario suggerisce maliziosamente che Letta senior avrebbe anche fatto arrivare qualche discreta, molto discreta, segnalazione al premier in pectore circa la bontà di una scelta che, fino a qualche tempo fa, non era affatto scontata. Non solo perché Enrico Letta non ha mai fatto parte della cerchia stretta dei Prodi-boys, ma anche perché la vulgata della Margherita lo segnala ancora in freddo con Francesco Rutelli, con cui si scontrò al congresso di Rimini del 2004. Alla fine ha fatto premio, oltre alla giovane età e al desiderio di Prodi di dare un’ immagine di freschezza al governo, anche il curriculum di Letta junior, iniziato alla politica (via Arel) da Beniamino Andreatta, il maestro del Professore. Vera o meno che sia la voce di una sponsorizzazione del nipote (chi lo conosce spiega che «Gianni non avrebbe mai commesso un errore così grossolano»), il sottosegretario uscente è felice della scelta: «Sono tranquillo – ha confidato – lascio in buone mani questo ufficio». Cosa vada a fare ora «Gianni» è un mistero per tutti. Dopo essere stato candidato al Quirinale, dopo essere stato proposto da Prodi per ripulire il calcio italiano, Letta rientra tra i nomi spendibili per qualsiasi carica istituzionale. Ma gli uomini del Cavaliere sono convinti che il nuovo presidente della Repubblica voglia dare presto un segno di pacificazione nominando il braccio destro di Berlusconi senatore a vita.
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