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La Cassazione conferma. Ha vinto il centrosinistra

La Cassazione conferma Ha vinto il centrosinistra

La Cassazione conferma Ha vinto il centrosinistra

Alle sei del pomeriggio i giochi sono fatti. E non c’è più spazio per niente, direbbe un croupier. Parla l’ Ufficio elettorale nazionale della Corte di Cassazione, giudice ultimo e supremo del voto elettorale, quello che chiude le urne una volta per tutte dopo nove giorni di allarmi, brogli, cifre presunte e errori materiali. Nove giorni in cui il premier uscente Silvio Berlusconi non ha riconosciuto la vittoria a Prodi che da ieri è nero su bianco ed ha la forza dei numeri.

«La coalizione di liste avente come capo Berlusconi Silvio voti n.18 milioni e 977. 843» si legge nel dispositivo della Corte. «Coalizione di liste avente come capo Prodi Romano voti n.19 milioni 002.598». L’ Unione incamera, quindi, anche i 45 mila voti della Lega per l’ autonomia – Alleanza lombarda perché sono tutti «inammissibili» i ricorsi di Lega e Forza Italia spuntati in questi giorni a urne chiuse. La differenza voti alla Camera a favore dell’ Unione è di 24.755, circa cinquecento in meno rispetto ai primi scrutini. Un pugno di voti, si dirà, ma sufficienti per far scattare il premio di maggioranza. Nel 2004 George W. Bush si è aggiudicato gli Stati Uniti per trecento voti. Tra i tanti numeri di questi giorni, meritano una citazione a parte le ormai famose “schede contestate e non assegnate”. Alla fine ne sono andate 1383 alla Cdl e 914 all’ Unione. In genere i magistrati dell’ Ufficio elettorale, guidati dal presidente Giovanni Paolini, se la cavano facendo la somma dei numeri dei voti attribuiti alle varie liste. Questa volta – per rispondere subito alle denunce e ai sospetti del Polo – hanno avuto «riguardo di reclami e contestazioni». E hanno deciso di motivare subito per scritto la loro decisione che, si fa capire, è stata condivisa da tutto il collegio perché «l’ interpretazione delle norme è chiara e netta». Un riguardo istituzionale e un gesto utile per spuntare polemiche e tensioni in un momento delicato per il paese che i magistrati dell’ Ufficio elettorale hanno voluto “condividere” – anche questa è stata una scelta – con il Quirinale. La somma dei dati elettorali era già “pronta” intorno all’ ora di pranzo così come i motivi di inammissibilità dei ricorsi. Prima di scriverli, la Cassazione e il primo presidente Nicola Marvulli hanno comunicato “numeri” e “motivi” al presidente della Repubblica Ciampi che ha il delicato compito di districare il prima possibile l’ ingorgo di nomine e incarichi. Poi, nel pomeriggio, la stesura del verbale di due pagine e mezzo – esclusi gli omissis – diventato pubblico alle sei del pomeriggio.

Tre i motivi di inammissibilità del cosiddetto “lodo Calderoli” che puntava ad annullare, in quota Unione, i 45 mila voti di una lista presentata solo in Lombardia. La Corte già il 16 marzo, dando l’ ok alle liste presentate e ai relativi abbinamenti, ha ritenuto legittimo «che una lista possa essere presentata e possa collegarsi a una coalizione anche se la presentazione avviene in una sola circoscrizione». Quella decisione è stata anche pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. La legge elettorale, poi, non contiene dubbi interpretativi: «Non è vero – scrivono i giudici – che non si debba tenere conto dei voti conseguiti da una lista presentata in una sola circoscrizione». Infine, l’ Ufficio elettorale introduce «il principio di economia». Significa che non esiste ragione al mondo per cui «il voto espresso dagli elettori per una lista e per una coalizione già autorizzate in precedenza venga annullato nel conteggio finale». Il voto è sovrano. Lo dice la democrazia.

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