Il premier francese Dominique de Villepin è sempre più solo nella scelta di mantenere il Contratto di primo impiego o, al massimo, di apportarvi modifiche che non siano “d’ordine legislativo”. Tre milioni di persone scese in piazza gli hanno chiesto di ritirare il provvedimento. Il ministro dell’Interno, Nicolas Sarkozy, vuole la sospensione della legge e nuovi negoziati per trovare un “compromesso utile e necessario”.
L’opposizione socialista ha chiesto a De Villepin di “dimenticare il suo orgoglio” e di fare “la pace con i francesi”. Il presidente del gruppo all’Assemblea nazionale, Jean-Marc Ayrault, gli ha detto che “non si costruisce un destino personale contro il proprio popolo”. Al di là delle cifre contrastanti fornite da sindacati e polizia, c’è stata una indubbia crescita del movimento anti-Cpe. Le manifestazioni, i cortei, gli scioperi hanno dato una importante dimostrazione di forza sindacale, delle organizzazioni confederazioni e di quelle studentesche. Ne ha preso atto lo stesso Sarkozy: dopo quello che è successo “il governo è ora obbligato a muoversi”. E il gruppo parlamentare dell’Ump, il partito gollista che sostiene l’esecutivo, si è diviso, e non sostiene più compatto, come ha fatto negli ultimi due memi, il primo ministro.
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