Giustizia

Ddl Ex Cirielli è legge

Giustizia da riformare

Giustizia da riformare

Il 29 novembre 2005 la Cdl vara la legge ex Cirielli (misconosciuta dal suo stesso proponente), che riduce la prescrizione per gli in-censurati e trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per compierli). La legge porta i reati prescritti da 100 a 150 mila all’anno, decima i capi di imputazione del processo Mediaset (la frode fiscale passa da 15 a 7 anni e mezzo) e annienta il processo Mills (la corruzione anche giudiziaria si prescrive non più in 15, ma in 10 anni).

Senza più suspense, perché non bloccherà più da un giorno all’ altro i processi di Cesare Previti, la legge ormai ex Cirielli visto che il proponente originario, l’ aennino Ednondo Cirielli, l’ ha ripudiata, è stata definitivamente approvata al Senato. La legge che riduce drasticamente i tempi di prescrizione dei processi e che, una volta in vigore, si applicherà solo ai procedimenti che non sono ancora approdati al dibattimento, è stata votata dai 145 parlamentari della Cdl, i 104 del centrosinistra sono stati tutti contrari. Una sola astensione, quella del giornalista Lino Jannuzzi che ha confessato: «All’ amico Previti ho detto: finché serviva per te potevo pure votarla, ma adesso che ne sei fuori, non posso essere a favore di una legge che è contro me stesso». Jannuzzi è un recidivo per via dei suoi processi per diffamazione a mezzo stampa e la Cirielli colpisce duro proprio i recidivi, non solo perché allunga la prescrizione rispetto a oggi, ma perché taglia via tutti i benefici carcerari. è quello che fa dire all’ Anm di Ciro Riviezzo: «è l’ ennesima brutta legge che introdurrà rilevanti disparità di trattamento tra indagati e provocherà problemi di ingestibilità per i processi». è quello che fa indignare Franco Ippolito e Juanito Patrone, presidente e segretario di Magistratura democratica: «Una legge classista che contiene due anime, una arcigna per inasprire le pene per i recidivi, una furbesca e ammiccante che estingue i reati per gli imputati “perbene”».

Tutti contro, anche le Camere penali di Ettore Randazzo: «Ricorreremo subito alla Consulta contro la Cirielli, una brutta legge in rotta di collisione con i principi costituzionali di uguaglianza e della funzione rieducativa della pena». è la «strutturale amnistia di classe» contro cui si scaglia il leader radicale Marco Pannella che rilancia all’ opposto «l’ amnistia di Natale». La stessa cui lavorano don Ciotti e Sergio Segio, un provvedimento che porti fuori dal carcere chi ha commesso reati fino a cinque anni. La raccolta delle firme sulla proposta di legge è già cominciata, fioccano le adesioni. Ma al Senato l’ accalorata protesta del centrosinistra serve a poco. L’ aveva detto il sottosegretario alla Giustizia Luigi Vitali, «l’ approveremo oggi, sarà legge alle 18». Appena un’ incertezza quando, di mattina, è mancato per sei volte il numero legale, colpa del martedì quando di solito non ci sono votazioni impegnative. Ce l’ hanno fatta prima, il tabellone elettronico s’ è acceso con i bottoni rossi e verdi alle 17 e 40. Inutilmente, di buon’ ora il presidente diessino Massimo D’ Alema s’ era chiesto perché volessero approvare la Cirielli «a tutti i costi, visto che era stata pensata con uno scopo e ora non ha più nemmeno quello». Liberava Previti dai processi, dalla sentenza d’ appello sulla Sme che si preannuncia ad horas, ma oggi la nuova legge gli passa sulla testa. è stato questo il cavallo di battaglia della Cdl, affidato agli ex magistrati, il presidente azzurro dell’ Antimafia Roberto Centaro e l’ aennino Luigi Bobbio. «è la prova che stiamo facendo sul serio la lotta alla mafia, a Napoli e in Calabria chi è stato arrestato ed è recidivo non sarà più rimesso in libertà dopo 24 ore» dice il primo; il secondo polemizza duramente con «il ciarpame vetero comunista» che sponsorizza la totale discrezionalità delle toghe e con la Cassazione “rea” di aver svelato che sarebbero saltato il 49% dei processi. L’ Unione, con il diessino Massimo Brutti, promette: «è una delle leggi vergogna che abrogheremo tra pochi mesi».

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