È eletto presidente dell’Iran al secondo turno delle elezioni presidenziali, battendo il rivale, il presidente uscente hojjatoleslam Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. Vince con il 61,69% dei voti dei circa 28 milioni di votanti.
Rafsanjāni aveva vinto il primo turno di votazioni, mentre Aḥmadinejad si era assicurato il 19,48% dei voti, divenendo lo sfidante di Rafsanjāni nel ballottaggio finale. L’inattesa vittoria di Aḥmadinejād fu attribuita dagli osservatori alla popolarità del suo semplice stile di vita e al fatto di essere stato presentato come il difensore dei ceti meno agiati, come un modello di integrità religiosa e come un politico estraneo alla corruzione.
Le elezioni sono contestate per la mancata ammissione di circa 1.000 candidati dal Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione: costoro avevano consentito infatti solo sette candidature alla presidenza. Ciò aveva attirato critiche in quanto i criteri per l’ammissione alla candidatura, secondo alcuni, erano stati interpretati e applicati in modo non imparziale.
Inoltre Mehdi Karrubi, un candidato riformista che si era piazzato al terzo posto nell’elezione, accusa il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione iraniana e le forze della milizia del Basij di essere state mobilitate a favore di Aḥmadinejād per condizionarne illegalmente l’elezione. Egli ha affermato che tra i cospiratori vi sarebbe stato Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema, l’Ayatollah Khamenei. Khamenei scrive a Karrubi affermando che le sue accuse erano “al di sotto della sua dignità” e che “ne sarebbe derivata una crisi” per l’Iran, che egli non avrebbe permesso. Per tutta risposta, Karrubi si è dimesso da tutti i suoi incarichi politici, incluso quello di consigliere della Guida Suprema dell’Iran e di membro del Consiglio per il Discernimento: incarichi cui era stato nominato direttamente da Khamenei[.
Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, il rivale di Aḥmadinejād al secondo turno, sostiene anch’egli che vi erano stati interventi “ingiusti” per condizionare le votazioni a favore di e conferma quanto denunciato da Karrubi. Egli parla di “sporchi trucchi” che avevano condotto “illegalmente” Aḥmadinejād alla Presidenza e afferma che il suo ricorso per quanto verificatosi nell’elezione sarebbe stato fatto unicamente a “Dio”, raccomandando ai suoi sostenitori di accettare i risultati comunque prodottisi e di “assistere” il neo-Presidente eletto.
Alcuni gruppi politici, incluso il partito riformista del Fronte di Partecipazione dell’Iran Islamico (FPII), hanno denunciato il fatto che Aḥmadinejād aveva ricevuto sostegno illegale e informazioni dai supervisori alle elezioni scelti dal Consiglio dei Guardiani, i quali invece sarebbero dovuti restare neutrali in base alla legge elettorale.
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