Europa

Bulgaria, vincono gli ex comunisti

Bulgaria, vincono gli ex comunisti

Serghei Stanishev

Finisce il regno di Simeone II di Sassonia. Quattro anni di promesse non mantenute costano all’ ex re quasi la metà del capitale di voti incassato nel 2001. Il suo Movimento precipita infatti dal 42,73 al 19,3. Sono solo exit poll, per ora, ma la sconfitta appare così netta da far quasi passare in secondo piano la robusta vittoria degli ex comunisti di Serghei Stanishev che col 33 per cento ritornano ad essere il primo partito, ma senza gioia. Si aspettavano almeno dieci punti di più perché quel terzo dei consensi ottenuto potrebbe non bastare. «E’ vero, non siamo soddisfatti», ha confessato a caldo Rumen Petkov, numero due del Psb. E il perché è fin troppo chiaro. Chi li appoggerà infatti, ad eccezione dei turchi dell’ Mdl, in un’ Assemblea con sette partiti, cinque dei quali dichiaratamente di destra? La Bulgaria ha dunque provato a voltare pagina anche se a votare c’ è andato meno del 50% degli elettori. Non ha funzionato nemmeno la sirena del «Vota e vinci» – la lotteria con ricchi premi organizzata dal governo per convincere i più scettici a non disertare le urne. Ha trionfato la disaffezione alla politica di chi sperava in un miracolo ed è invece ancora costretto a vivere con meno di cento euro al mese. L’ ingresso nella Nato (aprile 2004) e la prevista adesione all’ Unione europea (2007), il fiore all’ occhiello del governo uscente, non sono stati un buon traino. L’ Europa è ancora troppo lontana da qui se una neoformazione – xenofoba e ultranazionalista come Ataka, Attacco – che vuole uscire dall’ Alleanza atlantica e pretende una drastica revisione del trattato di adesione alla Ue, incassa quasi il 9 per cento dei suffragi. Più dei partiti della destra storica, l’ Unione delle forze democratiche (Ufd) di Nadejda Mihailova (7,95), i

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democratici di Forza Bulgaria (Dfb) dell’ ex premier Ivan Kostov (7.06) e quasi quanto i turchi del moderato Mdl (10,1) già partner del governo di Simeone. E adesso disponibili ad un’ alleanza con gli ex comunisti. Ma i numeri, Psb più Mdl, potrebbero non essere sufficienti a garantire al trentanovenne premier in pectore, Stanishev, quella maggioranza di 120 seggi necessari per governare. E allora l’ ipotesi di un Simeone bis con al rimorchio gran parte dello stesso Psb potrebbe non essere una chiacchiera. Lo stesso Stanishev non lo ha escluso. «è improbabile – ha detto – ma la Bulgaria ha soprattutto bisogno di stabilità. Ecco perché cercheremo di coinvolgere tutti i partiti democratici nel nuovo esecutivo. Se sarò io il premier? Dovrebbe essere così, ma farmi da parte non sarebbe un problema». Se la “strana coppia”, Mns e Psb, decide di mettersi insieme, il nuovo esecutivo è già bello che fatto. E soprattutto numericamente stabile, forte cioè di quella maggioranza dei due terzi dell’ assemblea richiesta da Bruxelles per certe votazioni. Certo sarebbe uno schiaffo a chi ha votato per il cambiamento, ai milioni di delusi da quell’ aristocratico dilettante della politica che aveva promesso un miracolo che non c’ è stato. Secondo l’ Istituto di ricerche sociali non governativo Isi, l’ 80 per cento delle famiglie bulgare continua a vivere al di sotto della soglia di povertà. I salari medi – cento euro per gli impiegati, settanta per i pensionati – dal ’95 al 2004 hanno visto diminuire il loro potere d’ acquisto del 13%. Per contro, le bollette di elettricità, riscaldamento e telefono sono rispettivamente aumentate del 49,33 e 52 per cento. Quindi nessuna meraviglia se un bulgaro su due ha deciso di rimanersene a casa. Va anche ricordato che per la prima volta nella storia elettorale di questo Paese si è votato di sabato, ma è evidente che le ragioni del maxi-astensionismo sono altre e ben più inquietanti. l’ ex re Simeone di Sassonia Coburgo, premier dal 2001, ha portato il Paese nella Nato. Durante il suo governo l’ economia è cresciuta del 6% il vincitore Seguei Stanishev, 39 anni, guida il Partito socialista dal 2002. Ha promesso di creare 240mila nuovi posti di lavoro entro il 2009

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