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Tra le varie campagne di cui Veronesi si è fatto promotore vi è quella, intrapresa nel 1995, per la depenalizzazione e la legalizzazione delle droghe leggere al fine di giungere a una regolamentazione dei derivati della canapa, soprattutto per i suoi usi terapeutici, specialmente in materia di terapia del dolore.
- Dal 2002 ha fatto parte dei garanti dell’associazione Libertà e Giustizia, che agisce in difesa della laicità dello Stato e dell’equilibrio tra i poteri.
- È stato favorevole agli Organismi geneticamente modificati. Nel marzo 2005, in occasione di un convegno sulla comunicazione ambientale Veronesi ha affermato che a provocare il cancro, più che gli OGM o le polveri sottili delle automobili, sarebbero le tossine contenute per esempio nella polenta, nelle patate, nella farina di mais o nel basilico. Questa affermazione provocò l’indignazione del movimento Slow Food, dei coltivatori di cibo biologico e dei movimenti contrari alla legalizzazione delle sementi transgeniche.
- L’11 dicembre del 2006, in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Scienze e tecnologie agrarie all’Università degli Studi di Napoli Federico II, Veronesi ha ribadito che «l’ingegneria genetica non è una bacchetta magica per risolvere i problemi dell’umanità, ma è un metodo estremamente intelligente, per combattere la fame nel mondo, per ridurre l’impatto dei pesticidi, per contrastare la desertificazione»
- Nel giugno 2008 ha dichiarato di essere contrario, per principio, alle intercettazioni telefoniche.
- È stato contrario alla pena di morte e all’ergastolo ostativo, e ha portato avanti con l’associazione Science for Peace, una campagna abolizionista, affermando: «il nostro sistema di neuroni non è immutabile, ma si rinnova perché il cervello è dotato di cellule staminali in grado di generare nuove cellule. Quindi la persona che abbiamo chiuso in un carcere non è la stessa vent’anni più tardi. Per ogni uomo esiste la possibilità di cambiare ed evolversi. In secondo luogo gli studi sul Dna dimostrano che la violenza non è un imperativo biologico. Al contrario il messaggio del nostro codice genetico è la perpetuazione della specie, una naturale predisposizione alla solidarietà».












































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