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Ghana, va avanti la legge anti lgbt

In Ghana, pubblicare un post su Instagram o caricare un video su TikTok potrebbe presto diventare un reato se riguarda, sostiene o semplicemente mostra la vita delle persone lgbt. Il Parlamento sta riesaminando l’“Human Sexual Rights and Family Values Bill”, già approvato in prima battuta nel 2024 ma mai firmato dall’allora presidente Nana Akufo-Addo. Il nuovo capo di Stato, John Dramani Mahama, contrario al matrimonio egualitario ma preoccupato per i possibili danni economici internazionali, non ha ancora chiarito se apporrà la sua firma.

Il disegno di legge punta ad irrigidire le norme coloniali che criminalizzano i rapporti tra persone dello stesso sesso, introducendo nuovi reati:

  • identificarsi come lgbt
  • sottoporsi a interventi di riassegnazione di genere
  • finanziare o sostenere organizzazioni pro-diritti queer
  • “promuovere” l’uguaglianza di genere e orientamento sessuale sui social

Le pene previste partono da almeno cinque anni di carcere. Per molti attivisti e creatori di contenuti, la rete è finora stata uno spazio di sopravvivenza e connessione, riferisce Context news. Giselle, 21 anni, donna trans con oltre 375.000 follower su TikTok, racconta di aver trovato online sia un reddito sia una comunità. Ora, la sua visibilità potrebbe condurla in prigione. Come lei, altri hanno costruito gruppi WhatsApp, pagine Facebook e canali YouTube per offrire cure HIV, supporto psicologico e informazioni sicure a chi subisce violenze o discriminazioni.

Figure pubbliche come la cantante trans Angel Maxine – costretta a fuggire in Germania – hanno usato la musica per ribaltare la narrazione omofoba che definisce l’omosessualità “non africana”. Ma con la nuova legge, anche un brano condiviso durante il Pride potrebbe essere considerato “propaganda”.

Il provvedimento nasce in un contesto sociale fortemente ostile: secondo Afrobarometer, oltre l’80% dei ghanesi non vorrebbe un vicino di casa omosessuale. Negli ultimi anni, Gay.it ha già raccontato episodi di violenze e arresti di attivisti in Ghana. La nuova norma aprirebbe anche a responsabilità penali per le piattaforme social stesse, con possibili richieste governative di rimozione dei contenuti o consegna dei dati degli utenti, allineando il Ghana alle recenti leggi anti-lgbt in Uganda e alla stretta russa sulla “propaganda gay”. Per le ONG, il rischio è la paralisi: anche un semplice messaggio di incoraggiamento potrebbe essere usato come prova d’accusa.

Nonostante la minaccia, Giselle dice di non voler smettere di raccontare la propria vita:

“Non cambierò chi sono o ciò in cui credo. L’unica cosa che potrebbe cambiare… è il Paese”

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